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Documento di Legacoop e Confcoop sul turismo

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Il turismo rappresenta – per quanto ancora non sufficientemente sfruttato e valorizzato – una delle risorse più rilevanti alle quali il nostro territorio provinciale può attingere per la produzione di reddito e occupazione.
Come tutte le aree interne del territorio emiliano-romagnolo, è evidente che anche la nostra provincia risente di un approccio spontaneo decisamente modesto da parte di fruitori dell’ambiente, dell’arte, della storia, delle tradizioni, dell’enogastronomia locali.
La distanza dalle coste (sia quella adriatica che quella tirrenica) genera oltretutto un modesto indotto derivante dal turismo tradizionalmente inteso, mentre anche il turismo d’affari appare più governato – in entità comunque sempre piuttosto modeste - dalle aziende impegnate nella produzione di beni e servizi diversi da quelli ricettivi, culturali, ricreativi che non da quelle specificatamente vocate a queste attività. Esiste, in sostanza, una sorta di “fai da te” che mette in moto il libero arbitrio di soggetti impreparati ad una attività che valorizzi al meglio le risorse locali che possono generare attrazione stabile.
Il tutto, dunque, in massima parte si riduce ad un occasionale servizio integrativo – e non sempre gestito al meglio - rispetto al vero business delle aziende locali piuttosto che, come dovrebbe essere, attività imprenditoriale che va a reddito, è produttiva di per sé e genera forte valore aggiunto nei riguardi di clienti e uomini d’affari e, forse più di altre, attiva indotto su diversi comparti.

Tutto questo rende evidente la necessità di un nuovo piano di sviluppo che possa meglio focalizzare e far leva sull’identità del territorio reggiano e quindi accelerare la produzione di iniziative e attività finalizzate all’incoming turistico.

La grande e lunga sperimentazione che ha visto operatori pubblici e privati (singolarmente o entro circuiti specializzati, per territorio o offerta) impegnati su nuove iniziative turistiche deve essere ripercorsa e riletta per fotografare compiutamente la situazione attuale e valorizzare quei processi che più efficacemente si pongono entro prospettive di sviluppo condivise.

A tal fine è metodologicamente inderogabile la necessità di lavorare con gli operatori, valutando e rivalutando le competenze e le esperienze molteplici, importanti e diffuse che Reggio presenta; tutto questo in un’ottica di ricostruzione condivisa di visioni e strategie, di risorse e criticità.
Oggi nel turismo, come in ogni comparto, non può esservi attività, produttività e sviluppo senza gli operatori privati. Al di là di qualunque valutazione sul ruolo più o meno accentuato del pubblico, su cui in altri settori si può anche discutere, nel turismo qualunque politica che non tenesse conto della presenza e delle capacità degli operatori privati sarebbe sterile.

In tal senso è apprezzata la logica degli “stati generali” per il turismo locale come processo di ricomposizione e rilancio di comuni visioni e azioni partecipate, ed è condiviso e atteso il ruolo di governo complessivo del processo che la Provincia intende assumere.
Dovremmo però segnalare perplessità e critiche forti ove gli stati generali non consentissero una partecipazione ampia e dialettica di tutte le esperienze utili, o se queste fossero solo strumentali a soluzioni istituzionali preordinate che renderebbero impossibile un reale dibattito approfondito e fortemente partecipato.
Allo stesso modo sarebbe preoccupante un percorso non preventivamente concordato con tutte le istituzioni del governo locale naturalmente interessate a questo progetto, con particolare riferimento al Comune capoluogo, alla Comunità Montana, ai comuni del Po, ai comuni dell’area matildica e quindi a tutte le istituzioni capaci di una propria programmazione che va ad integrarsi in tema di turismo.
Dobbiamo infatti consentire alle imprese una quadro articolato ma integrato delle politiche per il turismo evitando conflittualità o concorrenze istituzionali che minaccino la certezza degli investimenti e delle attese dei privati.

E non si tratta solamente di una buona prassi di concertazione. Non va dimenticata, infatti, a questo proposito, la particolare struttura della nostra provincia che, presentandosi come mosaico di risorse ed emergenze particolari sulle quali si sono costruite istituzioni particolari di programmazione di obiettivi e pianificazione di risorse, presenta come particolarmente incombente questa minaccia.

D’altro canto è evidente che Reggio Emilia deve giocare sui mercati una propria immagine unitaria legata alle caratteristiche diffuse dell’enogastronomia, della ruralità e del turismo di affari (cioè dei distretti manifatturieri) e può diventare “prodotto turistico” attraente solo mettendo a sistema le risorse particolari entro una modalità integrata di promozione e composizione dell’offerta. Parole chiave che dovrebbero emergere a questo proposito sono modularità e flessibilità delle proposte e delle opportunità nella omogeneità dell’immagine territoriale.
Reggio Emilia è tale infatti perché somma risorse diverse e di grande valored: il Po, Canossa, Bismantova, il Parco Nazionale, il Parmigiano Reggiano, l’aceto….e quant’altro

Occorre quindi che la Provincia metta a punto un progetto per la promozione dell’offerta turistica di Reggio Emilia concepito come momento e strumento di valorizzazione e messa a sistema di identità diverse, ed è prioritario scegliere queste identità per orientare al loro sviluppo gli strumenti che saranno poi progettati di concerto con le autonomie su cui insistono.

Un’ipotesi potrebbe costruirsi attorno ai percorsi individuabili se riconosciamo le porte di accesso a Reggio (ad esempio la Città, il Po, il Parco nazionale) e i distretti del turismo che da qui sono raggiungibili (la montagna dei caseifici e dell’enograstronomia, la collina di Canossa e del turismo verde, la città della storia e della religione, la bassa del Po e dell’arte,…). Questi stessi distretti sono poi punti di arrivo rispetto ad altri distretti esterni (la montagna da Garfagnana e Cinque Terre, la bassa da Mantova, Canossa da Parma,…).
Consideriamo quindi che Reggio intera può necessitare di alleanze sovraprovinciali quale volano di attrattività con la Romagna, le Cinque terre, il circuito dei castelli di Parma…

Va quindi promossa e sostenuta la capacità di questi distretti di caratterizzare e orientare la propria identità perché trovi negli strumenti provinciali momenti di accelerazione e opportunità e non omogeneizzazione e dispersione.

Vogliamo poi sottolineare alcuni connotati o alcune esigenze peculiari della struttura dell’offerta presente a Reggio che vanno sottolineati:
- il ruolo dei club di prodotto e delle strade dei vini, esperienze che si stanno ripensando in relazione a certe difficoltà ma comunque molto positive perché hanno visto un ruolo attivo degli imprenditori, che va senz’altro valorizzato.
- il tema dell’ospitalità rurale che va reidentificata e rivalorizzata per poterne riconoscere le tipologie (turismo rurale, agriturismo, bed & breakfast, fattoria didattica,…), per potenziare al meglio la cultura ed i luoghi della ruralità tradizionale, per vocare all’ospitalità porzioni più significative di territorio in modo sostenibile, per cogliere target più significativi di consumatori.
- il tema del turismo di comunità che porta alla luce con forza innovativa e compatibile una nuova opportunità di sviluppo per aree marginali
- il tema di una promozione territoriale convincente in termini professionali sia con riguardo al sistema di promozione sia con riguardo alle competenze spendibili ai vari livelli necessari per un sistema efficace di incoming territoriale. A tale proposito è rilevante la considerazione relativa al tipo di risorse che la nostra provincia presenta: insieme a quelle già richiamate ed afferenti l’ambiente, la storia, l’enogastronomia, ecc., è infatti probabilmente decisivo, per un’azione efficace che rilanci l’attrattività del nostro territorio, tener conto delle risorse rappresentate da grandi iniziative culturali quali Restate, Mundus, le mostre di Palazzo Magnani, le iniziative dei Musei Civici, che insieme (e quindi coordinate) possono dar forza ad una efficace azione di incoming turistico che punti sul nostro territorio come luogo di cultura, di eventi, di circuiti teatrali; un territorio, in sostanza, vivo nella sua attualità, nelle relazioni che propone e genera.
- una migliore concertazione sulle politiche formative relative all’incoming turistico, che porti ad una efficace programmazione degli interventi superando sovrapposizioni e azioni poco utili per una reale crescita professionale.
- la qualificazione della recettività, oggi scarsamente efficiente e qualificata e in alcune aree insufficiente. Malgrado la passione e gli investimenti di tanti operatori, oggi è necessaria una forte azione di qualificazione del loro lavoro e una non meno necessario lavoro finalizzato a creare, in essi, la consapevolezza che la loro attività deve e può far leva su tutte le risorse che il territorio presenta, superando una limitativa situazione in base alla quale in montagna si lavori in modo pressochè esclusivo in relazione all’ambiente (con forti limiti di stagionalità) e in città e nella bassa ci si orienti quasi esclusivamente al turismo d’affari.
- la gestione delle prenotazioni, con uno stretto rapporto con gli operatori che consenta di comprendere ed agire su alcuni elementi essenziali: quali sono le loro disponibilità; quali i servizi garantiti; quali le prospettive e le attese; quali gli investimenti correlati a questi obiettivi. E’ in tal modo che si può costruire una relazione stretta tra eventi (o meglio, un calendario di eventi) e servizi ricettivi, colmando anche i vuoti che lasciano sia il turismo legato alle risorse ambientali che quello legato agli affari.

Conclusivamente, proponiamo di rilanciare gli stati generali con una conferenza provinciale per il turismo che non presenti semplicemente le scelte della pubblica amministrazione ma attivi invece un più ampio processo di consultazione metodologicamente efficace e istituzionalmente condiviso.
In questa prospettiva, riteniamo fondamentale il tener conto di due rilevanti aspetti: da una parte il coordinamento necessario tra le politiche turistiche regionali e quelle provinciali affinchè la valorizzazione delle identità e dei patrimoni richiamati non sia tema che attiene al solo impegno dell’Amministrazione provinciale; dall’altra l’esigenza che la Provincia si concentri sui suoi compiti istituzionali di programmazione, di incentivazione alla messa in rete delle risorse e delle esperienze presenti e infine sostenga e vigili sulle azioni di marketing e sulle iniziative di incoming turistico la cui gestione sia però affidata a strumenti esistenti, affinabili o da crearsi con il coinvolgimento dei privati, sfruttando al meglio le esperienze e le competenze più mature riscontrabili nel territorio.

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