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Busana / “Perché dal PSC è scomparso il tracciato della fondovalle Secchia?”

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Non è piacevole apparire come colui che è sempre contro chi amministra il Comune di Busana. Entro fine mese l’Unione dei comuni procederà all'approvazione del Psc con un atto che stabilirà regole comuni in materia di pianificazione urbanistica per gli anni a venire.

Dubbia appare la procedura assunta, che prevede che prioritariamente tutti i consigli comunali di tutti i comuni associati deliberino l’autorizzazione a stipulare un accordo territoriale. Ma di ciò ne risponderà chi e stato eletto per governare il Comune di Busana.

Ma è nel merito che le cose non tornano, perché si cancella, cassandola, ogni previsione di viabilità di fondovalle lungo il fiume Secchia. Il tracciato, pur con tutte le cautele, è presente nell’attuale piano regolatore e il perché deve essere cassato andrebbe dimostrato nelle sue ragioni.

Viene altresì inserito il tracciato della nuova viabilità della s.s. 63 che passa sotto il paese di Nismozza in una zona caratterizzata dalle medesime caratteristiche geologiche (gessi triassici) che i grandi esperti della pianificazione territoriale, mai neutrali al potere nelle nostra provincia, invocano per dire no alla prosecuzione della Gatta-Pianello.

Ma c’e di più. Non esiste nessuna previsione circa i collegamenti viari tra il comune di Castelnovo ne' Monti e Busana/Ligonchio.

Peccato che gli amministratori locali non sappiano spiegare a chi di pianificazione urbanistica ne sa, che la viabilità in montagna è un'emergenza e che come tutte le emergenze non possono trovare soluzione tra 25 anni, se va bene.

Solo se gli amministratori sapranno cambiare le scelte fatte il PSC potrà trovare il giusto consenso, ma temo che ancora una volta si continueranno a compiere scelte contro la montagna e contro i montanari. Invito tutti gli amministratori di maggioranza e di opposizione a dire no al PSC dei comuni dell’Unione.

(Marino Friggeri, consigliere comunale a Busana)

1 COMMENT

  1. Che strano.. !?
    Davvero strana questa cancellazione di un tracciato di strada di pubblica utilità su cui è in corso un dibattito democratico e partecipato degli abitanti della montagna (dicasi collettività). Urge secondo me verificare che la storica traccia, ed ipotetica strada, non disturbi o passi vicino a proprietà di soggetti appartenenti alla “casta”. In questo caso ci si spiegherebbe facilmente tutto, non si possono certo deprezzare gli investimenti immobiliari di privati illustri! Magari si possono anche addurre motivazioni di “quiete di pubblica utilità” o chiamare a raccolta i “verdi” della città sempre lesti per una “guerra santa” contro ‘sti bifolchi montanari che osano chiedere strade dritte e di fondovalle!

    (D.F.)