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Natale al market

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EMINENZA,

mio figlio è innamorato dei centri commerciali. Ha sette anni e dice che è più bello che andare all’oratorio. Ci sono tanti giochi ed anche la pizzeria. E’ rimasto male quando gli ho detto che si può andare ogni domenica ma il giorno di Natale no, è chiuso. Non ci crede! I suoi amici gli hanno confermato che ci sono anche a Natale.

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CARA MAMMA,

che grande confusione stiamo creando nella mente e nel cuore dei nostri figli! Il centro commerciale è diventato per loro e per tante famiglie il luogo di ritrovo, dove passare il tempo libero il sabato e la domenica! Non mi pare un segno di vitalità, dove i bambini possano esprimersi nel gioco “libero” come quando giocavamo noi nei cortili di casa nostra o nei campi in mezzo al verde o all’oratorio. Ricordo le scampagnate con gli amici, a piedi o in bicicletta: la gente era contenta di vederci passare, spesso cantando canzoni popolari in italiano o in milanese, per dare ritmo comune al nostro andare.

Non avevamo centri commerciali e non eravamo ingabbiati dal mercato con le sue leggi a volte “inquietanti” per la libertà delle persone: la domenica era domenica, giorno di riposo ma anche della comunità, che si ritrovava in chiesa, nella messa festiva, in famiglia, a tavola, uno dei momenti preziosi per dialogare tra genitori e figli.

Oggi, come pastore d’anime, non posso non essere perplesso di fronte a queste nuove “cattedrali”, che accolgono e seducono le famiglie, che non vivono più la domenica come “giorno del Signore”, giorno della gratuità e del dono, giorno per stare con i propri familiari, possibile e doveroso almeno fino a che i figli non hanno raggiunto la loro indipendenza e maturità.

E’ ridicolo, come scrive un giornale milanese, che i “vescovi lombardi” viaggino a sinistra, perché richiamano a dare senso al tempo libero festivo, favorendo i rapporti personali, intensi, solidi, stabili, che sono alla base della salute fisica, mentale, affettiva di gni persona! Salvare la domenica è salvare la persona, salvare libertà dalle cose per dare spazio agli affetti, gli spazi a Dio, che “il settimo giorno” inventò il riposo.

Suo figlio non capisce la chiusura natalizia! Ma gliel’ha spiegato, lei o suo marito, che cos’è il Natale? Se permette, le dò un suggerimento: non è uno spot pubblicitario il mio, ma un aiuto che ho cercato di mettere a disposizione delle famiglie e dei ragazzi in Diocesi. E’ una lettera di Natale, dal titolo “Angeli in famiglia”. Si legge in fretta, sono poche pagine, dove mi sono messo idealmente a sedere con ragazzini, “in ciabatte”, rispondendo alle loro domande sul perchè Gesù è nato in una stalla, perché a Natale si fanno regali, perché Erode voleva uccidere Gesù Bambino e perché gli angeli non vengono anche oggi.

Si metta anche lei “in ciabatte”, con suo marito a fianco, e raccontategli, con il linguaggio del cuore, cos’è per voi il Natale, ascoltate le sue domande, rispolverando il vostro Natale da piccoli, in famiglia. Forse il “piccolo eroe” non vi chiederà più di passare il Natale in un centro commerciale, ma in Chiesa, alla Messa o in un giro dei presepi della città o del paese, per contemplare in quanti modi viene raccontato in immagini, statue e luci, l’Avvenimento che cambiato la storia dell’umanità.

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L'autore precisa: "A onore del vero, per correttezza, il documento non era firmato dai vescovi lombardi, ma dagli uffici diocesani di pastorale del lavoro, che li rappresentano".

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