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La festa di S. Giovanni Bosco / Educazione, passaggio di testimone dai genitori ai maestri

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Un tempo erano i genitori che formavano l’educazione dei figli, oggi sono tanti i maestri che educano o diseducano le giovani generazioni. Può capitare che gli stessi figli pretendano di saperne di più dei genitori. Sono molti quelli che non riconoscono le loro fatiche, che non stimano o apprezzano il loro impegno, che non ringraziano mai, pretendendo sempre più danaro, libertà, divertimento…

Ed allora i genitori tacciono disorientati, smarriti, non sanno più a che santo votarsi, come comportarsi, cosa fare, quale linguaggio usare. L’unico modo rimasto loro per andare d’accordo, per evitare discussioni e tensioni in casa, sembra il silenzio: nessuno parla delle cose che importano né affronta gli argomenti che danno senso e sapore alla vita.

Si coglie in tanti adulti che vivono con i giovani, non solo genitori ma anche insegnanti ed educatori, una sorta di stanchezza, che alimenta il pessimismo e lo scetticismo: si cerca di sopravvivere, nella speranza che i ragazzi e le ragazze escano presto da casa o dalla scuola. Ma non è questa la speranza che costruisce futuro, ci direbbe il santo dei giovani, don Bosco, di cui nel mondo si celebra la festa oggi, sabato 31 gennaio. La sua è una speranza che si consolida sui rapporti di fiducia, sulle relazioni sincere, che si è in grado di costruire con loro.

La stagione educativa che stiamo vivendo appare grave, severa, minacciosa ma sarà possibile illuminare la notte, ritrovando la passione dell’educare, che è passione d’amore, passione per l’uomo che da “piccolo” deve crescere. I ragazzi e le ragazze, più che una overdose di parole, da noi si aspettano testimonianze credibili ed amabili sul come vivere la vita.

Don Bosco al ministro degli Interni, Urbano Rattazzi, che gli chiedeva quale fosse la forza del suo sistema educativo, rispondeva: “Eccellenza, la forza che noi abbiamo è una forza morale; a differenza dello Stato il quale non sa che comandare e punire, noi parliamo al cuore di ogni ragazzo”.

Amare i ragazzi significa preoccuparsi del loro futuro, prendendoseli a cuore sul serio,valorizzando tutte le cose belle, che sono in loro ed hanno bisogno di essere dissotterrate. E’ la sfida dell’educare che don Bosco rilancia a tutti gli adulti, chiamati a stare con i giovani anche se apparentemente sembra di essere da loro snobbati. Non dobbiamo temere di “gridare nel deserto”, nella speranza che un giorno “il deserto si metterà a parlare come un bosco”. Occorre che gli adulti si trasformino in “eroici cavalieri”, ritrovando la voglia di educare, smentendo simpaticamente Francesco Guccini che nella canzone dedicata a don Chisciotte, afferma che di “eroici cavalieri” non si ha più notizia!

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