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“Ho sognato tante scarpe… “

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Ho sognato tante scarpe! Mucchi di scarpe! Solo la sinistra o solo la destra! Erano le scarpe di chi sul suo terreno si è imbattuto con le mine antipersona! Domenica scorsa non erano un sogno! Me le hanno portate all’altare, gli amici della Cooperativa “La goccia” di Senago: 18 giovani in partenza per vacanze di volontariato in Kenia e in Sudan! Il commento, che accompagnava il corteo, era molto duro ma molto vero: “Chi l’ha detto che un trattato di pace pone fine alla guerra?. L’atomica continua ancora ad uccidere, le bombe al napalm rendono incoltivabili terreni un tempo fertili, le mine antipersona continuano a menomare anche quando la guerra è formalmente finita. La guerra è il frutto sbagliato della stupidità umana, parto dell’idiozia e della pazzia! Quando l’uomo smetterà di sbagliare?”.

Ho sognato altre scarpe! Altri mucchi di scarpe! Non in un negozio ma nelle scuole italiane: tutte della stessa misura, molto belle, eleganti, pelle liscia, destra e sinistra insieme, non sono quelle della Cambogia o dell’Afghanistan, dove spesso ne basta una o neppure quella! Chi entra in queste scuole deve indossare le scarpe in dotazione, scelte dal preside, pardon, dal dirigente scolastico, uguali per tutti, stesso numero, stesso tipo, il migliore! A un buon gruppo vanno bene, per altri sono troppo larghe o troppo strette, troppo lunghe o troppo corte! Solo i primi possono entrare, gli altri no, devono essere fermati fino a che i loro piedi non si sono adattati alle scarpe di misura “nazionale”: o si allungano o si accorciano, o si allargano o si restringono.

Il sogno è diventato un incubo, leggendo sui giornali che hanno ricominciato a bocciare: pochi nelle elementari; di più nelle medie; un macello nelle superiori! Per loro, nella scuola, non esistono scarpe su misura! Dove andranno a finire gli ultimi della classe, quelli che sono capitati per caso in una famiglia difficile, dove sono sopportati, sentiti come peso e limite alla libertà, di cui i genitori hanno diritto! Se parli con loro non hanno mai tempo per seguirli nella scuola, per educarli, immersi come sono nei loro problemi: d’immigrazione, spesso clandestina; di mancanza di lavoro, anche per colpa loro; di droga o di vita al limite. Parecchi di questi ragazzi sono senza colpe: i limiti culturali e le gravi carenze di formazione sono dovute a una vita vissuta in ambienti poveri, in famiglie che non danno alcuna importanza alla cultura.

Per loro le scarpe dovranno essere confezionate su misura, forse nei migliori calzaturifici: è più arduo insegnare nelle scuole di periferia che in quelle selezionate per i “migliori” o dove le famiglie iscrivono i figli perché sanno che lì non ci sono stranieri, non si fanno scioperi, i professori non sono precari. Sono problemi seri! Qualcuno ci pensa, non dico a risolverli, almeno a prevenirli o a “contenerli”? Dove andranno a finire allora gli “ultimi della classe”?

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