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Novità in diocesi / Forme comunitarie di ministero pastorale

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San Giuseppe: paradigma della figura del sacerdote del terzo millennio. Su questo tema il vescovo Adriano ha incentrato questa mattina nel Tempio della B.V. della Ghiara l’omelia della solenne concelebrazione per la festa della Natività di Maria, Messa che segna l’avvio del nuovo anno pastorale intitolato “Comunicare la fede: verso nuove relazioni ecclesiali”. Nella basilica tantissimi erano i fedeli. Introducendo la liturgia mons. Caprioli ha affermato: “Come era solito ricordare l’ideatore della Giareda — giunta quest’anno alla 30ª edizione — l’indimenticabile commendator Camillo Rossi: questi sono i giorni della ripresa a pieno ritmo dei vari ambiti della vita della città. Tanti in questi giorni sono entrati in basilica, non solo per visitare gli altari fioriti o le opere d’arte esposte, ma per rivolgere una preghiera, affidare un’intenzione alla Vergine della Ghiara, da generazioni invocata “Regina di Reggio”.

Ai lati dell’altare i gonfaloni di Comune e Provincia scortati da vigili urbani e provinciali, carabinieri, poliziotti e vigili del fuoco. Come è tradizione alla liturgia hanno partecipato con il sindaco Graziano Delrio le autorità civili e militari, tra cui il neoprefetto Antonella De Miro, che proprio “immergendosi” nella Giarèda ha incontrato i reggiani.

Tre i tratti, ha affermato mons. Caprioli, che devono contrassegnare il presbitero: colui che ricco interiormente risponde alla chiamata divina; che è mandato a compiere una missione; che esercita la fraternità sacerdotale. San Giuseppe, come la Vergine, è stato soggetto di una chiamata divina a cui ha corrisposto con l’obbedienza; insieme a Maria ha avuto il dono e il compito di credere per primo alla novità del Vangelo; ha esercitato il senso di responsabilità paterna nei riguardi di Gesù e ha dato testimonianza nel quotidiano di una vita laboriosa e solidale.

Settembre è per tradizione il mese in cui il vescovo procede alla nomina e al trasferimento dei parroci e degli altri sacerdoti collaboratori, decisioni spesso difficili e complesse in quanto tra presbiteri e comunità si instaurano profondi legami.

“Come vescovi si è per mandato, così anche i presbiteri diocesani non si scelgono la comunità dove andare, ma si è dei mandati. Più di una volta ho potuto constatare – ha rilevato mons. Caprioli – in alcuni parroci la disponibilità ad andare altrove, per le necessità della diocesi, per il bene della comunità da lasciare in mano a risorse nuove, per rigenerarsi essi stessi nel ministero pastorale in forme diverse”.

Calo delle vocazione sacerdotali, innalzamento dell’età media del clero, ben 103 sacerdoti defunti dal suo ingresso in diocesi: su questi dati mons. Caprioli si è soffermato nell’omelia. Il vescovo Adriano ha poi anticipato che una novità dei prossimi mandati che affiderà a diversi presbiteri sarà quella di avviare, sperimentare e anche consolidare forme comunitarie di ministero pastorale, cioè “comunità ministeriali” dove più preti si mettono a servizio di più parrocchie per un più adeguato servizio alla crescita nella fede di tutti.