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La figura di Mark Edelman

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Riceviamo e pubblichiamo.

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Nel silenzio assordante che contraddistingue i mezzi di informazione del nostro Paese poco o nulla è stato detto o scritto della scomparsa di Mark Edelman, ormai novantenne, alcuni giorni fa a Cracovia. Era uscito vivo da un tombino di una strada di Varsavia insieme a uno sparuto gruppetto di resistenti, il 10 maggio 1943, dopo aver guidato assieme Mordecai Aneielewic, morto suicida pur di non arrendersi alcuni giorni prima, la resistenza armata contro la liquidazione totale del ghetto voluta dai tedeschi.

Anche gli ebrei sparano, aveva riferito non senza nascondere la propria sorpresa il comandate tedesco a Himmler, l'ideatore e organizzatore della soluzione finale. Edelman con i pochi sopravissuti, rispetto ai quattrocentomila ebrei che abitavano il ghetto solo l'anno prima, partecipò poi alla insurrezione di Varsavia del '44. Rimasto in Polonia, diventò uno straordinario cardiologo, scrisse svariati libri sulla Resistenza e sull'Olocausto, si oppose al regime comunista, finì in prigione varie volte, divenne uno dei piu ascoltati consiglieri di Solidarnosc e artefice della transizione non violenta dal socialismo reale alla democrazia.

Deputato della Dieta, rimase fino alla fine uomo del dialogo schivo a qualsiasi onorificenza. Nel cinquantenario della della insurrezione del ghetto, mentre Elmut Kohl visitava Varsavia, vide e chiese chi fosse quell'uomo in piedi su una sedia che parlava intensamente a una piccola folla muta e attenta, in disparte dalle celebrazioni. Era Mark Edelman.

(Paolo Ruffini)

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