Storia locale / La Madonna dello “snever”

Nella primavera del 1886 un avvenimento mise a rumore Castelnovo ne’ Monti: nei pressi di una borgata distante pochi chilometri dal capoluogo, Burano, si verificava un fatto che veniva ricollegato presuntivamente ad un’apparizione mariana. Una vicenda che aveva portato a ripercussioni notevoli a livello di autorità civili. Il brano che segue è basato su documenti d’archivio.

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Verso la metà di maggio del 1886 si verifica l’episodio della presunta apparizione, ad una ragazzina del posto, della cosiddetta “Madonna dello snever”, in località Pianello (o Pianellina) di Burano, che tanto mise in agitazione le istituzioni, sempre timorose di rigurgiti duchisti. Ma ecco – leggendo il documento autografo (non firmato, ma certamente del sindaco castelnovese Ciro Bellini) – come viene descritto per la prima volta il fatto nel rapporto spedito alla prefettura di Reggio in data 16 giugno: «La giovinetta Bagnoli Adele di Angelo, di anni 12, domiciliata in Cagnola, trovavasi in compagnia dell’altra di lei coetanea Giovanelli Emma di Fortunato a pascolare del bestiame in un bosco nelle adjacenze di Burano, quando ad un tratto si mette a dire alla compagna di vedere una madonna sotto una pianta di ginepro (in dialetto locale snever, ndr), ed anche dopo di essersi restituita in famiglia racconta alla stessa, ed agli abitanti della Borgata (…) l’apparizione che ha avuto nel bosco suindicato, aggiungendo anche di avere interrogata quella madonna sul di lei nome, e sul tempo che trovasi in quel luogo, e di avere avuto in risposta chiamarsi Maria Concetta (Concetta: Concezione?, ndr), e di esserci sempre stata in quel posto.

La voce sparsasi da un casolare all’altro e da una parrocchia all’altra, sul principio si ritenne il risultato di qualche allucinazione e posto dalla esaltata fantasia di quell’inesperta fanciulla, ora come accade in simili circostanze la voce si sparge e si effonde, e trova nel popolo ingenuo facile ascolto, dimodochè attualmente il luogo dell’apparizione attrae concorso considerevole di credenti che vengono a prostrarsi davanti quel misterioso cespuglio ad intonare canti e preci alla vergine che si sottrae a tutti gli sguardi che rimangono fissi al ginepro, che trovasi circondato di fiori, ed oggetto di sacra venerazione, fino al punto che molti di quei credenti sono lieti di prendere qualche ramoscello di quella pianta benedetta, che conservano quale potente talismano per ottenere la grazia della Regina del Cielo. Nella lusinga che un tale spettacolo dovesse cessare mi astenni dal darne partecipazione alla S.V. ma deluso nella mia aspettativa, e minacciando la cosa di continuare, con aumento di concorrenza di fedeli mi fò il dovere di segnalare altrettanto alla S.V. Illustrissima per quei provvedimenti che ravviserà del caso». Giunge a stretto giro la risposta del prefetto: «In ordine alla supposta apparizione della Madonna alla giovanetta Adele Bagnoli di codesto Comune, prego la S.V. a volere fare indagini, e riferirmi, se siasi taluna che tenti abusare della superstiziosa credenza, per fini meno che retti, disponendo altresì, da parte sua, per la tutela dell’ordine pubblico».

A rinforzare il concetto il giorno 22 dalla prefettura parte un’altra lettera dove si parla dell’«affluenza di fanatici» e in cui si raccomanda al sindaco, se del caso, di fare ricorso ai Carabinieri «ad impedire qualsiasi disordine o perturbazione». Cinque giorni dopo i Carabinieri Reali stendono un verbale di denuncia «per questua illecita» a carico di Fortunato Giovanelli e della moglie Maria Parisoli e del parroco di Cagnola, don Ignazio Zanni. Recatisi sul posto in compagnia del sindaco e dell’Ispettore di pubblica sicurezza della Provincia, Mario Celanti, «allo scopo di constatare come procedesse la cosa e se veramente si esercitasse colà un acatonaggio od una questua che rispondesse ad una violazione della Legge Penale (…), risultò luminosamente che si raccoglievano offerte a piè di quel ginepro, ormai ridotto a piccola cosa per essere stato dai fanatici mutilato ad oggetto di Benedizione, sia in denaro che in oggetti». Essi trovarono «persone fanatizzate che veneravano questa pianta di ginepro (…) e una quantità di donne che pregavano in silenzio. (…) Rimasto pertanto abbandonato al suolo il denaro raccolto che ammontava a L. 3,77 insieme ad alcune corone e medaglie di nessun valore venne il tutto da noi sequestrato». Intanto la corrispondenza tra le istituzioni si infittisce. Scrive il pretore al sindaco il 2 luglio: «Mi rivolgo alla di lei probità per sapere se nei fatti relativi alla supposta apparizione della Madonna possa riscontrarsi qualche reato e quale, e chi ne siano gli autori e se ci sono prove e quali. Sarà cortese di risposta categorica» (le sottolineature sono nel testo originale).

E quindi: il ginepro viene abbattuto (tagliato o estirpato o bruciato: le versioni sul come non sono concordi), il padre di Adele processato per reato contro la pubblica quiete e poi allontanato ad altra sede di lavoro (ma sono presi di mira, come abbiamo visto, anche i coniugi Giovanelli e il parroco locale) e la ragazzina accompagnata al S. Lazzaro a Reggio, senza la scorta di alcun certificato medico (ma comunque legalmente), “in osservazione”. Da qui peraltro uscirà dopo un paio di mesi senza riscontri di patologie, se non una generica e – chissà – forse un po’ “cercata e diagnosticata” isteria. Studierà, diventerà insegnante e, nubile, si spegnerà a Castelnovo il 15 luglio 1920, a 46 anni.

In seguito, delle presunte apparizioni (almeno due; e la Madonna veniva descritta come «giovane dalla candida veste e dai biondi capelli») si è parlato ben poco. Ma il modo di dire “Bella come la Madonna dello ’snever’”, rivolto dai ragazzi alle ragazze, è rimasto in voga dalle nostre parti ancora fino circa agli anni del secondo conflitto mondiale; anche se probabilmente si era persa traccia nella memoria del come e del perché di tale espressione. In effetti, l’imperativo, fin dai primi momenti, era stato di troncare, cessare, allontanare, sradicare, frenare, estirpare, tagliare, asportare. “La storia che abbiamo ricostruito è infatti soprattutto una storia di cancellazioni: cancellazione di un episodio, cancellazione di una memoria storica e forse anche di una fantasia popolare negata”, dicono due ricercatrici argentine che si sono occupate del caso.

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