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I vizi capitali

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E’ una forma di dipendenza! Se entro in una libreria esco sempre con qualche libro acquistato, con o senza sconto. L'ultimo è stato il “Fascino del male” di G. Cucci. Aveva un sottotitolo che rimandava all’età della mia adolescenza: “I vizi capitali”. Li avevo imparati a memoria all'oratorio: superbia, invidia, ira, avarizia, gola, lussuria, accidia. Da ragazzo mi spiegavano i primi cinque mentre sorvolavano sugli ultimi due, lussuria e accidia: sembravano vizi capitali riservati ai grandi.

Un sondaggio della Bbc ha rivelato che la maggior parte della popolazione britannica non credeva che i sette vizi capitali avessero rilevanza sulla loro vita e pensava che dovessero essere aggiornati, sostituiti con un nuovo elenco, che cogliesse l'essenza della moralità moderna. Hanno stilato una classifica in cima alla quale gli intervistati avevano messo la crudeltà, seguita dall'adulterio, dal fanatismo, dalla disonestà, dall'ipocrisia e dall'egoismo.

Hanno cambiato l'etichetta ma la sostanza rimane sempre quella: il male ha radici profonde, che vanno combattute, estirpate come erbe cattive. I vizi capitali sono parte della nostra natura umana, sono all'origine dei nostri fallimenti, di tante tensioni e divisioni, di tante violenze e morti assurde. Invadono e permeano il mondo della politica, dell'economia, del commercio, della finanza, del lavoro, innestano fenomeni sociali pericolosi: la lussuria genera la pornografia, la prostituzione, la pedofilia, la tratta delle donne, il turismo sessuale; dall'accidia proviene l'indifferenza ai problemi e alle sofferenze degli altri; l'ira semina ferite e morti, tanti fenomeni di violenza che turbano il cuore delle famiglie e delle comunità...

Essi sono legati anche ad una serie di problemi personali, di cui si occupa la psicologia e la psichiatria come la bassa stima di sé, lo stress, le depressioni e il suicidio. Non sono “vizi” creati dalle religioni, sono dell'uomo, che nella sua ricerca di felicità, di libertà, va oltre i limiti, “i paletti” posti dalla ragione. Sono una cosa maledettamente seria, che non possiamo banalizzare o trascurare. Una riflessione è opportuna e investe il campo dell'educazione e della formazione umana, alla quale un buon contributo può essere dato dalla religione.

Esiste una letteratura su questo tema, che vale la pena recuperare per dare senso all’agire umano. Non è una visione pessimistica dell’uomo ma un gesto di fiducia nella sua capacità di essere libero, per nulla in balia di istinti o di passioni, che non sia in grado di dominare. Non sembri strano ma gli stessi vizi possono essere trasformati in virtù, in valori positivi.

Capisco: non è una riflessione da periodo di vacanze, neppure un libro - quello di Gucci - da leggere in spiaggia, ma il tema potrebbe suggerire un buon dibattito per chi vive le vacanze alimentando lo spirito e non solo il corpo.

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1 commento


  1. Hai ragione, don, la lotta contro il male, contro il peccato è una lotta quotidiana sempre attuale. Quante volte ho perso, ma tutte le volte che vinco, che resisto, sento dentro di me una gioia mai provata prima.

    (Gianluca Ghesini)

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