L’ANSIA: nemica o amica?

"Nella nostra vita, la sofferenza non è creata da cause esterne, ma da eventi interiori come il sorgere delle emozioni perturbatrici. Quindi il miglior antidoto contro la sofferenza è migliorare la nostra capacità di gestire queste emozioni." (Tendzin Gyatso, XIV Dalai Lama)

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Mai come oggi, sempre più persone hanno la tendenza a percepirsi come soggetti ansiosi. Probabilmente a causa dello stress a cui ciascuno di noi è sottoposto ogni giorno, a sua volta determinato dalle sempre crescenti responsabilità, l’ansia sembra essere diventata una compagna per molti di noi. A questo ha fatto seguito un sempre maggiore aumento dell’uso dei farmaci per combatterla.

Quello che probabilmente la maggior parte delle persone non sa, è che certi livelli di ansia sono una condizione psicologica del tutto normale, e che questa emozione diviene patologica, o da affrontare clinicamente, solo quando è quantitativamente troppo elevata.

Per spiegarci meglio, potremmo definire l’ansia, quella nella norma, come una condizione di allerta che altro non fa che potenziare le capacità del soggetto di risolvere un problema o di districarsi da una situazione difficile. E’ chiaro, quindi, che un moderato livello di ansia migliora le nostre prestazioni. Viceversa, potremmo parlare di un eccessivo e quindi dannoso livello di ansia quando quest’ultima blocca la nostra capacità di azione. In questi casi, parliamo di una condizione invalidante che, insieme con le sue conseguenze somatiche, potrebbe essere classificata sulla base dei criteri diagnostici del Manuale Diagnostico Statistico dei disturbi mentali (DSM) come una vera e propria patologia.

Come distinguere quindi un’ansia normale da un attacco d’ansia patologico?

Una durata limitata nel tempo e un’intensità proporzionata alla causa della nostra ansia, ovvero alla prova che dobbiamo affrontare o al problema da risolvere, seguite, come dicevamo, da un miglioramento della nostra prestazione, sono tutti elementi che delineano un tipo di agitazione del tutto nella norma. Al contrario, una lunga durata degli episodi d’ansia e il loro continuo manifestarsi, un’intensità eccessiva e immotivata, una vera e propria impossibilità ad entrare in azione perché letteralmente “bloccati” dall’angoscia, sono evidenti segni di un’ansia patologica o comunque sub-clinica (condizione non definibile patologica ma tuttavia problematica).

Attacchi d’ansia non riconosciuti e a cui non si cerca di porre rimedio, possono a lungo andare peggiorare e rendere sempre più difficile la vita della persona che ne soffre e di chi lo circonda. I pensieri che accompagnano l’attacco possono avere conseguenze gravi sia di tipo psicosomatico (crampi allo stomaco, palpitazioni, giramenti di testa, affanno, vertigini, eccessiva sudorazione, spasmi, ecc), che di tipo sociale (impossibilità del soggetto di relazionarsi, paura, terrore, eccessiva reattività agli stimoli, irritabilità, ecc).

I casi più gravi, possono trarre giovamento dall’uso di farmaci ansiolitici, ma questo non necessariamente vale per i casi meno estremi.

Come fare quindi a gestire l’ansia senza ricorrere all’uso di psicofarmaci?

La persona ansiosa altro non fa che sopravvalutare le eventuali conseguenze negative degli eventi, al tempo stesso sottovalutando la propria capacità di gestione dei problemi. Il primo passo per gestire l’ansia è quindi imparare a rilassarsi e, per farlo, importantissima è una buona respirazione, che ossigena il cervello e ci permette di prendere il controllo dei nostri pensieri e delle nostre emozioni, recuperando la lucidità. La classica respirazione col “basso ventre”, vale a dire trattenendo brevemente l’aria inspirata col naso per poi comprimerla col diaframma come se la buttassimo verso il basso, espirando lentamente con la bocca è uno dei metodi più consigliati per risistemare le energie durante una attacco d’ansia. E’ molto utile anche la pratica sportiva costante e moderata, che permette al soggetto di scaricare le tensioni negative (stress) accumulate nel quotidiano, impedendone così la trasformazione in livelli di ansia.
A livello più propriamente psicologico, invece, riflettere su alcuni punti può esserci d’aiuto per affrontare l’ansia. Innanzitutto, quando l’angoscia per qualcosa ci assale, è bene soffermarci ad analizzare i nostri pensieri catastrofici, per capire qual è effettivamente la probabilità che questi si verifichino, se essi sono, cioè, legati alla realtà, o semplicemente frutto del nostro modo di ragionare. Questo punto è fondamentale soprattutto in considerazione del fatto che il soggetto ansiogeno tende a sfuggire, a respingere i propri pensieri, invece di razionalizzarli.

E’ importante concederci l’opportunità:
in tutto possiamo fallire, ma con la stessa percentuale di probabilità potrebbe accadere il contrario. Allo stesso modo, è necessario acquisire la consapevolezza di non poter tenere tutto sotto controllo sempre, ogni tanto possiamo rilassarci senza pensare al futuro.

Infine, teniamo sempre presente che l’ansia può essere una valida alleata ed è del tutto normale che ci sia. Se durante la preparazione di un esame (ad esempio) non fosse un po’ di agitazione utile a farci studiare di più, probabilmente non otterremmo gli stessi risultati positivi!

Pertanto calma e sangue freddo, l’ansia è una condizione naturale e essenziale che, tuttavia, va imparata nel suo esser gestita da ognuno di noi, in diversi modi e, se non si è acquisita tale capacità naturalmente durante la propria crescita/sviluppo, è sempre un buon momento per investire al meglio nella consapevolezza delle nostre emozioni e nella seguente corretta convivenza senza farsene sopraffare. Letture di buoni libri a tema stimolando la consapevolezza emozionale, e pratica costante di tecniche di rilassamento possono evitare la maggior parte degli attacchi d’ansia di cui, molte persone, si sentono impotenti..

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