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I caprioli diminuiscono?

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Riceviamo e pubblichiamo.

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Abbiamo anche noi raccolto voci e testimonianze, come afferma un rappresentante dei cacciatori in questi giorni sui giornali locali, sul calo dei caprioli nelle aree di montagna e collina della nostra provincia, ma su questo fenomeno e le sue conseguenze abbiamo un altro punto di vista ed anche altre preoccupazioni, che investono il principale comparto agricolo della nostra montagna.

Mancano a tutt’oggi dati ufficiali e quindi conferme da parte della Provincia; è quindi problematico ragionare in termini di pure e semplici testimonianze, non di meno, alcune delle voci in circolazione sollecitano una nostra presa di posizione proprio per non vedere poi mettere a rischio i nostri allevamenti bovini. Rispetto ai caprioli ritrovati morti, si parla genericamente di "dissenteria", ma il nostro timore è che sia in corso o latente la diffusione della clostridiosi.

Ciò significa per i caprioli morte per enterotossiemia causata da tossine prodotte da batteri del genere Clostridium, che sono bacilli sporigeni Gram-positivi, estremamente pericolosi. Se la loro presenza fosse confermata nei caprioli, data la produzione di spore che persistono nel terreno, se i caprioli le depositano su prati o pascoli, si potrebbe verificare la trasmissione della malattia ai bovini, che sono la principale fonte di attività per l’agricoltura della nostra montagna, in quanto materia prima per il formaggio Parmigiano-Reggiano.

Riteniamo quindi necessario che gli enti deputati ai controlli diano al più presto delle risposte sulle cause della mortalità dei caprioli. La nostra valutazione tuttavia, è che sia stato l’eccesso di pressione di questi ungulati sul territorio a causarne l’indebolimento con l’insorgere quindi di problemi sanitari all’interno della popolazione di caprioli stessi e la successiva diffusione.

Proprio per l’eccessivo numero di ungulati su un territorio incapace di reggerne l’impatto nutriamo grosse preoccupazioni sul possibile riverberarsi di una possibile clostridiosi sugli allevamenti di bovini da latte, il che costituirebbe una disgrazia per l’intera economia e l’intero territorio montano. Crediamo perciò che le operazioni di controllo e di selezione degli ungulati non debbano subire interruzioni, in modo da riportarne la popolazione entro numeri compatibili con il territorio interessato.

(Ivan Bertolini, presidente della Cia reggiana)

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