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L’adolescente: come una spugna che si imbeve dell’acqua limpida e sudicia del presente

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L’adolescente, per Marco Lodoli, brillante scrittore e insegnante di scuola media superiore, è come una spugna che si imbeve dell’acqua limpida e sudicia del presente. Vive l’oggi senza guardare molto al passato. I ricordi di persone care, ora scomparse, dei fatti della vita degli adulti, che riempiono il loro cuore di tenerezza e di nostalgia, per l’adolescente, sono cenere, passato che non ritorna, un sognare sterile, ma non si proietta neppure nel futuro, che appare precario, incerto, faticoso: meglio vivere l’oggi nel migliore dei modi.

La sua vita non è neppure nella scuola. Gli insegnanti hanno sempre più l’impressione che la viva altrove. Per molti adolescenti non ha alcun senso studiare Omero o risolvere problemi di trigonometria: imparano di più dal gruppo degli amici, in internet, fuori dalla scuola. Per altri pesa una scuola dove si parla solo se si è interrogati, non si dialoga, non si ricerca, dove i grandi temi dell’uomo faticano ad essere trattati: dall’apocalisse ambientale alla guerra in Iraq o Afghanistan ai fenomeni della globalizzazione, anche se, a detta degli stessi insegnanti “impegnati”, sono loro che preferiscono stare lontani dalla realtà sociale e dalla politica, verso la quale si mostrano indifferenti, estranei, polemici, poco fiduciosi nei confronti delle istituzioni, simpatizzando, a volte in modo acritico, con quanti le contestano. Sono un bel guazzabuglio di contraddizioni e di esigenze. I genitori aggiungono di “ingratitudini”. Non sanno cosa fare con adolescenti mai contenti.

Eppure la società tecnologica e informatica ha moltiplicato le occasioni divertimento, di benessere. Il denaro, le comodità, la sicurezza materiale non mancano come non mancano la noia, la malinconia, la tristezza, la solitudine, che porta all’angoscia, alla disperazione, che l’uso dei paradisi artificiali non riesce a far scomparire. “Ho tutto e non sono contento, me ne vado!”, scriveva ai parenti un adolescente, fuggito in modo drammatico dalla vita.

Ci sono rimedi capaci di ridare speranza ai genitori, ai figli, agli uomini della scuola e della Chiesa, che vedono un gran numero di adolescenti vivere come se Dio non esistesse? Gli adulti devono unire i loro sforzi e riflettere sul perché si sia giunti a questo punto. La causa, forse, è di ordine spirituale. Certo, è di ordine educativo: occorre riscoprire l’invito sempre attuale di Paolo VI ad educare i giovani a gustare “la gioia esaltante dell’esistenza e della vita, la gioia pacificante della natura e del silenzio, la gioia talvolta austera del lavoro accurato; la gioia e la soddisfazione del dovere compiuto, la gioia trasparente della purezza, del servizio, della partecipazione, la gioia esigente del sacrificio”, una gioia compromessa, quando si taglia il legame vitale che unisce l’uomo a Dio e si dimentica il dovere dell’amore dell’altro, senza il quale è sconveniente parlare di gioia.

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4 Commenti


  1. Parole sante, caro don, parole sante… E a volte il pensiero che noi adulti non siamo stati capaci di educare i nostri figli alle verità e ai valori come hanno fatto i nostri genitori con noi ritorna con rammarico, perchè con la filosofia del tutto e subito li abbiamo “condannati” noi alla scontentezza…

    (Elisabetta Marmiroli)

  2. La gioia pacificante della natura e del silenzio e… il fuoco sotto la cenere
    Sì, la dimensione contemplativa della vita, la capacità di stupirsi davanti alle bellezze, piccole e grandi, del Creato, il valore del silenzio e, di conseguenza, la capacità di ascolto, soprattutto nei confronti degli altri, degli adulti, degli educatori e degli ultimi “vecchi” (saggi) che parlano o semplicemente raccontano, sono probabilmente il “problema” principale dei “giovani” di oggi.
    Riporto da “IL DIO PENSIEROSO – Spunti biblici per educatori in cammino” – Marco D’Agostino – Cittadella Editrice:
    “La forza viene dall’incontro: Gesù buca il cuore di Pietro, lo rende capace di far passare la sua Parola, la sua presenza, la sua vita. Per questo anch’egli si getta: per raccontare ad altri non il buio di un passato sterile, ma la luce di un presente fecondo”.
    Complimenti vivissimi per la sua meravigliosa rubrica. Continui a parlare al cuore dei giovani, al cuore di tutti.
    Grazie!

    (Ubaldo Montruccoli)

  3. Grazie don Vittorio!
    Quante volte nella testa mi sono saliti questi pensieri. In questa rubrica trovo sempre il modo per organizzarli e metterli in fila. Noi proviamo a seminare con abbondanza, il Signore ci aiuterà a far germogliare.

    (Commento firmato)


  4. Il tema é delicato e come sempre é difficile sviluppare un pensiero in poche righe. Tuttavia la passività, l’apatia e lo scetticisimo compongono una crisi spirituale, ma che non collegata all’allontanamento dalla fede cattolica. Il problema vero é che la generazione dei nostri genitori non é riuscita a trasmetterci la speranza nel futuro e soprattutto la consapevolezza che siamo artefici del nostro destino. Probabilmente le comodità, la vita più facile ed agiata hanno fatto “sedere” e accontentare tanti ragazzi, che lentamente si stancano di tutto questo ma non hanno gli strumenti per avanzare. L’educazione cattolica non riesce a migliorare la situazione attuale, in particolare l’assoggettazione al senso di colpa, cardine dell’educazione religiosa, il timore del peccato, i divieti basati su un punto di vista di parte, possono portare ad una ridondanza di frustrazione ancora maggiore. E’ necessario fare capire ai ragazzi che sono esseri liberi e che vivono in un mondo interconnesso, pieno di opportunità e di stimoli e che per essere capito richiede tanta conoscenza e impegno.
    Con cordialità.

    (Matteo Manfredini)

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