Smartphone, il miglior nemico dell’uomo…

E’ di queste ore un articolo apparso su Engadget (noto weblog dedicato alla tecnologia ed elettronica di consumo) che riporta il risultato di alcuni test condotti per il Wall Street Journal (WSJ), su alcune delle più diffuse applicazioni per iPhone e smartphones con sistema operativo Android.

L’articolo di Engadget potete leggerlo a questo indirizzo:

www.engadget.com.

In sintesi il Wall Street Journal ha testato 101 applicazioni popolari per iPhone e Android e ha scoperto che oltre la metà trasmette dati sensibili del dispositivo senza nemmeno una richiesta, e che alcuni (tra cui Pandora) hanno fornito l'età dell’utente, sesso e la posizione (geografica attraverso il GPS o le celle telefoniche) per orientare il loro servizio offerto al cliente.
Prendiamo, dunque, ad esempio Pandora, senza accanirci troppo, leggiamo come è definito da Wikipedia:

“Effettuando una registrazione, il sito permette agli utenti di creare delle stazioni radio virtuali partendo dall'inserimento di un brano o di un artista che sia gradito all'utilizzatore. Il sistema sfrutta l'algoritmo creato appositamente dal Music Genome Project per cercare brani simili a quello segnalato dall'utente, e quindi riprodurre musiche che possibilmente piacciano all'ascoltatore.
Poiché l'algoritmo seleziona i brani in base alle caratteristiche musicali e non in base alla popolarità dell'artista o delle vendite di questo, il servizio di Pandora è molto apprezzato dagli utenti, in quanto ha la capacità di "raccomandare" o "consigliare" in maniera del tutto automatica brani possibilmente poco conosciuti che però corrispondono o si avvicinano alle preferenze dell'utente.
È possibile scegliere tra due tipi di registrazione: una gratuita che comprende la pubblicità e un'altra a pagamento, senza pubblicità”.

Dunque si parla di soddisfare le preferenze dell’utente e di pubblicità, anche se solo nella versione free (gratuita). Peraltro spesso vengono messe a disposizione due versioni, una gratuita e una a pagamento (in taluni casi con suffisso Pro), ma la stragrande maggioranza degli utenti non spende neppure quella modica cifra per rinunciare alle piccole forme di pubblicità che, per molti, sono una sorta di piacevole animazione e variazione al tema… dei contenuti della applicazione.

Ovvio che per conoscere le preferenze occorre sapere qualcosa di noi, se siamo maschio o femmina, dove viviamo, quanti anni abbiamo, probabilmente un utente cinese di 67 anni non è interessato a Eros Ramazzotti o alla pubblicità della Pepsi che è sponsor ufficiale del suo prossimo concerto a Treviso… sarebbe tempo e risorse sprecate, fornire a questo internet-user informazioni così “lontane” a lui.
Però sapere che hai scaricato da iTunes l’ultimo album di Pino Daniele e che sei a Salerno, potrebbe far ritenere utile e interessante mandarti la notifica che sono in vendita i biglietti per l’esibizione di Gigi D’Alessio a Napoli. Se solo si potesse entrare nella tua agenda personale e vedere se quella domenica hai altri impegni… magari in quel caso non manderebbero alcuna pubblicità del genere, oppure potrebbero mandarla anche all’amico con cui hai condiviso di andare a vedere un film al cinema…

Forse stiamo correndo troppo, o forse siamo solo avanti qualche anno rispetto a oggi?
Io sono più per la seconda, il limite è sottile, superarlo d’un balzo fa rumore, poco alla volta ti trovi oltre il muro senza saperlo…

Quasi un anno fa parlai del nuovo smartphone di Google, il Nexus One, e allora, pur in una forma ancora acerba, mi resi conto che stavo condividendo molto delle mie abitudini, arrivava pubblicità che non cestinavo subito, forse perché aveva in qualche modo a che fare con i miei interessi…

Oggi scopriamo che anche Apple e il suo iPhone, al servizio del suo fortunato possessore, forse fa servizi ad altre persone, al business.
Nulla di grave, posizione dominante che anni fa fece andare in tribunale parecchie volte Bill Gates, a confronto acqua tiepida il suo Internet Explorer preinstallato nel sistema operativo che compravamo con il PC. Oggi sorridiamo a quelle accuse, forse era predominante nei confronti dei concorrenti, ma chi è più bravo non merita di vincere, o va azzoppato per farlo stare con gli altri?
Qui stiamo parlando di nostri interessi messi a disposizione di altri per farci profitto, e non abbiamo una gran scelta, visto che spesso nessuno ci chiede di potere prendere queste informazioni dal nostro telefonino (ormai tutto tranne che un telefono).

Non vi è mai capitato di essere contattati a casa, alle 20,00, e sentirvi dire:

C) signor Rossi?
R) no, Rossi? Qui famiglia Casoli!
C) ah, mi scusi…. Ma, visto che è in casa, approfitto, le interesserebbe spendere meno di niente e potere telefonare a tutto il mondo al prezzo di un gelato per tutto il tempo che vuole, avere Internet gratis, andare al cinema con la famiglia al 40% di sconto, ricevere 48 bottiglie di Barolo a casa per soli 9 euro?
R) no, non mi interessa di risparmiare, voglio sperperare denaro e andare a cena con la mia famiglia!!!

A me è capitato, eppure sull’elenco telefonico il mio numero non compare, ho firmato risme di moduli per non essere visibile…
Ma non era Telecom a chiamare!!! Come hanno fatto a sapere il numero di 'sto benedetto Rossi che poi sono Casoli?
Chissà, o forse chi mi ha attivato la linea ha messo a disposizione di altri i miei dati? Ma non sono concorrenti? O forse sono come le Grandi sorelle del petrolio, per noi sono concorrenti, poi tra loro si dividono la torta succulenta e si danno una mano?

Ora, prima di boicottare le applicazioni musica preferita, i social network, Google, Apple, Pandora, Skype… si potrebbe desiderare di ascoltare l'altro lato della storia, cioè che tutti questi dati in genere sono elaborati in batch e resi anonimi in modo che gli inserzionisti non necessariamente ci separano dalla folla.
Tuttavia, la preoccupazione che ci potrebbe essere qualche individuo capace di creare un database che lega la vostra persona a una scheda di dati personali è legittima. Si tratta di una proposta succosa per la pubblicità mirata, certo, ma anche potenzialmente un crimine nel mondo reale, sarebbe da rivedere la definizione di Privacy o di quel che resta.

A conclusione, alcuni dati di diffusione dei più blasonati sistemi operativi per Smartphones, riportati negli ultimi mesi sul Web:

Android è diventato ufficialmente il secondo sistema operativo mobile per smartphone al mondo con un ultimo quarto davvero record che ha contato su 20 milioni di unità nel Q3 del 2010. Secondo i dati diffusi da Canalys, l’OS di Google sta ora tallonando Symbian e ha lasciato dietro due colossi ormai storici come RIM Blackberry e soprattutto gli acerrimi rivali di iPhone. Ma il numero più sconvolgente è senza dubbio quello sulla crescita percentuale rispetto al periodo di riferimento passato che tocca addirittura il 1309% in quarta cifra! Merito dei sempre più modelli usciti in commercio, alla qualità offerta e agli aggiornamenti costanti.
Dopo il terzo trimestre del 2010 Android sale dunque sul secondo gradino del podio della classifica dei sistemi operativi smartphone con un 17% di quota di mercato superando in un sol colpo Blackberry e iPhone, mentre davanti Symbian viaggia ancora con un largo margine di 37% ma inizia a sudare freddo per i dati di crescita spaventosi del robottino verde.
20 milioni di unità attivate nel terzo trimestre contro i 14 di iPhone 4 (il telefono più venduto), un anno fa Android era a soli 1,4 milioni. Se ci addentriamo nel mercato americano, Android è già in testa con 43,6% davanti a Apple iOS al 26,2% e Blackberry di Research In Motion (Rim) a 24,2%. E Microsoft? Solo al 3%, ma col nuovo Windows Phone 7 potrebbe ritornare in auge.
Andy Rubin, il creatore della startup Android poi acquisita da Google (con un epilogo fortunatissimo che tutti ben conosciamo), ha pubblicato un tweet nel quale comunica come vengano attivati più di 300.000 telefoni Android ogni giorno. Per meglio comprendere la portata della notizia, in un trimestre tipico da 90 giorni vengono attivati oltre 27 milioni di terminali. Nel terzo trimestre del 2010, Nokia ha annunciato la consegna sul mercato di 26,5 milioni di terminali e Apple 14,1 milioni di iPhone. Questi numeri sono destinati a crescere in periodo di spese natalizie, ma ciò che comunque colpisce è come Android sia diventato velocemente il sistema operativo mobile con crescita più sostenuta.

Il primo terminale Android è stato lanciato ormai 26 mesi fa e da allora numerosi produttori di telefoni cellulare si sono lanciati nell’avventura, alcuni dei quali sono sempre indietro con l’aggiornamento dell’OS, creando una frammentazione del mercato che non giova particolarmente ad Android. Pensiamo ad esempio a Sony Ericsson, i cui utenti sono esasperati dalla lentezza degli aggiornamenti. Pensiamo però anche all’ampio ventaglio di offerte che Android propone, con smartphone di altissimo livello e cellulari entry level sotto i 200 euro per gli utenti che timidamente vi si avvicinano. Nonostante la frammentazione degli aggiornamenti, quindi, il futuro di Android continua a sembrare roseo, con l’intenzione di Google di concentrarsi maggiormente sull’esperienza di utilizzo e sulle migliorie all’interfaccia utente già previste in Gingerbread.

Attualmente l’unico produttore di punta di smartphone che non si è ancora concesso un modello con Android è Nokia: arriverà prima o poi questo momento?

Dopo un anno di amore e odio, ora sono passato completamente ad Android, lo ritengo meglio degli altri, Google è meglio degli altri, credo nella televisione via Internet, BigG (Google) ci sta lavorando, arriverà e vincerà su tutti, le manca questo per essere con tutti e su tutti.
In cosa è peggio degli altri? In quello che gli altri non sanno fare come lei, se potessero farebbero uguale, per cui mi piace Google.
Certo che il futuro sarà sempre meno individuo e più comunità inter-net-connessa e condivisione di tutto. Un grande ecosistema di cellule uomo che non vivono senza le altre e sanno tutto di tutto/i.

E il navigar mi è dolce in questo WEB.

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4 Commenti

  1. Come volevasi dimostrare…
    A sole tre ore dalla pubblicazione di questo articolo, provate ad aprire il motore di ricerca Google e a digitare “smartphone, il miglior nemico”, senza virgolettare. Aprite il primo risultato in alto e vi ritroverete qui!
    Spettacolare o terrificante? A voi la scelta.

    (Francesco Casoli)

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  2. Apocalittici e integrati
    Come sempre accade in questo tipo di storie, ci dividiamo tra apocalittici e integrati (non è una mia invenzione: è di Umberto Eco). Chissà se, un giorno, avremo il Grande Fratello o il Grande Tortello…
    Enjoy!

    (Giorgio Bertani)

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  3. Attenzione
    C’è da stare attenti a quello che si installa e questo non è solo sugli smartphone ma anche sul pc. Sul pc la privacy è ancor di più a rischio per diversi motivi. I problemi ci saranno sempre, basta usare la testa e non dare dati così a casaccio.
    Francesco, Google è un colosso e nei prossimi anni lo sarà ancor di più perché è una società che punta sulla qualità e ha un team incredibile. Gmail, Android, Google Maps, Doc, Traduttore… sono servizi comodi, troppo comodi!
    Riguardo a Nokia, io penso che continui a puntare sul Symbian, non la do per morta perché a livello hardware è ancora la numero 1 a livello mondiale.

    (Luca Malvolti)

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  4. Tutto gratis!
    Ciò che mi lascia perplesso è che questa esplosione di Google e concorrenza varia si basa sull’idea del tuttogratis. Si tende a non pensare che ogni servizio ha un costo e che questo servizio deve essere remunerato. I dati personali hanno un valore inestimabile, che ripaga, evidentemente, i costi di questi servizi. Ma nessuno deve saperlo… Facciamo pure finta che il mondo sia gratis e, soprattutto, raccontiamo ai ragazzi che il “mondo gratis” è il miglior mondo possibile.

    (Giorgio Bertani)

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