“Da Poiatica non si torna indietro”. AGGIORNAMENTO: il commento dell’assessore Mirko Tutino

L'assessore provinciale Mirko Tutino

Acceso dibattito tra l’assessore provinciale all’ambiente Mirko Tutino e una decisa rappresentanza della società civile quello che si è svolto lo scorso sabato, nella sala convegni del CavolaForum di Cavola, in occasione dell’incontro “Rifiuti Zero in montagna è possibile?” organizzato dall’amministrazione comunale di Toano come momento di informazione e confronto su un tema che si appresta a divenire tra i più caldi dell’estate per la questione, ben nota e molto sentita in zona, della discarica di Poiatica e dei numerosi rumors che circolano a proposito di un suo ulteriore prossimo ampliamento. Voci rese ancor più insistenti dopo la definitiva messa a riposo, lo scorso mese di maggio, del famigerato inceneritore di Cavazzoli e la prospettiva della chiusura, nel 2015, della discarica di Novellara.

All’incontro erano presenti, oltre all’assessore Tutino, il sindaco di Toano Michele Lombardi, che ha introdotto e chiuso l’importante appuntamento, e l’ing. Giulio Giannerini di ‘Oikos Progetti’, la società incaricata dalla Provincia di elaborare il nuovo piano rifiuti che avrà valenza fino al 2015, anno in cui si tireranno le somme dei risultati raggiunti e si effettueranno, se occorre, i dovuti aggiustamenti.

Il tema “Rifiuti zero in montagna è possibile?” - proposto con un provocatorio punto interrogativo finale, come ha sottolineato in apertura dell’incontro il sindaco Lombardi - ha richiamato diversi residenti ma anche alcuni attivisti dalla città, già impegnati in campagne anti-incenitori e pro ‘rifiuti zero’. Gente preparata, consapevole, che quando è in ballo la salute non accetta compromessi e chiede garanzie.

Tutino e Giannerini hanno illustrato nel dettaglio la strategia che sottende il piano d’ambito e lo sviluppo del sistema impiantistico di gestione dei rifiuti urbani nella provincia di Reggio, sostanzialmente riconducibili, nel rispetto della normativa comunitaria, ai principi fondamentali della prevenzione, del riciclo e della progressiva eliminazione dello smaltimento in discarica.

Stando alle previsioni, attraverso l’estensione del PAP (porta a porta) nella pianura ed in alcune zone della montagna (Castelnovo ne' Monti, Felina  e Carpineti) e la raccolta capillarizzata (batteria completa di raccoglitori differenziati, compreso l’organico) dalla collina in su (rimangono le aree ‘critiche’ dei comuni di crinale Villa Minozzo, Busana, Ramiseto, Collagna, Ligonchio dove verrà semplicemente rafforzato l’attuale sistema di raccolta stradale) si raggiungerà entro il 2015 il 67% di raccolta differenziata, mentre la restante parte d’avviare a smaltimento verrà trasformata in biostabilizzato attraverso il futuro impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB) a freddo che sorgerà a Gavassa.

In attesa della sua realizzazione (stimabile nel 2015) i rifiuti tal quali, ridotti di volume nel rinnovato impianto di compattazione presente a Cavazzoli nell’area dell’ex inceneritore, confluiranno alla discarica di Novellara (che chiuderà però i battenti nel 2015) e a Poiatica, futuro ‘polo dello smaltimento’ cui perverranno circa 60mila tonnellate annue di biostabilizzato e di scarti dello smaltimento derivati dal TMB.

A Novellara sorgerà un polo del recupero con un impianto per il trattamento della carta e della plastica ed uno per il compostaggio della frazione verde della raccolta differenziata (sfalci e potature).

“Rimane da individuare – hanno precisato i relatori - la localizzazione di un quarto impianto per il trattamento della frazione organica del rifiuto solido urbano (Forsu), oggi destinata all’impianto di compostaggio di Carpi, da cui si ricaverà energia da biogas”.

Non sono mancati, da parte dei presenti, apprezzamenti sugli elementi di innovatività del piano, ma sul tema di Poiatica, come prevedibile data la location dell’assemblea, la platea si è surriscaldata, lamentando la mancata consultazione preventiva dei residenti e chiedendo garanzie sulla sicurezza e la tenuta dell’insediamento in evenienza di accadimenti calamitosi (terremoti) che dovessero compromettere la stabilità del suolo.

Molta preoccupazione per la salute (Giannerini ha assicurato sull’innocuità e il bassissimo impatto ambientale del biostabilizzato), molte le perplessità e gli interrogativi sul futuro della discarica e i suoi possibili impieghi qualora nuove amministrazioni dovessero convenire su scelte differenti (ad esempio farvi confluire rifiuti di altra natura extraprovinciali).

Esclusa ogni possibilità di eventuali ripensamenti da parte di futuri amministratori perché “da un sistema così attuato – hanno sottolineato Giannerini e Tutino – non è possibile tornare indietro”, l’assessore ha replicato che dal 2015 Poiatica ospiterà esclusivamente il biostabilizzato di produzione provinciale e verranno chiuse le porte alla spazzatura extraterritoriale.

“L’ampliamento di Poiatica con questa finalità – ha chiarito Tutino – è una proposta di Iren che la Provincia non ha alcuna intenzione di appoggiare”.

E chi gestirà i nuovi impianti? Inevitabili le domande e le richieste di chiarimento, alla luce delle recenti notizie sugli appalti Iren ‘in odor di mafia’ proprio in riferimento alla discarica di Poiatica. Inevitabili i commenti sui criteri di aggiudicazione adottati in quell’occasione (il maggior ribasso) e sull’opportunità di revisione degli stessi, posizione che viene pienamente condivisa e appoggiata dall’assessore Tutino.

Quali saranno i costi del nuovo piano rifiuti?

“A Reggio Emilia il vecchio sistema inceneritore-discarica è stato sempre molto conveniente perché le presenze degli impianti in loco, oltre alla remunerazione del servizio reso verso terzi, hanno consentito un abbattimento significativo dei costi di smaltimento rispetto ad altre realtà territoriali – ha spiegato Tutino – il che rende ogni più virtuoso sistema di gestione dei rifiuti qui da noi maggiormente oneroso”.

“Inoltre, prima del piano d’ambito – ha proseguito l’assessore – ogni Comune si programmava e gestiva in totale autonomia, con la conseguenza che i più ‘bravi’ sopportavano da soli anche i maggiori costi. Ora, invece, gli oneri della nuova strategia si spalmeranno tra tutti e questo, auspichiamo, dovrebbe incentivare la diffusione delle buone pratiche su tutto il territorio provinciale”.

“Certo, i cittadini devono essere informati e messi nella condizione di partecipare attivamente al processo decisionale – ha dichiarato Tutino - Chiudere le porte ai rifiuti extraprovinciali è una garanzia sulla salute, ma significa anche minori entrate e quindi maggiori costi. Cosa pensano i cittadini al riguardo? Io sono a favore di una consultazione diretta, anche a mezzo di un referendum, per capire cosa vuole la gente e decidere di conseguenza”.

“In ogni caso la Provincia – ha concluso – s’impegna a contenere, per quanto possibile, gli aumenti, impiegando da subito risorse a parziale copertura dei maggiori costi, che sono comunque destinati a ridursi quando il nuovo modello gestionale entrerà a pieno regime”.

Questo, in estrema sintesi, il piano d’ambito della provincia di Reggio per il periodo 2012-2015.

Lanciando lo sguardo verso Parma, che tutt’oggi si domanda se mandare in fumo i rifiuti, possiamo ben dire che il bicchiere, a Reggio Emilia, è mezzo pieno.

Probabilmente, l’unico nervo scoperto della strategia reggiana sta nella mancata attuazione di azioni sistematiche rivolte alla popolazione e finalizzate ad informare e sensibilizzare sulle pratiche della prevenzione dei rifiuti (minor produzione a monte), e, in subordine, della differenziazione. D’altra parte, come sottolineato da Tutino e da Giannerini, l’opzione ‘discarica zero’ passa necessariamente attraverso il recupero della materia, oltre che un più sobrio e responsabile stile di vita e di consumo.

Le abitudini e le pratiche quotidiane di tutti noi incidono pesantemente, decretando il successo o, viceversa, il fallimento anche delle migliori strategie politiche. E’ vitale promuovere una diffusa cultura ambientale, un radicale mutamento di prospettive e priorità restituendo all’ambiente, e alla salute, il suo giusto riposizionamento.

A Capannori, come in molte altre realtà italiane ormai prossime all’obiettivo ‘rifiuti zero’, ogni proposta dell’ente locale è stata preceduta e accompagnata da una capillare e incisiva campagna di informazione e sensibilizzazione della cittadinanza, condizione indispensabile e irrinunciabile perché le intenzioni si traducano in azioni e le azioni in risultati concreti.

Se faranno altrettanto anche i nostri amministratori, mettendo in campo risorse ed attivando iniziative sul territorio, la domanda posta in apertura dal sindaco Lombardi potrà diventare affermazione: Rifiuti Zero in montagna è possibile!

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7 Commenti

  1. Purtroppo non ero presente all’incontro di Cavola. C’è qualcuno che ha videoripreso l’incontro di Cavola? Oppure è stato stilato un verbale? Sarebbe utile avere la documentazione “verbatim” dell’incontro. Per avere la certezza di ciò che stato detto e degli eventuali impegni presi.
    Secondo l’articolo, l’Assessore Tutino ha dichiarato che “dal 2015 Poiatica ospiterà esclusivamente il biostabilizzato di produzione provinciale e verranno chiuse le porte alla spazzatura extraterritoriale”. E’ un impegno o è un’ipotesi, peraltro rinviata ad una futura amministrazione provinciale?
    In un recente intervento su questo sito, l’Assessore aveva dichiarato che dal 2012 sarebbero stati ridiscussi gli accordi di smaltimento di rifiuti extra-provinciali (ad esempio le 27.000 tonnellate di rifiuti di Parma seppellite nel 2011 a Poiatica). Questa frase aveva lasciato capire a noi cittadini che si sarebbe portata a 0 (zero) la quantità di rifiuti extraprovinciali smaltiti a Poiatica (e negli altri impianti provinciali, cioè forse solo a Novellara, visto che Reggio si è chiamata fuori). Salvo smentita dell’Assessore, nella nostra montagna si continuerà invece a smaltire rifiuti tal quale di qualsiasi provenienza almeno per altri 3 anni.
    Per quanto riguarda l’impianto di TMB, finora gli amministratori ci hanno detto e scritto che sarebbe stato completato entro il 2015: era un impegno, o almeno così ce lo hanno presentato. Con un abile gioco di prestigio, ora l’Assessore Tutino ci dice che la realizzazione dell’impianto di TMB è solo “stimabile nel 2015”! Quindi, se poi l’impianto si completa nel 2016 o 2020 o oltre.., pazienza, tanto c’è la montagna che è li apposta per ospitare i rifiuti. Magari anche di altre province, visto che è economicamente vantaggioso.
    Per quanto riguarda i vantaggi economici per il fatto di ricevere e sotterrare i rifiuti di altre province, vorrei comunicare ai nostri amministratori provinciali e comunali che come cittadini non ce ne siamo accorti. Abbiamo continuato a ricevere e a pagare le bollette per lo smaltimento rifiuti e non credo che una verifica con le tariffe di smaltimento di tutte le province italiane ci veda in posizioni di privilegio. Sicuramente non mi risulta che i cittadini di Carpineti e Toano siano stati esonerati dal pagamento.
    Infine, una nota sul “bicchiere mezzo pieno”, che vede l’Assessore (o è la posizione della giornalista?): è la solita questione del pollo di Trilussa. Certo, per le belle anime di città e pianura il bicchiere è del tutto pieno: inceneritore spento, discariche in pianura in via di chiusura, rifiuti o residui dei rifiuti dell’intera provincia smaltiti in discarica in montagna, e magari anche bollette basse (è il voto, bellezza!) grazie allo smaltimento a Poiatica anche dei rifiuti di Parma.

    (Stefano C.)

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  2. Durante l’assemblea “verso rifiuti zero” tenutasi a Cavola è emerso il fatto che il piano d’ambito non ha soltanto carenze a livello di coinvolgimento e informazione dei cittadini ma che è datato. La Provincia ha progettato oggi quello che doveva progettare almeno 15/20 anni fa. Con la scelta della tecnologia Tmb è assurdo parlare di rifiuti zero, il Tmb è fatto per lavorare e produrre rifiuti da portare in discarica sotto forma di biostabilizzato (la cui natura ed effetti sono tutt’altro che cristallini). A chi scrive, e non solo, pare che il progetto risenta dei compromessi fatti con Iren che continua ad avere negli inceneritori e nelle discariche (entrambi saranno presto messi in mora dalla UE) il suo core busines. Sembrano di comodo i distinguo di Tutino rispetto alla grande multiutility.
    Per quel che riguarda la raccolta differenziata è evidente la confusione di metodologie applicate, la sottovalutazione del bisogno di introdurre la tariffazione puntuale (pagare per gli effettivi rifiuti prodotti), la timidezza con cui si procede non verso le migliori pratiche europee ma attraverso stadi di transizione che non hanno come giustificazione la performance del servizio. Grave è l’incapacità (ahimè…!) di vedere l’investimento che una politica verso rifiuti zero può rappresentare: tutela dell’ambiente, posti di lavoro, reperimento di materiale da lavorazione indipendente dai mercati esteri e in particolare da quello del petrolio. Diminuizione del disagio sociale per via di uno sviluppo vero, utile e sostenibile.

    (Andrea Costi)

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  3. Buonasera a tutti, tradurre in poco più di una cartella un’assemblea in cui per circa 3 ore abbiamo approfondito il tema dei rifiuti non è semplice.
    Mi preme chiarire alcuni passaggi ripresi nei commenti:
    1) il piano d’ambito non riassume l’insieme delle strategie per gestire i rifiuti nel nostro territorio. Nel piano d’ambito non si parla dell’accordo per attivare e sviluppare i centri del riuso (in Provincia ne esistono già due) o delle politiche per la riduzione dei rifiuti (anche se non è quello locale il livello più importante in questo caso);
    2) il piano d’ambito individua le strategie 2012-2015 ed costruisce le condizioni per fare scelte ancora più virtuose oltre il 2015. Non esiste un piano in Emilia-Romagna che ponga come obiettivo una crescita dell’8% di raccolta differenziata in soli 4 anni, individuando strategie concrete ed immediatamente operative. Se tutte le province emiliane facessero le stesse scelte potremmo spegnere 2/3 degli inceneritori e qualche territorio eviterebbe di ipotizzare la spedizione in Olanda dei propri rifiuti;
    3) condivido che dopo il 2015 si debba tendere agli obiettivi citati da Andrea Costi del Comitato ecologicamente, ma partivamo da costi bassissimi del sistema gestione rifiuti (113 €/ abitante) e ciò era dovuto allo smaltimento di rifiuti da fuori provincia. Eliminando questi (dal 2013) ed attivando politiche per il porta a porta i costi – visto che partiamo da bassissimi costi di smaltimento – cresceranno. Il modello proposto dal Comitato e che prevede un porta a porta più spinto ci avrebbe portato a circa 160 €/ abitante (dati del Comune di Capannori), mentre il nostro piano al 2015 ci porterà a 140. Faccio questo esempio: se diciamo che viaggiare su una macchina a gas costa meno senza dire da quale livello partiamo (bicicletta, treno o auto a benzina/gasolio) diciamo solo mezza verità. Reggio ha costi paragonabili a quelli della bicicletta e si avvia ad avere una macchina a gas, altre realtà che hanno attivato il porta a porta spinto hanno calato si le tariffe.. ma partendo dal livello della “macchina a benzina”. Ovviamente se esiste un sistema delle nostre dimensioni, o anche più piccolo, in cui il porta a porta completo tratta la stessa quantità di rifiuti di Reggio Emilia a meno di 140€/abitante, segnalatemelo. Nel 2015 si attiverà quindi un porta a porta a 3 frazioni su 210 mila abitanti per queste due ragioni: contenere l’aumento tariffario nei prossimi 3 anni e garantire comunque un’adeguata differenziazioni di carta, plastica e vetro stradali eliminando ogni cassonetto del residuo;
    4) i tempi del TMB saranno rispettati ed il piano di conferimenti che la Provincia ha inviato ad IREN non prevede rifiuti extraprovinciali.
    Ho concluso con le mie precisazioni, ulteriori chiarimenti li potremo fornire sia io che il che il dott. Giannerini scrivendo all’indirizzo [email protected] – Segnalo che il dibattito di sabato è stato costruttivo ed approfondito (anche da chi è venuto con un pregiudizio critico). La Provincia ha attivato un bando per approfondire ulteriormente il tema del biostabilizzato e del TMB a massimo recupero di materia, come quello proposto dalla scuola agraria di Monza.
    Grazie per l’attenzione e buona serata.

    (Mirko Tutino, assessore provinciale)

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  4. L’attenzione al tema è alta e questo è molto positivo. Chi ha scritto i commenti precedenti segue evidentemente da vicino la questione e parla con cognizione, ma il mio resoconto non ha la pretesa di essere una trascrizione integrale delle tre ore abbondanti di quell’incontro. Tutino potrà certo precisare o chiarire meglio. In quanto al ‘bicchiere MEZZO pieno’, è evidente che è la mia personale interpretazione. Sono consapevole che molto si possa ancora fare per migliorare, ma francamente trovo che il percorso intrapreso segni un decisivo passo in avanti. Tutino non si tira indietro quando viene chiamato ad incontrare i cittadini e non mi pare insensibile alle istanze che vengono poste in quelle occasioni. Quindi, il modo migliore per dare un contributo concreto è far sentire la propria voce, partecipando, promuovendo incontri, elaborando proposte. Quello che invece non serve a niente è polemizzare e basta. E poi, quello che si è fatto o non si è fatto 15-20 anni fa non è certo imputabile a chi amministra oggi.

    (Lucia Manicardi)

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    • Quando affermo che il progetto è datato non mi riferisco a quello che non è stato fatto 15-20 anni fa ma al fatto che quello nuovo corre il rischio di nascere già vecchio. Probabilmente sono troppo idealista e mi disturba che non ci sia stata sensibilizzazione sul tema prima della stesura del progetto. Mi spiego meglio: non penso che si debba scrivere un progetto collettivamente, a questo penseranno i tecnici, ma ritengo giusto che politici e amministratori provinciali e municipali debbano avvisare la cittadinanza sull’intenzione di voler lavorare su argomenti di rilevanza collettiva, dibattere anche prima e non dopo per capire quale direzione prendere, stabilire degli obiettivi. Questo non è stato fatto, ancora una volta ci siamo trovati a commentare il progetto praticamente ultimato (come cittadino, contribuente/committente oltre che utente… lo trovo parecchio frustrante…). Anche se Tutino e altri suoi colleghi si presentano al pubblico, in realtà si sottraggono ad un vero dibattito costruttivo, a quello che serve per decidere. Comunque l’articolo ha reso l’idea di quello che è stato detto. Nella loro varietà commenti e postille spero contribuiscano ad una maggiore comprensione dell’importante tema trattato.

      (Andrea Costi)

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  5. Si sa che immettere caterve di cifre in una discussione serve più a distrarre che ad informare. Che credibilità hanno le cifre sulla differenziata senza un porta a porta spinto che certifichi gli smaltimenti famiglia per famiglia? Cosa vuole dire € 113 per abitante? Come si forma questa cifra?
    Serve informazione, non propaganda.

    (Luigi Bizzarri)

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  6. http://gazzettadireggio.gelocal.it/cronaca/2012/07/25/news/tutino-discarica-sabar-chiusa-nel-2015-1.5450387.
    Bravi, siamo tutti felici e abbiamo l’anima in pace! Tanto le 60.000 tonnellate residue – prodotte in città e in pianura – le seppelliamo in montagna, che è lì apposta per ospitare i nostri rifiuti. Siamo proprio delle “belle anime”: chiudiamo l’inceneritore e la discarica là dove i rifiuti vengono prodotti e dove si produce e resta l’utile delle attività che generano i rifiuti (urbanizzazione, speculazioni immobiliari, industria) e grazie alla forza dei numeri e dei soldi mettiamo i rifiuti in montagna, là dove non vengono prodotti.
    Andiamo pure a dormire sereni…

    (Stefano C.)

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