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“Serata interessante, ma…”

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Ieri l'altra sera, al Centro culturale polivalente di Castelnovo ne' Monti. Si parlava dei bombardamenti del 5 luglio 1944 (68° anniversario esatto, la giornata è stata scelta appositamente) sul capoluogo montano e più in generale, sempre in quel periodo, sul territorio castelnovese. La prof.ssa Cleonice Pignedoli ne ha scritto un breve saggio, pubblicato nei mesi scorsi sulla rivista RS-Ricerche storiche di Istoreco. E l'altra sera ne ha riferito ai presenti, in compagnia dell'assessore alla cultura Francesca Correggi, dell'attrice e lettrice Marina Coli e di studiosi e rappresentanti di Istoreco come Amos Conti e il direttore Nando Rinaldi. Folto pubblico, anche oltre le previsioni, ad ascoltare testimonianze su quella lontana e tragica pagina della seconda guerra mondiale che toccò l'interno dell'abitato castelnovese. Nella corte del Centro culturale anche parenti di vittime. Ricordiamo che il bombardamento, compiuto dagli alleati, che aveva come obiettivo la gendarmeria tedesca (situata in Palazzo ducale), purtroppo, come capita pure oggi, non fu così preciso e fece più vittime tra civili innocenti e tra le altre cose colpì l'ospedale, aperto da una dozzina d'anni, rendendolo inattivo. I famosi "danni collaterali". Il senso di ricerche come questa, che approfondiscono quanto noto finora (ma che certamente lasciano sempre aperte nuove piste di studio), si può riassumere anche in un semplice aneddoto. La Pignedoli ha infatti riferito che una delle persone che si era sempre creduta morta sotto le macerie è invece vissuta fino al 2003. Anche la precisione delle cronache destinate poi a diventare storia o fonti per scriverla è talvolta soggetta a errori piuttosto clamorosi.

Sempre la Pignedoli ha proposto di porre un qualche ricordo (targa o qualcosa di simile), lì a Bagnolo, magari nello stesso Centro culturale, principale edificio pubblico della zona colpita, per ricordare quegli eventi. La reazione dell'assessore presente è stata subitanea: "Perchè no?". Ovviamente se ne dovrà parlare. Comunque, al riguardo, un'occasione potrebbe essere la primavera prossima, in coincidenza del 30° del rifacimento completo di quel palazzo, che fu inaugurato e dedicato alla figura di Cirillo Monzani il 7 maggio 1983.

* * *

Osservazione alla serata

Molte le persone presenti e interessate, dicevamo. Da una di loro ci è giunta un'osservazione, che fa riferimento a quanto ascoltato durante il dibattito che è seguito, che si è protratto fino circa alle 23,30. Eccola: "Ho apprezzato la ricerca della prof. Pignedoli che è stata condotta con metodo e serietà, basandosi su documenti ed interviste di sopravvissuti e con lei mi congratulo. Nella parte dedicata agli interventi del pubblico, quando uno dei presenti ha chiesto come mai nei convegni o negli incontri vari che si tengono sulla seconda guerra mondiale non si parla mai dei sacerdoti morti per mano dei partigiani, citando don Ilariucci e don Iemmi, ho notato che la reazione da parte di qualcuno tra i conduttori è stata un po' stizzita. Questo mi ha confermato ancora una volta che la resistenza, purtroppo, è di un solo colore. Tutto ciò manca di obiettività storica. Grazie".

 

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8 Commenti

  1. L’altra sera ero presente e non ho notato alcuna reazione un po’ stizzita e, d’altronde, non ce n’era bisogno dato che il signore in questione è noto. Partecipa regolarmente a iniziative come questa per proporre e riproporre le sue idee, legittime fin che si vuole (anche grazie a chi ha dato la vita per restituire all’Italia la libertà), ma ben poco condivisibili e condivise. Ciò che ha sostenuto martedì (giovedì, ndr) sera, poi, era almeno fuori contesto. Ne approfitto per sottolineare il valore di queste iniziative e per complimentarmi con Cleonice per la puntuale ricerca. E’ l’ennesima dimostrazione che l’Italia uscita dalla Resistenza sa cercare e riconoscere ombre ed errori.

    (Armido Malvolti)

    • Non pensa che definire ben poco condivisibili fatti reali, più che idee altrui, sia in piena contraddizione con l’autocelebrazione di saper cercare e riconoscere ombre ed errori? Lei è sicuro che quelle persone di cui si parla non abbiano dato la vita per restituire all’Italia, ed anche a lei, la libertà e salvaguardarla da qualsiasi dittatura? Sono passati quasi settant’anni, ma la faziosità, la retorica e la non obiettività storica sono ancora padrone ideologiche.

      (Efro Pantani)

  2. Io non ero presente, purtroppo; conosco Cleonice Pignedoli come persona preparata e ottima ricercatrice di storia locale, sicuramente il suo lavoro sarà stato dettagliato e avvincente. Per l’intervento del signore non citato lo trovo “fuori luogo”, nel vero senso della parola, perchè è certo che la storia deve essere fatta per vinti e vincitori, ma proprio la storia insegna che spesso si scrive prima la storia dei vincitori poi dei vinti, da sempre. Ma, certo, suggerire ulteriori approfondimenti per far luce su un periodo così intenso di emozioni, da entrambi le parti, è certo “fatto storico”; ma porre la questione in quella serata quello sì è provocatorio, non tanto scrivere la storia da una sola parte. Abitando da poco in montagna, suggerirei al signore non citato di farsi lui protagonista, chiedendo consulenza a storici vicini alle sue idee, che non mancano, di una seria ricerca sui fatti da lui citati (la morte di due parroci da parte dei partigiani) in modo non provocatorio, ma solo per restituire memoria di persone che hanno pagato, purtroppo con la vita, una dura repressione e una spietata dittatura. Ricordo: chiusura del parlamento, uccisione e deportazione degli avversari politici, fine della libertà di opinione e parola; però anche questo non lo dobbiamo dimenticare, MAI.

    (Paola Gualdi)

    • …ovviamente per restituire memoria a persone che hanno pagato con la vita LA FINE di una dittatura e quindi la vendetta, non certo giustificata, di un popolo che era stato oppresso per vent’anni; un popolo, beffa del destino, animato, in alcuni casi, da ideali ispirati da una delle più crudeli dittature del Novecento.

      (P.G.)

      • Magari, P.G., le cose fossero però così bianche e nere, con distinzioni chiare, il bene da una parte e il male dall’altra. Più spesso userei il colore grigio. Il popolo è stato oppresso? Una minoranza senza dubbio. Ma la stragrande maggioranza mi riesce difficile crederlo. Mancava la libertà, certamente, ma molti non si fanno troppi problemi se si tratta di assicurarsi almeno pasti regolari. Tenga conto che il popolo di cui parla, “oppresso per vent’anni”, è lo stesso che vedevamo in piazza nelle famose adunate oceaniche, ancora nel 1940 all’annuncio dell’entrata in guerra… Diciamo piuttosto che noi italiani siamo abbastanza volubili. Prima tutti (o quasi) fascisti, poi tutti (o quasi) antifascisti. Ciascuno ha nel proprio vissuto drammi e tragedie che hanno toccato la sua famiglia, i parenti, il nonno… Pensiamo alla ritirata di Russia… Autori più spesso i fascisti negatori della libertà e i nazisti loro sodali o talvolta coloro che (non tutti, purtroppo) si battevano per ripristinarla, questa libertà… Ma almeno su questi fardelli personali, che hanno peraltro contribuito alla formazione e allo sviluppo dei nostri orientamenti attuali, forse sarebbe meglio calare un rispettoso silenzio di pietà.

        (gt)

        • Cortese G.T., sono d’accordo su tutto quanto ha scritto, in fondo volevo anche io dire che di fronte alla restituzione di una ricerca storica occorre “calare un rispettoso silenzio di pietà”, senza continuare a fare polemiche; d’accordissimo anche “sul colore grigio della storia” e sui dolori e lutti personali che ognuno ha ascoltato o provato; ma, ultimamente, pur rispettando la richiesta di verità, troppo spesso si è voluto dimenticare qui vent’anni, troppo facile. Che tutti fossero fascisti, poi tutti partigiani, altrettanto d’accordo, ma il silenzio a volte non pacifica, anzi porta altri rancori; io, invece, ascolterei volentieri le storie dei morti in Russia, in Grecia, dei “borghesi uccisi dai partigiani comunisti”, dei socialisti e cattolici torturati dai fascisti e potrei continuare a lungo; forse, occorre ascoltare con rispettoso silenzio di pietà tutte quelle storie, per restituire verità ad ognuno.
          Saluti.

          (p.g.)

  3. Aggiungo.
    Se poi questo signore, volesse presentare la sua ricerca, io certo verrei ad ascoltare, in ossequioso silenzio e interessata, per capire ciò che ha spinto a tanta barbarie; ma certo, non alzerei la mano per chiedere di far luce, sulla morte del mio bisnonno, negli anni Trenta, a Corticella di Bagno, praticamente ucciso di botte, da tre persone perchè si era rifiutato di dire: “Vive il Duce” e trovato, praticamente morto, in un fosso.

    (Paola Gualdi)

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