Occupazione e preoccupazione

Riceviamo e pubblichiamo.

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Resta l’occupazione il fronte di miglior tenuta del sistema imprenditoriale rappresentato da Confcooperative, mentre non si arresta la tendenza ad una flessione del fatturato ed aumentano le difficoltà sugli incassi, con situazioni di morosità che in questi mesi hanno raggiunto un picco del 15,3% nel comparto del lavoro e servizi e si sono attestate al 5% nel sociale, associate però a ritardi evidenziati dal 55% delle imprese.

La tendenza a nuovi investimenti, nel frattempo, mostra una buona dinamica soltanto se riferita al medio e lungo periodo, mentre nel breve prevale la stazionarietà e si fissa al 14,5% il campione delle imprese orientate all’aumento.

I risultati di questa prima parte dell’anno  sono complessivamente migliori rispetto alle previsioni formulate dalle stesse imprese, ma in alcuni comparti si segnala un deciso peggioramento del portafoglio ordini, già associato ad una flessione del fatturato.

A soffrire sono soprattutto il lavoro e servizi (che comprende costruzioni e servizi alle imprese) e la solidarietà sociale: nel primo caso, le cooperative che segnalano cali del portafoglio ordini sono il 69,2% del campione (e il 61,5% ha già pagato in questi mesi una riduzione del fatturato), mentre nel sociale si attesta al 25% la quota di imprese che registrano una riduzione degli ordini. Migliore, invece, la situazione del comparto agroalimentare, dove il 20% delle cooperative registra ordini in aumento (20% del campione) e si equivalgono percentualmente (30% in entrambi i casi) le imprese che segnalano aumenti o cali fatturato, che nella prima parte dell’anno hanno riguardato soprattutto il comparto lattiero-caseario.

E’ evidente che non essendo cambiato nulla sulle condizioni generali dell’economia e sullo stato della finanza pubblica, le situazioni più critiche colpiscono proprio le cooperative maggiormente legate alle politiche e agli investimenti sul welfare e quelle la cui committenza è in larga parte rappresentata da un’industria in grave crisi, e la maggiore preoccupazione risiede nel fatto che si tratta, in entrambi i casi, di comparti ad alta densità occupazionale.

Eppure è proprio sul fronte dell’occupazione che le imprese di Confcooperative reggono meglio: se escludiamo i casi specifici e limitati legati alle conseguenze del terremoto i lavoratori interessati da ammortizzatori sociali non raggiungono le 400 unità su oltre 15.000 occupati: è un dato importante, che conferma il senso di responsabilità ed i sacrifici che cooperative e soci-lavoratori stanno sopportando, ma siamo al limite della capacità di tenuta.

Anche alla luce di questo rilanciamo la necessità di una nuova scienza economica di comunità che unisca maggiormente forze e risorse locali, coinvolga e responsabilizzi di più le persone nella gestione dei servizi locali e faccia leva proprio su quella cooperazione che, anche nell’ambito delle politiche di sviluppo nazionale, può rappresentare una risorsa primaria per il superamento di situazioni di conflittualità tra capitale e lavoro altrimenti destinate solo ad inasprirsi.

(Confcooperative Reggio Emilia)

 

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