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“Bravo Prodi”

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All’indomani delle dichiarazioni rilasciate da Romano Prodi sono le associazioni di categoria Confcommercio, Confesercenti, CNA, Coldiretti e CIA a tornare sul tema della fusione delle province di Modena e Reggio Emilia votata dal Consiglio delle autonomie locali e approvata in Regione.

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Siamo felici che anche una personalità di spicco come Romano Prodi, che in queste terre affonda le sue radici e che allo stesso tempo ben conosce la realtà italiana ed europea, abbia bocciato l’ottica di minima scelta per guidare l’accorpamento delle province emiliane: è semplicemente un’occasione persa.

Senza voler tornare ai vecchi steccati parlando di ripristino dell’antico ducato siamo a dire una volta di più che, sì, il riordino degli enti locali è necessario ma che va fatto in un’ottica di valorizzazione dei singoli territori, puntando in alto. Stiamo parlando di imprese, di risorse, di know-how e di un saper fare che non merita di essere minimizzato in una fusione che non servirebbe certo a rafforzare questo importante patrimonio, che solo per quanto riguarda Reggio con le sue oltre 58mila imprese è davvero cospicuo. Noi che siamo abituati a puntare in alto, a lavorare con lo sguardo saldo sulle difficoltà del presente, certo è d’obbligo, ma allo stesso tempo rivolto al futuro, alla continua tensione verso un miglioramento che sia il miglioramento di tutte le componenti del territorio, non possiamo riconoscerci in una proposta di accorpamento che di fatto non è altro che un passo indietro. E’ tempo di ragionare per aree vaste, capaci di competere con l’Europa e con il mondo.

Per questo siamo felici che Romano Prodi abbiamo posto l’accento sull’assurdità di una riorganizzazione degli enti locali che si limita all’accorpamento di due realtà importanti mentre potrebbe essere fatto molto di più. Perché non avere il coraggio di ragionare davvero in termini di produttività e competitività agendo poi di conseguenza? Il professore ha fatto bene anche a risollevare il problema della stazione della Tav: stiamo gettando le basi per riorganizzare la “Provincia Emilia”, perché di questo di fatto si tratta, con progetti ambiziosi, ad ampissimo respiro, e poi a livello amministrativo dovremmo limitarci a uno spezzatino che non valorizza davvero niente e nessuno? Ottima anche la battuta di Prodi sul palazzo della Prefettura: appare chiaro il paradosso per cui tornare ai tempi del ducato, almeno a livello di ampiezza territoriale, è la strada da non seguire mentre l’Europa e il mondo ci chiamano a passi ben più coraggiosi per restare sul mercato.

Ci rifiutiamo di credere che davvero si finirà col limitarsi a criteri meramente matematici, è semplicemente assurdo, siamo seri, non è certo quella di far sparire una realtà come Reggio che da sola garantisce il 2,2% dell’export nazionale e lo 0,9% dell’occupazione italiana. Non è con un colpo di bianchetto che si cambia la realtà italiana che da troppo tempo trascura le imprese, che da troppo tempo non è al passo con il resto del mondo con le gravi conseguenze che tutti ben conosciamo.

Auspichiamo dunque a un repentino ripensamento dei criteri scelti per l’accorpamento, auspichiamo che pareri importanti come quello di Romano Prodi e delle Associazioni di categoria che ogni giorno difendono gli interessi del tessuto produttivo italiano, vengano presi in seria considerazione. Non perdiamo altro tempo, non perdiamo l’occasione per fare il salto di qualità.

(Ermes Annigoni, presidente Confesercenti Reggio Emilia, Ivan Bertolini, presidente CIA Reggio Emilia, Tristano Mussini, presidente CNA Reggio Emilia, Donatella Prampolini, presidente Confcommercio Reggio Emilia, Marino Zani, presidente Coldiretti Reggio Emilia)

 

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