L’Appennino cerca un… turismo innovativo

 

C’è ancora spazio per l’imprenditoria turistica e c’è molto spazio per il contributo che la cooperazione può assicurare al rilancio e alla crescita dell’Appennino: è questo il messaggio uscito dal convegno tenutosi all’agriturismo Il Ginepro di Castelnovo ne’ Monti per iniziativa dell’Aci Turismo, l'Alleanza delle cooperative turistiche italiane costituita recentemente da Agci, Confcooperative e Legacoop).

Davanti alla sala gremita di amministratori, rappresentanti di cooperative e operatori turistici, il presidente nazionale dell’Aci Turismo, Lanfranco Massari di Confcooperative, e il copresidente Maurizio Davolio, di Legacoop, hanno introdotto il convegno, incentrato sul tema “L’Appennino fra identità e innovazione”. Innanzitutto il presidente Massari ha sottolineato l’importanza della cooperazione nel settore turistico in Italia: 1200 cooperative, 12.000 occupati, 20.000 soci, a cui vanno aggiunti l’indotto e i numerosi servizi connessi. Da questi dati, ha spiegato Massari, si capisce anche l’importanza che le associazioni di rappresentanza si siano messe insieme. Anche per l’Appennino le cooperative giocano un ruolo importantissimo, “perchè sono costruttrici di coesione sociale e di sviluppo”. Come ritrovare la strada dello sviluppo e della crescita? “Noi abbiamo la presunzione, che nasce dall’esperienza delle nostre cooperative, di essere una risposta a questa domanda. Siamo una strada per la ripresa dello sviluppo. La cooperazione turistica e il turismo sono una risposta alla crisi. Al tempo stesso le cooperative sono e possono ancora di più essere protagoniste di un rilancio e di un nuovo sviluppo dell’Appennino.” Proprio dall’innovazione nel turismo è partito Maurizio Davolio per presentare la ricerca commissionata da Confcooperative (Federcultura Turismo e Sport) e Legacoop Turismo alla società Link, e inserita nell’Osservatorio Turistico Regionale, ricerca che si è incentrata sul turismo sportivo e su quattro esperienze di eccellenza, tra cui due reggiane: la cooperativa I Briganti di Cerreto e Cerwood.

L’offerta sportiva sul territorio – ha spiegato Paola Ragazzini di Link - negli ultimi anni, si è infatti arricchita di nuove strutture quali ad esempio i parchi avventura, o centri per la pratica di sport di nicchia (estremi), che si stanno configurando nel tempo non solo come proposte ludico-sportive sul territorio, ma anche come veri e propri elementi attrattivi in grado di stimolare flussi in arrivo. Inoltre alcune discipline sportive sono state riproposte con sempre più forza comunicativa in chiave innovativa come forme di esplorazione del territorio: cicloturismo, ippoturismo, nordic walking, ciaspole ecc. Si è così potuto allargare il bacino di utenza a nuovi mercati, che non si considerano sportivi, ma solo viaggiatori. I Briganti di Cerreto – che hanno illustratola loro esperienza con l’intervento di Renato Farina - hanno investito in continuità per creare valore sul territorio per la comunità, avviando un circolo virtuoso che ha riorientato in chiave turistica l’intera comunità e il patrimonio di riferimento. Cerwood ha una stagionalità e ha la stessa necessità di Atlantide di mantenere alta la capacità attrattiva sulla clientela potenziale anno dopo anno e lavora molto per ingenerare il fenomeno della ripetizione di acquisto. Questo approccio genera valore comunque sull’indotto anche se si deve lavorare ancora molto per passare da un turismo “mordi e fuggi” a uno di vacanza e scoperta del territorio. Le scelte di reinvestimento hanno seguito quindi specifiche linee di orientamento: sviluppare un’offerta sostenibile, rendere innovativa l’offerta turistica del territorio, creare valore per il territorio, destagionalizzare e rendere più continuativi i flussi, rispondere sempre più coerentemente ai nuovi comportamenti di consumo e acquisto.

Ha poi portato i suoi saluti del sindaco di Castelnovo ne’ Monti, che ha ricordato come proprio il suo Comune stia dando la massima importanza al turismo sportivo. E’ poi seguita una interessante tavola rotonda, coordinata da Maurizio Davolio, a cui sono intervenuti il vicepresidente della Provincia di Reggio Emilia Pierluigi Saccardi, Maura Mingozzi, dell’Assessorato Turismo Regione-Emilia-Romagna, il presidente del Gal Antico Frignano e Appennino Reggiano Luciano Correggi, il presidente del Parco nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano Fausto Giovanelli, Antonio Raschi, direttore Ibimet-Cnr, Giovanni Teneggi direttore di Confcooperative, Carlo Possa responsabile dell'Ufficio comunicazione di Legacoop Reggio Emilia, il presidente della Camera di Commercio di Reggio Emilia Enrico Bini.

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3 Commenti

  1. Per favorire la crescita del turismo in montagna forse bisognerebbe investire più in infrastrutture… e rendere la vita più facile a chi ci vive tutto l’anno.

    (D.I.)

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  2. Per vivere tutto l’anno in Appennino ci vuole un po’ di lavoro qui. Il turista può dare lavoro o sostenere il lavoro che c’è. Le azioni per il turismo vanno a vantaggio di lavora tutto l’anno in questo settore. Le nuove imprese del turismo che cresce non sono alberghi di comoda accessibilità ma spesso rifugi in luoghi meno accessibili ma comunque più desiderati. La prova sta nei funghi… Quando ci sono i funghi spariscono le curve, le buche, le frane e anche le distanze. La gente arriva al crinale… e paga anche pur di venire.

    (Commento firmato)

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  3. Gentile commento firmato, ha perfettamente ragione nel dire che se l’Appennino offrisse delle eccellenze meritevoli di essere visitate la questione viabilità, seppur importante, non sarebbe certamente un ostacolo insormontabile per i turisti. L’esempio dei funghi non è però calzante poichè con essi il turista guadagna più di quanto spende; in un certo senso sarebbe come pagare la stanza di un albergo e portarsi via l’argenteria. In secondo luogo l’esempio non funziona perchè induce a credere che basti qualcosa di “esterno” affinchè l’Appennino possa svilupparsi senza sforzo alcuno da parte degli addetti del settore, la famosa “manna dal cielo” che quando non arriva porta i suddetti a morire di indigenza. La verità è che le uniche iniziative turistiche che funzionano qui da noi si dimostrano essere quelle in cui un gruppo più o meno circoscritto di persone si riuniscono per condividere un progetto e raggiungere un obiettivo. Ma rimangono pur sempre delle nicchie e sono ben lontane dal coinvolgere l’Appennino nella sua interezza dove l’accoglienza turistica è e rimane di bassa (per non dire infima) qualità. Il problema non è quindi nell’albergo in centro o nel rifugio montano; il problema è nell’esperienza che il turista fa in qualunque posto soggiorni.
    Salute.

    (R.S.)

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