Chi non paga le rette. Chi l’assicurazione. E chi non fa credito

Povertà, foto Nicola Pezzotta

A metà febbraio mi trovano in fila allo sportello di una piccola agenzia bancaria. La stanza era molto stretta e lo stare in fila mi costringeva ad essere a ridosso dell’utente che era davanti a me e stava facendo la sua operazione parlando con il cassiere. Il timbro della voce era alto e anche se non avevo alcuna curiosità per gli affari altrui, ho involontariamente ascoltato le parole di quella persona. Stava pagando la retta di un centro diurno dove durante il mese decorso aveva affidato la cura della anziana madre. Quella persona ha svolto l’operazione di pagamento porgendo i contanti, e con estrema dignità ha espresso al cassiere la sua amarezza. Dopo quel pagamento gli restavano in tasca solo 50 euro per arrivare alla fine del mese.

Quella frase è stata un pugno nello stomaco. Leggere fatti simili certamente non fa piacere, ma viverli in diretta ti costringe ad affrontare la realtà in modo crudo, quasi violento.

Ed allora di nuovo tornano alla mente gli ultimi numeri drammatici della nostra situazione economica, le centinaia di migliaia di aziende chiuse, i posti di lavoro vaporizzati, i sessanta sfratti alla settimana che il tribunale di Reggio pronuncia e che si traducono in altrettante famiglie costrette a lasciare l’abitazione, i 140 miliardi di debiti che il sistema degli enti locali non paga ai suoi fornitori per lavori già svolti, i recenti crolli di imprese reggiane che si consideravano solide, e le prossime che ormai – dopo le elezioni – chiederanno di accedere alle procedure concorsuali, mezzi alternativi per evitare i fallimenti (alludo alle richieste di accordi di ristrutturazione dei debiti e alle richieste di concordato preventivo). Nomi insospettabili, che si ritenevano sicuri come banche (tanto che avevano milioni di prestito sociale, la sorte del quale ancora non è del tutto chiara), ora hanno procedure concorsuali nel loro orizzonte. E con loro trascinano in situazione di tensione finanziaria un indotto di piccole imprese, spesso artigiane, che non hanno più prospettive di trovare altri committenti. Gli operatori del settore edilizio della nostra provincia ne sono purtroppo i diretti testimoni.

La restrizione nella erogazione del credito bancario ormai è un dato che non può più essere definito “contingente”; è ormai strutturale, le ultime statistiche lo rivelano in modo impietoso. Si contrae il credito alle famiglie e quello alle imprese, e la contrazione si sta accentuando, al punto che ormai si contano in termini di manciate di miliardi le riduzioni dei finanziamenti a semplici cittadini e ad imprenditori.

E sempre per parlare di numeri, ormai si avvicinano a 4 milioni i veicoli che circolano sulle strade senza assicurazione. Le indagini statistiche - svolte al riguardo dalla Polizia Stradale in regioni campione - sono state rese note nei giorni scorsi.

Segnale di una crisi economica che ormai si è irradiata in ogni aspetto della nostra quotidianità.

In tutto questo l’Europa è lontana, ed il bilancio pluriennale europeo di questi ultimi giorni lo dimostra, si realizza quella frantumazione degli interessi, quell’affiorare di nazionalismi, che agli albori di questa crisi economica già si erano prefigurati. In un contesto di globalizzazione il presentarsi in ordine sparso è il peggiore degli errori, ma l’Europa non lo ha ancora compreso.

E chissà se le notizie – per ora non ufficialmente confermate - delle riserve auree di un importante paese europeo (non l’Italia , per fortuna) che paiono non poter più rientrare dalle banche centrali straniere dove sono depositate, potrà “rettificare” i comportamenti egoistici che tanto danno fanno al nostro sistema economico.

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6 Commenti

  1. Ma intanto gli sprechi continuano:
    – la classe politica è presa dalle elezioni e relative poltrone;
    – nessun taglio al settore pubblico, comuni-unioni-comunità montane-province-regioni-consorzi-bonifiche-camere commercio-agenzia entrate-catasto e infinite altre con consigli a partecipazione pubblica e remunerazioni per la sola partecipazione ai vari consigli;
    – votiamo due giorni, uno solo è troppo poco, costerebbe troppo poco e soprattutto il SISTEMA non riuscirebbe a portare al voto tanti e tanti elettori;
    – i comuni della nostra provincia, enti vicini ai cittadini, almeno loro dovrebbero esserlo, per non perdere potere e per poter continuare a spendere a loro piacimento, hanno applicato l’imu con aliquote al di sopra di quelle previste dallo Stato (quasi tutti), perchè a livello nazionale ci sono comuni “VIRTUOSI” che hanno applicato aliquote minime?
    – le aziende ormai al collasso continuano a pagare imu, rifiuti che presto vedranno aumenti a dismisura, addizionali, balzelli e costi inutili per corsi sulla sicurezza e certificazioni varie;
    – cosa facciamo? Ogni giorno amici, cittadini mi chiedono cosa fare, andiamo a votare? Cosa votiamo?
    – la risposta non si trova, certamente molti non voteranno o annulleranno la scheda, ma i più fedeli alla linea, alcuni anche contro la propria volontà o contro ciò che hanno sempre sostenuto o creduto voteranno senza accorgersi che appoggeranno il vecchio e attuale sistema visto che i nomi sono i soliti che da 20/30 anni hanno dettato e tutt’ora dettano legge, si sono opposti al taglio del finanziamento dei partiti, al taglio degli enti…….
    – è di questi giorni la decisione dei comuni della nostra provincia per decidere gli Ambiti ottimali per le unioni, la Regione ha legiferato in modo osceno, distruggendo ciò che funzionava e riaprendo vecchi schemi di aggregazioni inutili. Questi amministratori andranno forse a Roma? Pare di sì.
    – perchè non OBBLIGARE i piccoli comuni ad accorparsi per ottenere VERI risparmi, ma non solo per correre verso ulteriori trasferimenti? In questi giorni in quasi tutti i comuni si è votata una delibera uguale per tutti, dove si prende tempo, si avvieranno studi per eventuali fusioni e si rimanda tutto, ma intanto i problemi aumentano ed il pubblico non risponde, anzi peggiora le cose;
    – paghiamo ora l’incompetenza di chi ci ha governato e di chi oggi si ripropone: politici di mestiere e non persone al servizio della collettività, esempio molto semplice, è ed era sufficiente prendere una tessera “magica” per diventare esperti e competenti in tutto ed in ogni settore;
    – anche le piccolissime aziende si trovano oggi a dover concorrere con prodotti e manufatti che arrivano da altre nazioni con prezzi imbattibili a causa non della tecnologia, ma dei costi aziendali, costi orari, tassazioni completamente da altro mondo (sicurezza zero, marcature zero, certificazioni zero, stipendi e costo orario 1/4 dei nostri, elettricità 1/3 in meno, benzina molto inferiore). Chi sino ad oggi ci ha tutelato?
    – il popolo comunque li premierà ancora una volta.
    Mi scuso per la visione oscura e pessimista, rimbocchiamoci comunque le maniche e tentiamo ancora di superare questo momento, la visione ottimistica certamente ci aiuterà ed aiuterà la ripresa del nostro paese pieno di persone e maestranze di alto livello.

    (Fabio Leoncelli)

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  2. I dati previsionali UE sulla disoccupazione in Italia nel 2013-2014 sono drammatici… Si arriverà al 12% di disoccupazione.

    (Rossella Ognibene)

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  3. Giusti i vostri commenti, intanto però quel signore potrà cominciare a pensare di portare a casa l’anziana mamma. Che ci piaccia o no dovremo cominciare a tornare a contare sulle nostre forze. Mio modesto pensare.

    (Lucia G.)

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  4. Come sempre Fabio la tua visione dei fatti è a dir poco perfetta… Andremo a votare perchè lo dobbiamo ai nostri figli, anche se le tentazioni sono state tante di non votare….

    (I.C.)

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  5. Votare e` un diritto – dovere. Ma a chi, se tutti ci hanno disgustato?! Come fare per far arrivare la nostra protesta in alto? Astenersi! E` la soluzione giusta? O lascia il tempo che trova?! Chi, se ci asteniamo, prendera` in considerazione le tante astensioni? Penso che anche questa volta tocchera` votare il meno peggio e che ” Dio ce la mandi buona”.

    (Bru-To)

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  6. D’altra parte chi è disposto a svalutare l’Euro? Forse sollo Hollande, ma qui poi quelli che hanno un maghetto nascosto non ci pensano neanche.

    (Marco)

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