“Vorrei farvi sentire com’è essere autistici”. Autentica testimonianza vissuta raccontata in prima persona

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Peter Vercauteren e Maria Linda Gallo

Grande attenzione per il tema trattato questa sera nell'aula magna delle scuole medie di Castelnovo Monti: l'autismo. Organizzato dal CCQS, il pubblico dibattito è stato guidato  dai relatori dottoressa Maria Linda Gallo, neuropsichiatra infantile dell'ASL di Reggio Emilia e Peter Vercauteren, nato nelle Fiandre, docente di Inglese, trasferitosi a Carrù, nel comune di Ligonchio.

La serata inizia con una disamina su sintomi e diagnosi dello spettro autistico illustrati dalla dottoressa Gallo. L'autismo è un disturbo dello sviluppo che insorge entro i primi tre anni di vita. Esso coinvolge la sfera della comunicazione, del comportamento rendendolo ricco di stereotipie, e penalizza la relazione con l'altro. Alcuni vengono definiti autistici attivi, altri passivi, altri ancora bizzarri, strani, stravaganti. La classificazione del disturbo prevede varie forme, nessun bambino autistico è uguale ad un altro. Nelle rappresentazioni sociali dell'autismo ancora poco si sa.

Di grande utilità la testimonianza di Peter Vercauteren. Bambino definito strano, predilige lo studio delle stelle, a scuola vittima di bullismo, picchiato fino al ricovero. Perché troppo strano. Una vita in salita, ma una bella carriera, diventa prima pilota poi istruttore. Fino a un crollo. Dopo vari specialisti, la diagnosi rivelatrice delle sue difficoltà: sindrome di Asperger.

Con un filmato e poche diapositive, Peter ha narrato in prima persona cosa significa. "Per i miei insegnanti ero un incubo, testardo, incomprensibile. Sentivo la pressione di dover essere normale in un mondo autistico-ostile. Mentre vi parlo, io vedo ogni particolare nelle stanza, la mia mente si sofferma su ogni dettaglio. E ogni stimolo visivo, uditivo mi colpisce come uno schiaffo. Essere autistici è come vivere in una discoteca techno 24h al giorno."

Una persona affetta da autismo non riesce a filtrare e a selezionare le informazioni, viene aggredito dal mondo esterno che appare amplificato e insopportabile. Da qui la predilezione per il particolare, e la fatica di avere una visione globale di ogni cosa. Una modalità rigida e ripetitiva aiuta, per sopravvivere Peter rivela di aver adottato parecchie strategie. Imita, ripete, cerca di evitare gli imprevisti.

"Mentre vi parlo ho una paura terribile. Ma non sono ancora scappato."

Il pubblico viene toccato e affascinato dal racconto semplice ed efficace più di mille libri scientifici. Diretto, esemplificativo, chiaro. Vero e finalmente rivelatorio. Immagini e due filmati brevi portano dritto nel "com'è" vivere così, come si percepisce la realtà.

"Dobbiamo isolarci, decongestionarci dal mondo esterno che è sempre troppo. Non capiamo i doppi sensi, l'ironia, abbiamo tanto da dire ma non esce. Non resta che fuggire quando arriva il sovraccarico di stress. Provare empatia, mettersi nei panni dell'altro è difficile per un soggetto autistico."

Una domanda:"Cosa si aspetta un ragazzo autistico dalla scuola?" "Un po' di comprensione. E il messaggio che anche lui può svilupparsi, anche se segue un percorso diverso."

Docenti, famiglie, educatori, cittadini: chi c'era è andato a casa profondamente arricchito.

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5 Commenti

  1. Grazie infinite per averci dato un minimo di luce per capire il buio di nostro figlio autistico.

    (Elena Stiubeanu)

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  2. Grazie Ameya per aver ricordato questa serata che credo rimarrà per me indimenticabile. Tante volte ho partecipato ad incontri, convegni dove si trattava di autismo, tanti. Sull’autismo ho sentito dire di tutto e il contrario di tutto( tant’è che dentro di me mi ero creata l’idea che ciò poteva accadere in quanto il diretto interessato solitamente non aveva voce in capitolo, non poteva ribattere, spiegare e quindi si è sempre potuto sentenziare di ogni). Sull’autismo ho sentito dire e parlare tante volte ma MAI come questa volta ho provato un’emozione così forte e soprattutto un sollievo così grande. Mentre Peter descriveva con parole incredibilmente chiare e semplici immagini altrettanto chiare e dava voce a sensazioni, percezioni, difficoltà, esigenze, sensibilità, ipersensibilità che ogni giorno vedo vivere in mio figlio e alle quali però lui non ha mai potuto dare voce chiara… questa voce incontrastabile è arrivata. Mai lo avrei sperato. E’ arrivata da lontano ed è indubbiamente solo un inizio ma la mia sensazione è stata quella di sentire che qualcosa forse stava cambiando. Che ci sono delle possibilità,
    che certe difficoltà di così difficile comprensione possono essere accettate e capite maggiormente. Comprensione infatti è stata la parola usata da Peter riguardo l’atteggiamento da tenere verso chi è autistico. Comprensione. L’intervento della dott.ssa Gallo è stato molto chiaro e utile. Ho apprezzato molto come genitore il fatto che non abbia nè esaltato nè denigrato i diversi tipi di interventi o studi che spesso sentiamo riguardo le terapie o l’esordio dell’autismo. Si sa ancora poco e credo che i medici che hanno l’umiltà di ammettere questo meritano il più grande rispetto e la nostra attenzione. Grazie con tutto il cuore alle persone che hanno lavorato in prima persona per questa serata. A Peter va il mio più sincero grazie. Senza dubbio il più grande che io abbia mai pronunciato in vita mia.

    (Lucia G.)

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  3. Ero presente anche io a questa serata speciale e vorrei ringraziare, oltre alla dottoressa Gallo e a Peter, anche gli organizzatori di questo evento. Come insegnante di sostegno di un bambino autistico sono tornata a casa forse non con conoscenze in più, ma sicuramente con una maggior comprensione di quello che vive ogni giorno il mio bambino a scuola. Vorrei sapere qual è il titolo del libro scritto da Peter, mi piacerebbe davvero continuare questo viaggio per scoprire l’autismo “da dentro”.

    (Marika)

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  4. Grazie per la testimonianza diretta di chi vive sulla propria pelle ed ha avuto la possibilità di divulgarla, con chiarezza, precisione e concisione strordinaria. Penso, dopo questa testimonianza così fedele alla realtà, che solo chi non vuole capire non capisce cos’è l’autismo. Grazie.

    (Margherita Schifano)

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