Son sempre parole, ma…

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(Immagine da www.osservatoreromano.va)

Un lettore, Stefano Ferrari, ci propone qualche sua osservazione in merito ai Rosari che vengono recitati in suffragio di defunti. "Partecipo spesso ai Rosari di persone conosciute, sia all'obitorio dell'ospedale che nelle abitazioni, e purtroppo sempre più di frequente assisto ad un malcostume".

Vale a dire? "Durante la recita del S. Rosario, la cui durata varia dai 15 ai 20 minuti, molte persone continuano a chiacchierare come se niente fosse. Il silenzio viene rispettato solo da alcuni. Io mi chiedo se non è possibile fare silenzio per almeno questo tempo così breve. Non si ha rispetto, per conto mio, nemmeno per il defunto e per i familiari. Inviterei queste persone a riflettere. Si stanno smarrendo certe buone abitudini. Il partecipare a questi momenti non significa esserci stato per farsi vedere, ma dovrebbe essere un momento particolare di riflessione sulla nostra breve esistenza".

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8 Commenti

  1. Sono d’accordo, se non ne avete voglia state a casa, almeno non fate figuracce.

    (sonya29)

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  2. Sono pienamente d’accordo con il signor Stefano. Riflettiamoci tutti.

    (Valter Piacentini)

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  3. La nostra, purtroppo, non è una società in cui conta “essere”, bensì “apparire”, non mi piace nè l’approvo, ma questo è oggi il nostro belpaese. E, dopo innumerevoli anni di semina, mi pare che tutti ne stiamo raccogliendo i frutti. Condivido la sua opinione che, tristemente, racconta la nostra realtà. Invertire le tendenze e modificare il modo di pensare, comunque, statisticamente “comune”, non lo ritengo fattibile; lei come penserebbe di poter iniettare valori in una società che ne è quasi priva? Ma non tutto è negativo, tanti giovani (non proprio) come me si stanno dando tanto da fare, ma non per arricchirsi, solo per “galleggiare” e, mi creda, tante sono le rinunce, ma non ci spaventano. Ciò che realmente vorremmo sarebbe un futuro che sappiamo di non avere. Mi perdoni per l’eccessivo uso del virgolettato, ma volevo sottolineare alcune cose, la nostra società soffre, la nostra montagna “muore”, i nostri giovani non ne possono più di troppe cose; ciò che lei ha giustamente evidenziato è solo la punta di un iceberg. Cordiali saluti.

    (Davide)

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  4. Osservazione condivisibile circa la comune ipocrisia su cui, almeno in parte, poggia saldamente la società. In effetti, pare che tutte le cose che molti non si dicono a casa o al bar debbano essere concentrate in quel posto e in quei pochi minuti. Si potrebbe allora tranquillamente restare a casa o al bar. Nessuno credo sentirebbe la mancanza di una così intensa partecipazione al lutto.

    (Franco)

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  5. Veramente la gente parla come se niente fosse durante tutto il funerale, non solo durante il Rosario. Questa assoluta mancanza di rispetto è una cosa che mi ha sempre fatto andare fuori dai gangheri! Una volta, alcuni anni fa, di fronte ad una scena della serie “siamo al mercato e non ad un funerale” ho fatto vergognare alcuni signori che, mentre accompagnavamo al cimitero la mamma della migliore amica di mia figlia, parlavano e ridevano come se niente fosse. Ero così arrabbiata che non ho resistito ed ho detto loro: “Scusate, ma lo sapete che siamo ad un funerale?”. Loro sono diventati tutti rossi, hanno chiesto scusa ed hanno proseguito il loro cammino in silenzio. Una volta arrivata a casa ho detto ai miei familiari: “Quando morirò dovete far scrivere sul manifesto che al mio funerale voglio solo gente che intende rispettare il silenzio – sappiate che queste sono le mie volontà”. E sono sicura che, quando succederà, lo faranno.

    (Manuela)

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  6. Penso che bisogna essere coscienti del luogo in cui si sta. Sennò è meglio non presenziare. Anche alle esequie, credo sia rispetto non voler sdrammatizzare ma stare vicino ai familiari. Quando si vuol fare i “leggeri” con questi si rischia di fare ancora più male. Parlo per esperienza personale.

    (mn)

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  7. Condivido pienamente le parole di Stefano, in certe situazioni bisognerebbe essere molto più seri e rispettosi. Penso inoltre che sia necessario educare anche le nuove generazioni verso questi comportamenti corretti.

    (Laura)

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