La tragedia degli internati militari dopo l’8 settembre

IMI-Internati militari italiani fu il nome ufficiale dato dalle autorità naziste ai soldati italiani catturati, rastrellati e deportati nei territori del Terzo Reich nei giorni immediatamente successivi alla proclamazione dell'armistizio di Cassibile, firmato segretamente il giorno 3 e reso noto l’8 settembre 1943, quando entrò in vigore.

Il Comune di Castelnovo ne’ Monti, insieme ad Istoreco e alla rivista RS-Ricerche storiche, organizza un incontro per riflettere, nel 70° anniversario, su questo evento di svolta, in particolare per il nostro Paese, nella seconda guerra mondiale; e sulle conseguenze che esso ebbe sul nostro esercito.

Presso la corte interna “A. Campanini” (o, in caso di maltempo, nella soprastante sala concerti dell’Istituto “Merulo”), alle ore 20,30, ragioneranno su questo tema amministratori e ricercatori, coordinati da Massimo Storchi, direttore della rivista RS: Francesca Correggi, assessore alla cultura del Comune di Castelnovo ne’ Monti, Cleonice Pignedoli, ricercatrice e docente, Dario Tarasconi, ricercatore e storico. Sono previste testimonianze in video di IMI reggiani.

Informazioni: Biblioteca comunale “R. Crovi”, 0522610204-273, [email protected]nemonti.re.it

 

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2 Commenti

  1. E’ verissimo e sarò sempre riconoscente ai nostri concittadini e a tutti coloro che, pur non avendo nessuna colpa, hanno sofferto ogni tipo di angheria, mortificazioni, torture e la infernale e diabolica deportazione dai carnefici nazisti nei lager da loro pensati per annientare e sottomettere un intero popolo. Come dimenticare i nostri martiri di Legoreccio, anch’essi vittime della ferocia nazista, trucidati e torturati fino all’inverosimile, quindi gloria e riconoscenza per tutti questi valorosi che ci hanno permesso di riconquistare la libertà. Detto questo, però, desidero esprimere una piccola critica perchè quasi mai in queste occasioni ci si ricorda di chi, dopo l’8 settembre 1943, trovandosi in zone del sud d’Italia o nelle isole, con altrettanto coraggio e decisione si aggregò alle truppe alleate e combattè al loro fianco con onore, riconosciutogli dagli stessi ufficiali alleati, fino alla fine della II^ guerra mondiale. Mio padre Brenno è stato uno di questi, medaglia di bronzo, fu assegnato alla V^ Armata del generale Clark e partecipò a tutte le battaglie sul fronte tirrenico italiano a partire da Napoli fino a Castiglione dei Pepoli in provincia di Bologna, da dove a guerra finita a piedi con alcuni commilitoni giunse a casa; erano le ore 18 del 28 aprile 1945. Mio papà è morto ormai da 42 anni, all’età di 59, anche per complicazioni da malattie contratte durante il conflitto mondiale e nessuno gli ha mai riconosciuto niente se non un piccolo risarcimento di qualche migliaio di lire, per un breve periodo di due anni, dopo avere fatto visite su visite presso l’ospedale militare di Bologna. Non aveva “santi” in paradiso ma era soltanto uno sfortunato italiano nato nel 1912 che, prima il regime fascista e poi la guerra nazifascista, fu condannato a fare il soldato, fra richiami e guerre varie contro la sua volontà di vero pacifista. Provò anche a scappare – eravamo credo alla metà degli anni trenta – i carabinieri però lo riportarono al reggimento e grazie al podestà di allora di Castelnovo ne’ Monti, on. geom Celio Rabotti, se la cavò con 30 giorni di CPR. Ho voluto ricordare mio padre proprio nel settantesimo dell’8 settembre 1943 perchè era in occasione di queste commemorazioni che lamentava, molto garbatamente, queste “distrazioni” da parte delle autorità istituzionali e, aggiungo io, anche dagli storici. Grazie e distinti saluti agli organizzatori.

    (Sergio Tagliati)

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  2. Egregio signor Tagliati, la ringrazio dell’apprezzamento per l’iniziativa di ieri sera. Come spesso accade nell’organizzare una serata su vicende tanto complesse si deve scegliere una tematica senza pretendere di esaurire ovviamente ogni argomento. Nella ricorrenza, come prima iniziativa legata ai 70mi degli anni 1943-1945, si è deciso di ricordare l’8 settembre e quindi la dissoluzione delle forze armate italiane e la loro cattura. Il tema della “scelta” è stato quindi affrontato solo su quel versante. Certamente l’esperienza del CIL (Corpo Italiano di Liberazione) cui appartenne suo padre è una vicenda altrettanto significativa e, sono certo, sarà affrontata nel corso delle prossime iniziative, unitamente ad altre “scelte” (quella partigiana ma senza trascurare quella di aderire al progetto nazista e fascista). Sul tema della partecipazione italiana a fianco degli alleati le ricordo il volume di S. Pivetta (“Tutto per l’Italia” – 2011) che colma in qualche modo un silenzio colpevole, attribuibile in primo luogo alle nostre Forze Armate che nel dopoguerra non seppero (o vollero) dare il giusto risalto a quella partecipazione italiana allo sforzo alleato. L’esperienza del CIL prima e dei 6 Gruppi di combattimento poi dimostrò infatti quanto anche gli italiani fossero in grado di combattere (e bene) se solo motivati ed equipaggiati in modo adeguato.

    (Massimo Storchi)

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