Perché sì, perché no: vivace dibattito coi sindacati a Toano

Prima della serata con la Regione, martedì sera al Valverde di Cavola, in vista dell’imminente referendum consultivo tra le popolazioni di Villa Minozzo e Toano sull’ipotesi della fusione, i sindacati hanno “ deciso di incontrare i cittadini come rappresentanze montane di Cgil, Cisl e Uil unitariamente – ha introdotto Giuseppe Rossi, segretario provinciale Uil - per informare su cosa prevede la legge regionale per il futuro delle amministrazioni locali a riguardo di fusione, unione e gestione associata e, anche, quali i vantaggi e gli svantaggi dell’una o dell’altra ipotesi”. “Premetto – gli ha fatto eco Margherita Salvioli Mariani, segretaria generale della Cisl di Reggio Emilia – che spetta ai cittadini scegliere liberamente. Come sindacati, comunque vadano le cose, sono temi a noi cari il confronto, la prossimità, l’informazione. Di qui la necessità di entrare nel merito del tema. Ci è chiaro che unioni, fusioni che convenzioni sono strumenti di gestione, gli strumenti saranno efficaci o meno per come saranno utilizzati: il fine, ovviamente, deve essere quello di mantenere i servizi – soprattutto in montagna - col futuro di finanza pubblica che si prevede”.

Fusione VIlla Minozzo Toano, incontro con i sindacati

E’ entrata nel merito della problematica Roberta Roncone, segretaria regionale Fp Cisl, che assieme a Cgil e Uil ha seguito il tema della legge LR 21 del 2012 e, pure, tutto il sistema del riordino amministrativo degli enti locali avviato nel 1990 con le prime Unioni dei Comuni.

“Si arriva a fare il riordino nel 2013 – ha spiegato la sindacalista - dopo 30 anni di riforme mancate, in una condizione di emergenza. Le ultime misure finanziarie, a partire dai governi Berlusconi, hanno inciso per il 68% sugli enti territoriali dalle Regioni in giù; il governo Monti ha forzato la mano e ha deciso di abolire le Province (cosa che dovrebbe avvenire nel 2014). Ai Comuni dovrebbero essere assegnate nuove funzioni ma… con meno risorse. E’ indice di qualcosa che non va, dato che, mancando la sostenibilità finanziaria, essi non solo non possono più garantire la qualità dei servizi offerti alle comunità locali, ma sono gli stessi servizi ad essere messi in discussione”.

“I problemi di natura economica dei Comuni – ha proseguito la sindacalista – fanno da contraltare alle scadenze poste dai governi: i Comuni sotto i 3000 abitanti debbono obbligatoriamente associare tutte le funzioni fondamentali (fatta eccezione di quelle proprie comunali). A livello regionale questo è stato recepito dalla Legge regionale 21 cui, come sindacati, abbiamo chiesto e ottenuto che si attenga ai principi fondanti della nostra Costituzione. Sono il principio dell’adeguatezza (per gestire una funzione assegnata, occorrono le risorse dallo Stato), quello della prossimità (vicinanza al cittadino: non si può pensare di sposare gli sportelli lontano dalla comunità), quello della semplificazione (noi oggi abbiamo funzioni che sono spalmate tra tanti enti, es. l’agricoltura spalmata dallo Stato, alla Regione, alla Provincia, ai Gal… Troppo spesso le volte le aziende hanno a che fare con più enti per richiedere una sola autorizzazione)”.

Gli ambiti territoriali ottimali sono quei raggruppamenti omogenei dove la Regione ha deciso di fare gli accorpamenti (es. quello dell’Appennino Reggiano, ex Comunità Montana tranne Baiso, Canossa, Viano): “qui i Comuni dovranno gestire assieme almeno tre funzioni principali. Sono la pianificazione, l’urbanistica, la protezione civile, i servizi sociali, la polizia municipale, cui si sono aggiunti i sistemi informativi”. Nel caso di Toano e Villa Minozzo essi hanno già gestioni associate in urbanistica, servizi sociali e polizia municipale.

Ma in quale modo si può fare la gestione associata delle funzioni? “Essendo obbligatoria, ci sono dal punto di vista normativo tre modalità – ha spiegato la Roncone - . Nella modalità della convenzione i Comuni rimangono come sono e gestiscono assieme i servizi; però occorre creare anche degli uffici unici, tagliando gli altri; in questo caso non hanno diritto a sovvenzioni né da Stato né da Regione. La modalità dell’unione dei Comuni prevede la costituzione di un ente privo di costi della politica aggiuntivi, che è comunque un ente con proprio obblighi e funzioni. Per ovviare al problema di quei Comuni che recedevano dalle unioni – es per cambi di giunta – la Lr21 ha messo dei paletti come l’obbligatorietà dei Comuni di aderire alla stessa unione per almeno 10 anni e di mantenere i servizi per almeno 5 anni. Per le unioni la Regione prevede contributi regionali. Terza e ultima modalità è quella della fusione dei Comuni: ha un iter diverso e prevede, secondo la Costituzione e i riferimenti normativi nazionali e regionali, la consultazione e la partecipazione popolare”.

“Se il processo è partecipato e viene dal basso – ha concluso la sindacalista – in futuro ci potranno essere fusioni di Comuni, ma è un processo che va ragionato e condiviso con la cittadinanza perché è irreversibile. Un esempio lo si ha nei luoghi terremotati dove c’è stata in tal senso una forte spinta della popolazione. Le preoccupazioni più frequenti sono la perdita di identità comunale, il proprio nome,… Mentre il vantaggio principale delle fusioni è che sono, attualmente, l’unica forma di possibilità di finanziamento di contributi dallo stato. Come sindacati regionali, pur avendo condiviso il percorso verso le forme associative (siano esse le unioni o le fusioni), lasciamo alle autonomie dei singoli, Comuni e dei sindacati provinciali la libertà di discussione e di scelta. I tre paletti che abbiamo chiesto - partendo dal fatto che siamo a favore delle forme associate (perché i Comuni come sono ora non vanno più avanti) - : prevedono il coinvolgimento delle parti sociali e dei cittadini; quindi la prossimità del servizio (almeno come presidio delle cose fondamentali) per il cittadino e territorialità del lavoro e un sistema di garanzia del lavoratore; quindi di essere informati su come vanno le riunioni e le informazioni sul territorio”.

Dopo il vivace dibattito, nel quale per gli abitanti di Toano presenti si sono confrontate le ragioni del ‘sì’ e quelle del ‘no’, le conclusioni della serata sono state affidate a Matteo Alberini della segreteria provinciale Cgil: “Questa serata è già un successo perché assieme alla popolazione ci si ritrova a parlare del proprio destino. Se saranno abolite le Province conviene darsi delle gestioni comuni, se no la parte del leone la farà Reggio Emilia. C’è necessità di fare percorsi anche da correggere se del caso”.

 

IL DIBATTITO

“Perdiamo acqua, carabinieri e identità”. “Così non si può andare avanti”. Il sindaco: “Effettivamente occorreva più tempo”

Al termine delle informazioni esposte dalla segretaria Roncone, dal pubblico presente hanno preso voce diversi cittadini. Secondo Agostino Marchetti “I nostri sindaci di Toano e Villa Minozzo, si sono presi libertà che non avevano. I campanilismi aiutano a fare meglio uno contro l’altro. Qui abbiamo mentalità molto diverse. Se si mantengono aperti più presidi dove sono i risparmi? Con un Comune unico spenderemo di più. I soldi che prendono attualmente i Comuni sono garantiti, se si fondono saranno solo promesse. Villa Minozzo ha il 70% di strade dissestate, contro il 15% di Toano: brava gente, ma non vogliamo perdere la nostra identità. Perderemo anche i carabinieri”.

Carlo Benassi, assessore del Comune di Toano è per il fronte del no (e siede comunque di fianco a Michele Lombardi, sindaco, e fautore del sì): “Di gestioni associate con Villa Minozzo ne stiamo già facendo, ma sulla fusione cambierebbero completamente le cose diverse. Debiti, spalate, trasporto pubblico, scuole, lontananza tra le sedi municipali, uno è nel Parco l’altro no, Toano ha l’acquedotto e Villa Minozzo sì, abbiamo più servizi… occorre uno studio di fattibilità di 10 anni e non di 15 giorni come questo che ha accompagnato questo iter. Mercoledì sera chiederemo che il referendum non sia consultivo, ma chiediamo che sia vincolante”.

Per la preside Silvia Razzoli, applauditissima, “occorre guardare in prospettiva, abbiamo davanti delle grandi povertà, occorre mettere assieme quanto di buono si ha nelle pubbliche amministrazioni, vivere in montagna vuol dire tutelare la vicinanza e la prossimità: insieme si fa più che da soli. Ricordiamo che  Toano non ha una corriera diretta per andare a Reggio, nemmeno un pediatra di base o la guardia medica. Certo, occorre mettere dei paletti. La domanda che deve venire fuori dalla cittadinanza è quale quel tipo di ente che può essere più prossimo al cittadino, la Provincia o il Comune? Le fusioni hanno valenze diverse da un contesto all’altro. Voi che accedete al tavolo delle trattive occorre richiediate che la leggere regionale preveda dei distinguo a seconda di dove si vive”.

Michele Lombardi, sindaco di Toano e, assieme a Luigi Fiocchi, sindaco di Villa Minozzo promotore dei sì: il 6 ottobre avremo il referendum consultativo: sono convito che mercoledì sera ci confermeranno quanto già assicurato e che la Regione ascolterà comunque la volontà dei cittadini; se uno solo dei due Comuni dirà di no ci fermeremo. Questa è la 12 assemblea svolta sul tema in Comune. Solo nelle 10 assemblee di luglio hanno partecipato 300 persone. L’unico cruccio è che sei mesi sono pochi, sarebbe occorso più tempo per parlarne, forse anni; abbiamo corso troppo. Anche se in Italia siamo però siamo sempre bravi a rinviare, come sull’Imu… C’era questa scadenza e la abbiamo colta. Il processo delle fusioni non è facile, L’ex sindaco di Ramiseto mi spiegava che l’unione dei Comuni non evolverà nella fusione. I cittadini sentono ancora l’appartenenza al Comune. Intanto abbiamo predisposto un opuscolo che spiega i pareri dei consiglieri, favorevoli e contrari, e lo spediremo alla popolazione. Ci è però chiaro che così non si va più avanti: tagliando con la spendig review 250 mila euro in due anni ci stanno mettendo con l’acqua alla gola. O si torna a investire nei Comuni o saremo obbligati a fare le fusioni e le unioni. Le gestioni associate sono state obbligatorie e funzionano. In Appennino una unione a dieci comuni? Può funzionare su alcuni grandi servizi: scuola, viabilità, sanità,… non ha funzionato sui servizi sociali, sulla polizia municipale,… La Comunità Montana ha dimostrato che proprio sui servizi non si è stati capaci di funzionare. La storia dirà, in qualche hanno, se avevano ragione oppure no. Intanto le comunità locali sono state umiliate in tutti i sensi: così non si va più avanti. Ci hanno tolto il 68% delle risorse e ci hanno dato le colpe. L’Italia è sempre stata delle autonomie locali, se questo si disgrega si disgrega l’Italia”.

Una signora, pur del fronte del no, ringrazia per questa serata i sindacati e il sindaco di avere partecipato. “C’è un solo punto a favore emerso dello studio di fattibilità a favore del sì alla fusione a Toano, la presenza degli immobili. Ma perderemmo le caserme. L’incremento delle entrate sarà inferiore alle attese. Mancano i benefici dal punto di vista fiscale”.

Alla serata erano presenti anche i rappresentanti provinciali dei pensionati e i responsabili Cgil, Cisl e Uil di Castelnovo ne' Monti.

 

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2 Commenti

  1. Direi, soprattutto, ecco perchè SI alla fusione!!!….Non ce la impone nessuno ma direi che sia l’unica valida occasione da non perdere!
    L’identità l’hanno già persa da tempo quei cittadini che si sono dovuti trasferire per lavoro e che appena possono tornano nella loro terra!!! L’identità, non la residenza, l’hanno persa i nostri figli costretti a vivere lontano per lavoro. Questa è un’opportunità che può ridare l’identità!
    Nessuno ha deciso per noi e con il referendum ci è stata data la possibilità di scegliere.
    Considerata l’importanza di questa decisione, che rispetto in ogni caso, mi auguro che ognuno decida valutando e ragionando con la propria testa, pensando non al proprio orticello ma soprattutto al futuro dei nostri giovani e valutando che, comunque, i nostri comuni andranno a scomparire e saranno altri a decidere per noi!

    (Giuli)

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  2. Solitamente critico, questa volta devo ringraziare e fare i complimenti ai sindacati ed ai relatori intervenuti per il modo imparziale in cui hanno esposto ed illustrato le cose. La decisione ora spetta ai cittadini verso i quali è sicuramente mancato il dovuto coinvolgimento sul nascere del progetto nonostante lo avessi sollecitato in tutti i modi ed in tutte le sedi. Come consigliere favorevole alla fusione, posso affermare che si è cercato, da parte nostra di dare sempre una corretta informazione attenendoci a leggi e regolamenti in vigore, mentre dall’altra parte ci sono state molte supposizioni o prospettate solo situazioni negative; noi abbiamo cercato, esclusivamente per il bene dei toanesi, di cogliere questa opportunità sapendo che sarebbe data a loro la facoltà di scegliere col voto al referendum di procedere o no alla fusione e ora siamo al dunque… Ora ognuno scelga secondo coscienza, ognuno valuti le proprie ragioni ma soprattutto non dimentichiamoci che questa è una scelta importante e che in gioco c’è un po’ del nostro futuro, per questo andate a votare… Votando per il NO grossi cambiamenti non ci saranno e chi ritiene che le cose vadano bene così come sono fa bene a votare NO; chi invece, come me, vorrebbe che in questa benedetta montagna cambiasse qualcosa, stavolta può provare a farlo votando SI. Io ci spero. Se verrà fatta la fusione i tanti problemi che abbiamo restano tutti e ci sarà da impegnarsi, da darsi da fare, ma se lo faremo tutti insieme i risultati ci saranno. Comunque vada, per una volta saremo stati noi a decidere, ne raccoglieremo i frutti o ne pagheremo le conseguenze, comunque vada in bocca al lupo…

    (Antonio Manini)

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