La voce agli studenti

Agostinelli

Gabriele Agostinelli e Filippo Lugari dell'IIS

Due studenti dell'IIS, Istituto di Istruzione Superiore, scrivono al Ministro Kyenge in occasione della sua visita a Castelnovo Monti per incontrare il mondo della scuola. Ecco il testo dei due interventi del 19 ottobre scorso, letti da loro stessi al Teatro Bismantova.

Intervento di Gabriele Agostinelli 5°B IIS Alberghiero

"Ragazzi: così ci chiamano.

Ci svegliamo al mattino, riempiamo i nostri zaini con un mucchio di libri sottolineati a colori fosforescenti, e mangiamo qualcosa in  fretta  giusto per non sentire lo stomaco brontolare.

Passiamo le nostre mattinate tra i banchi di scuola, pagine piene di appunti e il rumore delle voci dei professori.

Ma alla fine attendiamo soltanto il suono della campanella, per quei 10 minuti di pausa, che ci spettano di diritto.

E quando torniamo a casa e accendiamo la tv, le solite notizie riempiono le nostre teste. Il governo non funziona, l’economia crolla, e i politici non fanno altro che blaterare, e urlarsi in faccia. E ci dispiace.

Ci chiediamo perché chi ci dovrebbe rappresentare è così diverso da noi, dai nostri ideali. Ci chiediamo dove abbiano nascosto il nostro futuro, ma soprattutto dove abbiano nascosto il nostro presente. Perché è adesso che viviamo. Adesso.

Non sappiamo neppure di chi fidarci. Ci sentiamo presi in giro dai media, che non fanno altro che confezionarci notizie su misura per la nostra presunta stupidità. VIP che indossano i loro vestiti firmati e telegiornali che dedicano loro minuti su minuti.

E noi che ci domandiamo a chi può interessare davvero.

E ci dispiace.

Politici che discutono nei loro comodi salotti di problemi e problemi, quando i problemi, quelli veri, li creano loro. E ci dispiace. E ci dispiace anche del fatto che i nostri nonni non arrivino a fine mese. E ci dispiace che a Lampedusa muoia gente uguale a noi, perché avrei potuto esserci anche io, lì in mezzo.

E ci dispiace che noi, i ragazzi, quelli giovani, che non hanno troppa voce in capitolo, siamo esclusi dalla vita dei grandi. Come se poi, noi, non avessimo il diritto e il dovere di diventare grandi. E ci dispiace.

E siamo stanchi dei problemi che avete creato, e siamo stanchi di sentire sempre le solite notizie e di vedere sempre le solite facce e ascoltare sempre le solite minacce da parte di quei politici che giocano a fare i bambini “capricciosi”.

E siamo stanchi che  giochino col nostro presente. Siamo stanchi dei problemi, ma il vero problema è che continuare a discutere di problemi non è la soluzione.

Non vogliamo vivere in un’Italia ingiusta, rivogliamo la nostra bellezza, quella di Paese e cultura.

Non vogliamo essere costretti ad emigrare  per realizzare i nostri sogni. Vogliamo studiare la nostra storia, vogliamo creare la nostra storia.

Vogliamo essere ascoltati, davvero.

Se la smettessimo di concentrarci sui problemi e ci concentrassimo sulle soluzioni, sarebbe un mondo migliore.

Distinti Saluti Da Parte Di Tutti Gli Studenti"

Intervento di Filippo Lugari 5° A Agrario IIS

La mia non vuole essere una forma di supposizioni e nemmeno un libero esercizio di retorica.

Sin da quando ero piccolo mi è stato insegnato il concetto d’ integrazione e di una visione cosmopolita del mondo.

All’ inizio della mia adolescenza, parlo dei primi due anni di scuola secondaria, questi concetti si sono  trasformati da un insegnamento familiare ad un credo interiore che è tutt’ oggi radicato in me.

È appunto in questo periodo che ho realizzato anche che non tutti la pensano come me: la forte influenza razzista che c’ era nei primi due anni di scuola media aveva portato alcuni ragazzi italiani ad isolare me e i ragazzi stranieri con cui ero amico, arrivando anche a praticare violenza fisica nei nostri confronti.

Solo nell’ ultimo periodo ho provato a percepire quello che poteva essere il loro punto di vista: poteva essere paura, oppure voglia di farsi vedere, anche ignoranza, fatto sta che restava razzismo.

Il mondo cambia, il tempo passa, e oggi posso dire, ovviamente in base a quello che vedo e che percepisco, che il numero di persone che inizia ad accettare come stile di vita un comportamento tollerante è in crescita, ma l’ integrazione non ha a mio parere risentito più di tanto un aumento.

È positivo che tanti abbiano assunto un comportamento tollerante nei confronti degli extracomunitari, ma come sappiamo, la tolleranza è sì un passo per l’ integrazione, ma non è integrazione.

È da dire che anche le persone di un'altra nazionalità , pur ricoprendo cariche importanti, subiscono anche loro razzismo, basti solo pensare alle offese fatte all’ Onorevole Ministro Kyenge, per cui purtroppo ogni straniero è soggetto ai tempi nostri ad un’ umiliazione pubblica.

Parlando d’ integrazione nel posto dove attualmente la nostra crescita sociale è maggiore,  e cioè la scuola, credo che vi siano molti mezzi che favoriscono l’ integrazione e vorrei soffermarmi un attimo su quello che è un progetto di stage che alcuni alunni del mio istituto porteranno a compimento.

I ragazzi infatti aiuteranno la popolazione di una zona del sud dell’ Etiopia nella coltivazione di piante tropicali e in altri lavori che mirano a migliorare il benessere delle persone.

Il tutto in collaborazione con G.A.O.M. , un associazione umanitaria ONLUS non a scopo di lucro che coordina il progetto.

Credo che questo gesto di volontariato sia una forma di integrazione, ben più elevata di quella che si conosce in quanto con questo progetto la popolazione locale potrà arrivare gradualmente ad un livello di vita più simile a quello sociale di oggi.

Quest’ anno per me è l ‘ultimo anno, e come penso molti studenti stiano già facendo, si cerca di capire se si vuole frequentare un università finiti gli studi oppure se si vuole cercare di inserirsi nel mondo del lavoro.

L’ articolo 25 comma 2 delle norme sull’ ammissione e sulla frequenza degli studenti stranieri extracomunitari nelle università italiane dice che il numero degli studenti stranieri nelle università italiane che vengono presi ai test di ammissione non deve essere inferiore al 5% e non deve essere maggiore del 10%.

Si capisce subito che questo crea una disuguaglianza e un' ingiustizia nei confronti di uno straniero che magari possiede capacità superiori rispetto ad un italiano; se invece si applicasse lo ius soli (diritto del suolo)  si concretizzerebbe una reale competizione tra capacità e non tra “nazionalità”.

Grazie per l ‘ ascolto.                                                                                                 Lugari Filippo

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4 Commenti

  1. E’ scandaloso che alcune domande che noi studenti abbiamo proposto non siano state fatte.

    (Studente)

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  2. Dov’è lo scandalo? Forse dipende dal contenuto o dal tempo del briefing… Oppure, potrebbe anche esserci lo scandalo, ma sai, bisogna anche saper perdere in t’la vita. Ti invito ad essere più esplicito e a firmarti. Ciao!

    (Marco Notari)

    Rispondi
  3. E’ stata proprio una bella giornata, sfortunamente abbiamo avuto poco tempo per questo incontro.

    (Studente)

    Rispondi
  4. Carissimi studenti che siete intervenuti, ma anche tutti gli altri, vorrei dirvi che avete ragione su ogni punto che avete esposto ma, come è stato anche ai “miei tempi”, quelli del ’68 avere ragione non serve, quello che serve è fare! Vorrei sentirvi, vorrei sentire la vostra voce e non sapete quale enorme importanza avete, perché siete voi il futuro, siete voi che dovete indicare quale via percorrere, dove andare. Durante l’ultimo trentennio non ho più sentito la voce dei giovani e ora ci resta solo da dire “mi dispiace”? Io credo in voi!

    (Giunchiglia)

    Rispondi

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