Cosa diciamo quando parliamo di Parco?

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Fausto Giovanelli, presidente del Parco Nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano, Giorgio Pregreffi, sindaco di Ligonchio e Fabio Filippi, Consigliere Regione Emilia Romagna, oggi sabato 9 novembre, hanno ricevuto la visita ufficiale di Marco Flavio Cirillo, Sottosegretario al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.  Alla visita ha partecipato anche l'Eurodeputata Iva Zanicchi.
Alle ore 11 di stamane il gruppo ha visitato l'Atelier delle Acque e delle Energie, accompagnati da Benedetta Barbantini di Reggio Children che ha spiegato loro la filosofia del progetto e le attività che si svolgono nell'Atelier ospitato nella Centrale Idroelettrica Enel di Ligonchio (RE). Alle ore 12.30 il sindaco, Giorgio Pregheffi, e delle autorità presenti hanno salutato gli ospiti.  A seguire è stato offerto un buffet con menu a base di prodotti tipici del territorio presso il Ristorante 'Rifugio dell'Aquila'.
La giornata prosegue a Castelnovo ne' Monti dove alle ore 16, nella sala del Consiglio Comune, si è svolto l'incontro 'Appennino e Parchi: nuove frontiere per l'educazione allo Sviluppo Sostenibile e i turismi dell'ambiente e della cultura'. Partecipi all'evento, oltre ai rappresentanti dell'Amministrazione Comunale di Castelnovo ne' Monti,  Fausto Giovanelli, Presidente Parco Appennino Tosco Emiliano; Iva Zanicchi – Europarlamentare; Luigi Grasselli - ProRettore Università di Modena e Reggio Emilia; Ilenia Malavasi - Assessore Istruzione scuola Università e Ricerca della provincia di Reggio Emilia; Fabio Filippi - Consigliere Regione Emilia Romagna; Giuseppe Eugenio Pagani - Consigliere Regione Emilia Romagna. A concludere l'evento l'Onorevole Marco Flavio Cirillo, Sottosegretario al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Ancora una volta si è riconosciuta l'importanza di una condivisione di mission per valorizzare e tutelare la cultura e il territorio. La sinergia delle agenzie educative e promotrici dello sviluppo ambientale è cruciale per poter valorizzare ciò che già c'è e in tal modo passarlo alle nuove generazioni, stimolando, proponendo e facendo conoscere. Un territorio narrato, esplorato, conosciuto e custodito anche in modo affettivo, crea identità, cittadinanza e appartenenza.
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Un Commento

  1. “Un territorio narrato, esplorato, conosciuto e custodito, anche in modo affettivo,…” scrive Ameya Canovi. Colgo in queste quattro parole un invito e anche una critica tesa a chiedere di comunicare in modo meno burocratico e meno in politichese l’essere Parco. Di “affettività”, intesa tecnicamente, nel linguaggio della psicologia, non sono esperto. Credo anche siano giusti un certo pudore o una certa misura nell’esprimere sentimenti personali quando si opera e si parla esercitando una funzione pubblica. In sostanza però voglio rispondere che “sì”, capisco le ragioni di questa sollecitazione critica. Su questo punto molti, comunicatori in primis, possono fare meglio di me. Ho cercato di “dire la mia” su questo, nelle prime pagine di “Si fa presto a dire Parco”. Queste: “(il Parco) Doveva essere il custode e il talent-scout di un senso di comunità e di un orgoglio identitaria moderni. Se non è una cosa che riguarda le persone, se non viene da dentro, un Parco non è. O meglio non vive davvero. Diventa solo un altro soggetto della burocrazia pubblica. Può servire anche quella, ma non è nei sogni di nessuno. E non ha la vitalità creativa che serve per rianimare un territorio che è da mezzo secolo in crisi, non per carenza di risorse economiche, ma per emorragia di risorse umane. Perché la capacità creativa, che è naturalmente propria della risorsa umana, non sempre riesce ad esprimersi. Nasce solo dal bisogno o dalla passione. Quella della generazione dei nostri genitori nasceva dal bisogno. Quella dei nostri ragazzi mi sembra(va) potesse nascere solo dalla passione. O forse, aggiungo ora, con la crisi epocale che stiamo vivendo, dalla consapevolezza che il futuro non é più garantito come appariva esserlo solo 20 anni fa. Un parco nazionale deve per forza essere anche un progetto politico, ma non può avere come protagonisti solo soggetti istituzionali. Un tempo la molla del cambiamento in Appennino era il bisogno. Ora può essere solo amore: quello che deriva dalla conoscenza, dalla cultura e dalla passione per i valori ancestrali e moderni che sono depositati nel territorio.” Mi riconosco ancora in queste parole e credo che l’educazione ambientale che il Parco svolge (in prima persona o sostenendo altri soggetti e operatori) molto debba avere a che fare con questo.

    (Fausto Giovanelli)

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