“Questo rifugio cadrà presto a pezzi”

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"Siamo i ragazzi di crinale.it. Volevamo fare presente lo stato di abbandono del Rifugio Emilia 2000. Il rifugio si trova all'arrivo della ex seggiovia 2000 di Febbio ed è da parecchi anni incustodito e lasciato al degrado più totale. Per tutti gli escursionisti e scialpinisti è sempre stato meta di un comodo punto di appoggio e riparo per rinfocillarsi e cambiarsi prima di riaffrontare la discesa verso valle. Purtroppo le recenti bufere di vento hanno divelto la copertuta in lamiera situata sul tetto del rifugio".

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"All'interno in molti punti gocciola dal tetto - viene fatto presente - e sul pavimento si sono formate molte pozze d'acqua; la perlina delle pareti è tutta imbarcata e anche le travi di sostegno stanno lentamente cedendo".

Sostanza: "Se non si provvede al più presto nella prossima primavera a degli interventi di manutenzione questo rifugio cadrà a pezzi. Chiediamo cortesemente a tutti i frequentatori di questa bellissima zona di non utilizzare questo rifugio come una discarica, ma di averne cura assicurandosi di chiudere il portone principale per evitare che la neve si depositi al suo interno".

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11 Commenti

  1. Il rifugio 2000, insieme a tutti gli impianti e le attrezzature, è stato appena rilevato da una cordata locale di Febbio dopo tre anni in cui era indisponibile in quanto rientrante nella procedura fallimentare della Alto Crinale. A quanto ne so ora dovrebbe essere avviato il restauro di tutta la stazione, ivi compresi i tre rifugi acquisiti nell’operazione.

    (Luca Tondelli)

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  2. Di certo non si lascerà andare in rovina un rifugio che ha sempre reso orgoglio a tutti gli abitanti della Val d’Asta. Credo si farà di tutto per recuperare questo magnifico punto d’appoggio per escursionisti e scialpinisti.

    (Mattia Casotti)

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  3. L’auspicio è che si colga l’occasione per affrontare un recupero dignitoso, quale il contesto meriterebbe. Evitiamo se possibile i soliti “rimedi” fatti in casa, spesso con molta approssimazione, e per una volta proviamo a sollecitare un piccolo concorso di idee che offra l’opportunità di valutare diverse opzioni per trasformarlo in un buon esempio di architettura montana, fruibile ed accogliente ma anche consono al luogo ed al paesaggio circostante. Riuscirà la nuova proprietà a raccogliere anche questa piccola sfida? Grazie e buon lavoro.

    (Luigi M.)

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  4. Mi fa male al cuore vedere il rifugio in questione in questo stato. E non solo il rifugio ma anche la seggiovia “2000” che oltre gli sciatori in inverno portava in quota anche tanta gente in estate. Mi auguro che almeno per il rifugio si possa procedere velocemente ad un recupero, coinvolgendo eventualmente volontari e tutti coloro che amano il nostro stupendo Appennino.

    (Franco)

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  5. Presidente Masini, faccia un piccolo sforzo, Lei così attiva, presenzialista e mai doma prenda l’iniziativa, coinvolga il volontariato e generosamente consegni loro un modesto contributo e vedrà che il problema si risolverà. Reggio 2000, con un po’ di buona volontà e qualche euro, si può recuperare e ridare così la possibilità ai tanti escursionisti estivi ed invernali amanti del monte Cusna di continuare le loro escursioni certi di trovare, arrivati lassù, un luogo accogliente e sicuro. Questo auspicabile intervento è una piccola grande cosa che dimostrerà, ancora una volta, che si può con poco dare molto e farsi apprezzare per l’attenzione e la sensibilità. Grazie

    (Sergio Tagliati)

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  6. Quando si parla di Febbio e del suo decadimento mi viene una gran nostalgia: da piccolo, avrò avuto 6 o 7 anni, ricordo la prima trasferta a Febbio, per me che ero abituato al Fornello di Casina era un bel passo avanti! Sentivo parlare della “millecinque” e della “duemila” come qualcosa di mitico, e le attese furono ben corrisposte. Dopo tanti anni e soldi spesi, più o meno bene, la situazione è quella attuale, però con la speranza che la nuova cordata possa ridare lustro ad un posto stupendo. Siccome però è anche palese che lo sci da solo forse non basta, ogni volta che leggo qualcosa su Febbio qui su Redacon torno a proporre la possibilità del “downhill”. In soldoni trattasi di discesa da pendii con MTB. Perlomeno se ne potrebbe parlare e comunque sarebbe una attività fruibile praticamente per otto/nove mesi all’anno, se si escludono i periodi di innevamento e di pioggia: a questo punto si avrebbe il comprensorio in funzione praticamente tutto l’anno. Si deve inoltre considerare che il “downhill” sta prendendo piede un po’ ovunque ma aree realmente attrezzate, almeno in Appennino Reggiano, non ce ne sono e siccome gli impianti presumo andranno perlomeno rivisti per le varie omologhe sarebbe opportuno, anche solo a livello di indagine preliminare, sapere cose ci vuole per il carico bici e quali normative vanno rispettate, poi… se son rose fioriranno.

    (Andrea Ganapini)

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  7. Il Rifugio Emilia 2000 altro non era che il bar di servizio alla seggiovia. Morta la seggiovia è morto pure il rifugio, cioè ben prima del collasso dell’intera stazione sciistica. Anche io, come tanti, ho bellissimi ricordi legati a Febbio e a tutto ciò che c’è intorno, ma ritengo che recuperare un simile manufatto (peraltro a mio parere edificato in modo ed in una posizione discutibile) sia molto fuori luogo. La seggiovia 2000 è marcia ed ha tutti i documenti scaduti. Occorrerebbe installare un impianto completamente nuovo, dubito quindi che ciò avvenga, almeno nella prossima decade (= milioni di €). E poi farla arrivare sul crinale è stato un errore dal momento che erano più i giorni che era ferma che quelli in cui funzionava, per causa forte vento e poca neve. Però c’era il prestigio di avere una seggiovia in Emilia a 2000 mt e bisognava vendere case… Ma anche questo è un mio parere. Ad ogni modo recuperare il bar, senza la seggiovia, sarebbe di sicuro uno sperpero di denaro per nulla, una piccola cattedrale nel deserto dal momento che per la gente che passa non si riuscirebbero neanche a coprire i costi di gestione, figuriamoci quelli del restauro. Per non parlare di un eventuale reddito del fantomatico (e folle) gestore. In inverno potrebbe infatti fatturare una decina di caffè al weekend agli scialpinisti, in estate subirebbe la concorrenza degli altri 4 (quattro!) rifugi nelle vicinanze. Per non parlare della difficoltà logistiche legate all’approvvigionamento delle scorte, senza seggiovia e senza accesso per il gestore. Occorrerebbe infatti tracciare un percorso per fuoristrada lungo le ex-piste, stendere ghiaia per renderlo carrozzabile, ecc. Assurdo. Ricordiamoci che è un parco nazionale. A questo punto, e lo dico con amarezza, l’unica cosa da fare è smantellare tutto, bar e seggiovia 2000. Perlomeno si eviterebbe di deturpare con rottami fatiscenti le bellissime terre alte del crinale.

    (Jarno Dall’Asta)

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  8. Tralasciamo, si fa per dire, il senso di rabbia e davvero di disgusto nell’assistere a fallimenti, più o meno voluti, come questo di Febbio in merito al quale sarebbe oltremodo interessante conoscere tutti i veri perchè e per come, “dietro le quinte” compresi, si è arrivati a tanto. Basterebbe che una Giustizia, peraltro degna di questo nome, verificasse se tutto si è svolto in modo corretto. Tutto ciò premesso, la proposta di Andrea Ganapini è assolutamente condivisibile; gli scettici o i critici a prescindere sono invitati caldamente a percorre una quarantina di km da Castelnovo ne’ Monti per raggiungere il comprensorio del Cimone!

    (Paolo Comastri)

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  9. L’idea non sarebbe quella di rimettere il bar in funzione, ma solamente di rendere il rifugio agibile per tutti gli escursionisti e scialpinisti che lo frequentano durante tutto l’anno. In certe condizioni meteorologiche avverse può fungere da comodo riparo e punto d’appoggio. Gli interventi urgenti che andrebbero fatti sarebbero quelli di risistemare la copertura sul tetto e di rendere più pulito e agibile la sala interna. E ovvio che tutto ciò potrà essere programmato per la prossima stagione estiva. Noi ragazzi del crinale.it, se la nuova gestione sarà d’accordo, saremmo ben lieti di dare una mano per intervenire sui lavori più urgenti. Ci stiamo anche attivando se fosse possibile recuperare anche qualche finanziamento da parte del GAL o della Provincia.

    (Matteo, crinale)

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  10. Bravo Matteo, queste sono le iniziative da apprezzare e non i vari commenti di persone che lascerebbero andare tutto in malora dicendo la solita frase: “è gia stato sperperato troppo denaro in queste opere”. Credo che con la buona volontà di Matteo e di altri ragazzi volenterosi non sarà necessaria una cifra astronomica per consentire a questo mitico rifugio di non cadere a pezzi.

    (Carlo Rivi)

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  11. Ovvio che non credo abbia senso parlare di rifugio o bar gestito allo stato attuale! La struttura c’è e smantellarla è sicuramente più caro che evitarne il crollo, visto che per il momento non ha gravi danni strutturali (le travi cadenti avevano solo funzioni estetiche). La, credo, giusta richiesta è quello di preservarlo dal degrado ulteriore per poterlo utilizzare come bivacco, e di non trasformarlo in discarica (abbiamo già portato a valle vari sacchi di rifiuti).

    (Alessandro)

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