Il fascino e l’incanto dei presepi di carta

Presepio francese

A Castelnovo ne’ Monti le scene della Natività tornano ad animare le sale espositive di Palazzo ducale dal prossimo sabato 21 dicembre (inaugurazione alle ore 17). Quest’anno l’ormai tradizionale esposizione natalizia vedrà arrivare a Castelnovo ne’ Monti preziose e rarissime scene di carta da tutto il mondo, grazie alla collaborazione di Sigma Supermercati, della Comunità montana dell’Appennino reggiano e dell’Associazione italiana amici del presepio e di “Cammino ad Oriente”.

In particolare, la mostra di questo Natale porta alla conoscenza dei visitatori l’origine e l’evoluzione che i presepi di carta hanno avuto in diverse parti del mondo nel corso del tempo – Italia, Francia, Spagna, Germania, Inghilterra, Repubblica Ceca, Stati Uniti – e con molteplici tipologie costruttive. Si è voluto tracciare dei percorsi sia di indirizzo storico che geografico, tali da far emergere come questa forma di presepe è stata ed è elemento diffuso e comune.

Per comporre queste opere, oltre al semplice modo di ritagliare e posizionare liberamente e con fantasia le figure per realizzare il presepio, si sono applicate le più svariate tecniche: dai pop-up apribili a libro, ai teatrini cartonati, ai delicatissimi presepi vittoriani oppure i preziosi presepi carosello, che si aprono a 360 gradi con un susseguirsi di varie scene come l'annunciazione, l’adorazione dei pastori e dei Magi, la fuga in Egitto, ecc. Un modo semplice di trasformare elementi bidimensionali in maquettes tridimensionali, divenendo dei veri e propri diorami teatrali rappresentanti la scena della Natività.

Purtroppo molto di questo patrimonio nel corso del tempo è andato irrimediabilmente perduto. La fragilità della carta, molto sensibile alla variazione dell’umidità e della temperatura, da un lato e per un fattore culturale dall’altro, in quanto spesso il presepio in carta è stato considerato il presepio dei poveri, sono motivi che hanno comportato la distruzione di notevoli esemplari, considerati di poco conto. Solo negli ultimi anni, grazie a ricercatori e collezionisti, si è potuta salvare una parte di questo patrimonio artistico e culturale, consentendo la formazione di raccolte di grande valore, comprendendo le più svariate tipologie costruttive.

L’invito è quello d’immergersi nella visione di questi originali capolavori presepistici e, come avrebbe detto Giorgio Strehler, …iniziare a sognare.

Spiega l’assessore alla cultura Francesca Correggi: "In questi anni di crisi il Natale ci pone sempre più davanti a serie riflessioni sulle difficoltà del periodo. Un Natale che si fa necessariamente, forse anche fortunatamente, più sobrio, rafforzando il valore del tenersi stretti come comunità e dell'affrontare insieme la complessità del momento. Anche per l'esposizione di presepi che verrà ospitata a Palazzo Ducale, resa possibile dal fondamentale sostegno di Sigma e della Comunità montana, abbiamo voluto dare un piccolo segnale di sobrietà: ospitare presepi di carta, proprio quel tipo di presepi considerato più povero e umile ma non per questo di minore valore artistico e simbolico".

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Il presepio viene definito come “la rappresentazione tridimensionale della nascita di Cristo con figure a tutto tondo e non fisse in modo tale che il costruttore le possa disporre secondo la narrazione evangelica e secondo il proprio estro”. La tradizione del presepio di carta, probabilmente è nata in Italia a partire dal XVIII secolo per poi diffondersi in ambito mitteleuropeo (Germania, Austria e Repubblica Ceca).

Distinguiamo tre tipologie di presepi in carta:

1- presepi con figure dipinte a mano su carta, fissate su un supporto (cartone o legno), scontornate e collocate in un allestimento presepistico;

2- presepi con figure ritagliate da fogli riprodotti a stampa, già colorate o da colorarsi, fissate su supporto (cartoncino o compensato), scontornate e collocate in un allestimento presepistico;

3- presepi di carta a teatrino, già pronti e facilmente richiudibili con la tecnica della fustellatura.

Con riferimento alla prima tipologia, Francesco Londonio (1723-1783) è stato il più importante artista italiano che vi si cimentò (a lui sono attribuiti i famosi presepi dipinti della chiesa di S. Marco a Milano e del collegio barnabitico di S. Francesco a Lodi) e fu successivamente emulato da altri artisti come Vito D’Anna, Bernardo Galliari, Andrea Appiani e Giuseppe Carsana. Dai quadri le figure si staccano, scontornate, assumendo una propria autonomia formale, pur rimanendo bidimensionali.

Per quanto riguarda la seconda tipologia, bisogna ricordare che i primi fogli, realizzati incidendo su legno oppure su lastre di rame o zinco le sagome dei vari elementi (personaggi, animali, alberi o architetture) inizialmente non erano veri e propri presepi, bensì semplici composizioni da appendere. Solo in seguito tali fogli non colorati furono pensati per essere ritagliati, dipinti a pennello o a tampone, con il sistema detto dai francesià pochoir (si utilizzavano delle mascherine in zinco traforato in modo tale da lasciar passare il colore liquido solo su alcune zone della stampa). Queste figure venivano a loro volta fissate su un supporto (cartoncino o legno) con l’impiego di colle animali o vegetali. Le sagome venivano composte con elementi scenografici come drappeggi, stoffe e bordure di vari materiali per ottenere eleganti allestimenti presepiali. Tra gli stampatori italiani più importanti si ricordano i Soliani di Modena, attivi per oltre due secoli dalla metà del Seicento fino alla metà dell’Ottocento; Giulio Cesare Bianchi, che operò tra il 1753 e il 1780; la stamperia Remondini di Bassano, che nel periodo più intenso arrivò ad avere un organico di oltre mille dipendenti; i Marchiati delle cartiere Fabriano ed infine i Vallardi di Milano (prima metà Ottocento). Dalla seconda metà dell’Ottocento con l’avvento della tecnica calcografica della litografia, prima, e della cromolitografia, poi, la diffusione divenne talmente rapida che quasi tutte le stamperie avevano nel loro catalogo uno o più presepi. Si segnalano in particolare le produzioni delle stamperie milanesi de’ Castiglioni, le officine grafiche “Sagdos”, lo stabilimento litografico e tipografico E. Macchi, la Marca Stella, le stamperie Carroccio (Fabbrica d’immagini), la Marca Duomo, la Marca Piccoli, la Marca Gallo, Ferrea, Trionfo ed, a Monza, la Marca Cicogna di Villasanta ed il Cartoccino.

Per quanto riguarda la terza tipologia di presepi in carta a teatrino, furono le medesime stamperie che pubblicavano i presepi in fogli da ritagliare a sviluppare parallelamente anche un’affascinante produzione di presepi apribili con un semplice movimento, in modo da trasformarsi in maquettes tridimensionali, veri e propri diorami teatrali rappresentanti la scena della Natività. La produzione dei fogli e dei presepi a teatrino è proseguita, in Italia, fino agli anni Cinquanta del XX secolo. Buona parte di questo patrimonio artistico è andato purtroppo perduto. Da un lato – si diceva sopra – ciò è dovuto alla facile deperibilità del materiale, la carta, sensibile all’umidità, e dall’altro lato a un fattore culturale: il presepio in carta è stato visto come presepio dei poveri, di coloro che non potevano permettersi d’acquistare delle figure plastiche in gesso, legno o terracotta. Per questo motivo è stato considerato per sua natura di valore artistico, oltre che economico, minore. Ciò ha spesso comportato la distruzione per incuria di molti esemplari, ritenuti di poco conto. Solo in tempi relativamente recenti è sorto uno specifico filone di collezionismo che ha alimentato ed alimenta tuttora un mercato antiquario ed in alcuni casi ha consentito la costituzione di raccolte museali di grande valore.

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La mostra, come detto, inaugurerà sabato 21 dicembre p.v., alle ore 17, negli spazi espositivi di Palazzo ducale (via Roma, 12/B), con un momento di saluto delle autorità e l’intervento musicale a cura della sede “C. Merulo” dell’Istituto superiore di studi musicali di Reggio Emilia e Castelnovo ne’ Monti con il Coro delle classi quarte delle scuole elementari di Castelnovo e Felina diretto da Maria Ielli e con Luca Razzoli alla fisarmonica.

Saranno quindi possibili le visite secondo il seguente calendario: fino al 6 gennaio p.v. (giorni di Natale e Capodanno compresi) tutti i giorni dalle 15 alle 18; dal 7 gennaio e fino al termine, 2 febbraio 2014, il venerdì, sabato e domenica sempre dalle 15 alle 18.

Informazioni: biblioteca comunale, tel. 0522-610204, [email protected]

 

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