A proposito di uccellagione e richiami vivi

Durante la seduta di ieri, 14 gennaio, dell’Assemblea legislativa della nostra Regione Emilia-Romagna la consigliera regionale dei Verdi Gabriella Meo ha rivolto un’interrogazione a risposta immediata all’assessore all’agricoltura Tiberio Rabboni sul tema dell’uccellagione e dell’utilizzo dei richiami vivi nell’attività venatoria nella nostra regione, chiedendo in particolare l’ammontare dei finanziamenti pubblici che le province erogano ai soggetti gestori gli impianti di cattura.

“L’uso dei richiami vivi – spiega la consigliera Meo – è un tipo di caccia anacronistico, di gravissimo impatto sull’avifauna migratoria, eticamente ormai inaccettabile e secondo milioni di cittadini da proibire, ma, essendo purtroppo ammesso dalla legge nazionale, viene praticato anche in Emilia-Romagna, soprattutto nelle province di Ravenna, Forlì-Cesena e Bologna”.

“Nella mia replica all’assessore Rabboni – continua la Meo – ho voluto ricordare l’inumanità di questa pratica vergognosa, che consiste nella cattura di questi animali con reti, nella loro tortura legalizzata in barba alle norme, mantenendoli in cantine buie per mesi o dopandoli con massicce dosi di ormoni, affinché al momento giusto cantino più forte per attrarre loro simili verso la morte, con gravi danni fisici e comportamentali”.

“Nella stagione venatoria in corso la Regione ha autorizzato le tre province a mettere in funzione 30 impianti fra roccoli, prodine e copertoni (1 per Bologna, 13 per Forlì-Cesena e 16 per Ravenna). Sono impianti muniti di reti da uccellagione che possono catturare legalmente fino a 5.614 esemplari di allodola, colombaccio, cesena, merlo, pavoncella, tordo bottaccio e tordo sassello, che finiranno rinchiusi per sempre in minuscole gabbiette come richiami vivi utilizzati dai cacciatori negli appostamenti di caccia; e tutto ciò viene addirittura attuato con finanziamenti pubblici ai gestori degli impianti”.

“Infatti, a differenza di altre realtà regionali in cui vengono gestiti da dipendenti provinciali, in Emilia-Romagna tali impianti fanno generalmente capo ad associazioni venatorie o imprese o comunque a soggetti privati che gestiscono un patrimonio indisponibile dello Stato, la fauna. I dati relativi al 2012 indicano che la Provincia di Forlì-Cesena ha stanziato quasi 56.000 euro, quella di Ravenna quasi 39.000 euro, mentre quella di Bologna per l’unico impianto in esercizio ha erogato circa 3.000 euro. E’ incredibile che gli enti pubblici riescano ogni anno a trovare i soldi per torturare decine di migliaia di piccoli uccelli!”.

“All’inizio del 2011 – conclude la consigliera dei Verdi – la Commissione europea ha dato avvio, proprio sulla cattura degli uccelli da utilizzare come richiami vivi, ad una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia e perciò, se il nostro paese verrà condannato, tutti gli italiani dovranno dunque pagare di tasca propria le sanzioni imposte per punire i provvedimenti illegittimi a favore dei soliti cacciatori".

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Aggiornamento 17 gennaio 2014

In merito a quanto comunicato dalla consigliera regionale dei Verdi Gabriella Meo, relativamente all’attività di cattura e cessione di volatili utilizzati come richiamo nell’esercizio venatorio, la Provincia di Forlì-Cesena ritiene doveroso precisare che le spese di gestione di queste strutture sono interamente a carico dei cacciatori e dunque non vengono assolutamente finanziate con risorse proprie della Provincia. "Infatti quest’Amministrazione, con apposite direttive, ha stabilito la somma che il cacciatore è tenuto a corrispondere alla Provincia all’atto dell’acquisizione del richiamo. Tali introiti derivanti dalle cessioni che versano i cacciatori costituiscono l’unico corrispettivo che la Provincia riconosce annualmente agli operatori autorizzati. Sostanzialmente, quindi, la Provincia opera solo come un soggetto intermediario obbligato per legge a gestire tale flusso di denaro per poter effettuare i dovuti controlli. Inoltre, l’attività è controllata e avviene nel rispetto di scrupolosi adempimenti quali l’inanellamento degli esemplari catturati e la registrazione degli stessi in appositi registri di carico/scarico forniti dalla Provincia. Come avvenuto altre volte in passato, c’è chi su questi temi sistematicamente tende a diffondere informazioni che non trovano riscontro nella realtà al solo scopo di generare scalpore".

(AtcRe4 montagna)

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2 Commenti

  1. Proviamo a pensare quante pecore si potrebbero risarcire ai pastori che hanno avuto danni da canidi con i finanziamenti dati a questi impianti. Etica a parte, che non è uguale per tutti…

    (Alberto Gambarelli)

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  2. Quello che però Atc non ha chiarito è se c’è o no da parte della Commissione europea una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia. Non vorrei pagare multe per il diletto di qualche cacciatore…

    (Ty)

    Rispondi

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