La nostra Grande Bellezza

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ll cast de "La grande bellezza"

Il cinema è vuoto, o quasi. È una di quelle domeniche di ottobre con la pioggia a dirotto e fuori fa freddo. Così io e il mio amico che si chiama Zac abbiamo deciso di guardarci un film. A dire il vero non ne capisco molto di cinema. La locandina è tutta rossa e a me il rosso piace da impazzire perché è il mio colore preferito. Il regista non lo conosco, però ho letto da qualche parte che se la cava piuttosto bene. Si chiama Paolo. Piacere Paolo, io sono Gabriele, penso.

Poi il titolo.

La Grande Bellezza.

Mioddio, la grande bellezza. Quella di cui parla Dostoevskij? Quella che salverà il mondo? Non so.

Si spengono le luci in sala e di fianco a me ci stanno due signore medio-borghesi che parlottano sottovoce. Così trattengo il fiato per le prime immagini, di turisti che ammirano Roma, e ci rimangono male, per tutto quello che ha, per tutta la sua bellezza; a uno di loro viene pure un infarto.

Che la festa abbia inizio!

Ed è una bolgia di forme e di persone tutte colorate, la poesia dei loro gesti, la mediocrità del loro essere, fallite e potenti allo stesso modo, nello stesso modo. Poi la prima inquadratura su Jep Gambardella (Toni Servillo), scrittore e protagonista assoluto della pellicola, ma anche protagonista assoluto di tutto il resto: di quella Roma piena e deserta, di monumenti e di gente vera, con i propri limiti e i propri sogni sempre un po’ troppo distanti.

Protagonista di un’Italia in degrado, un’Italia esteta, decadente, un’Italia letteraria e cinematografica soprattutto oggi che l’immagine sembra molto più importante della parola. E Paolo, il mio amico Paolo, lo ha capito davvero.

Così i personaggi si rincorrono in un turbine di emozioni, fra “artisti” che non hanno bisogno di spiegare proprio un c...o, ex soubrette televisive che tirano coca e si gonfiano la faccia di botulino, nobili ricche innamorate di Jep e del suo unico libro, L’apparato umano, e nobili in pieno disfacimento senza più nulla.

Poi c’è Ramona (Sabrina Ferilli), spogliarellista di quarant’anni che non ha ancora trovato se stessa, ma forte lo stesso, incrollabile. Ci sono proprio tutti. Ci sono suore, santità, badanti straniere, attricette di teatro e mafiosi latitanti. E in tutti loro c’è un briciolo di bellezza, non quella che salverà il mondo, ma quella che potrebbe salvare loro dal nulla, il nulla e il vuoto e il niente che li riempie fino all’orlo, quello di cui avrebbe voluto scrivere in un romanzo Flaubert ma non c’è mai riuscito. Magari però, quel romanzo, lo scriverà Jep Gambardella, chissà.

Così poi è successo che La Grande Bellezza ha spiazzato le giurie di mezza Europa e ha vinto pure il Golden Globe. E oggi, Paolo, se ne può tornare a casa, nella nostra bella Italia, con la statuetta più importante di tutte, l’Oscar, che mancava in patria dai tempi di Benigni e del suo La vita è bella.

Sempre di bellezza si tratta, infondo.

“Le vedi queste persone? Questa fauna? Questa è la mia vita. E non è niente.” (Jep Gambardella)

Gabriele Agostinelli

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9 Commenti

  1. Complimenti per questo bell’articolo. Fa venire voglia di guardare “La grande bellezza” per vedere se un poco di questa bellezza che forse può salvarci è già presente in noi!

    (cc)

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  2. Vivi, ragazzo, vivi. Scrivi, ragazzo, scrivi. E grazie di farci partecipi. Aspetto il tuo primo libro di racconti, so che non manca tanto.

    (Prof per sempre)

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  3. Ma che bravo questo ragazzo! Cogliere in maniera così precisa il geniale talento di Sorrentino, mai scontato né banale, alla sua età è davvero sorprendente. Bravo Gabriele e soprattutto bravo Paolo Sorrentino, che con la sua “Grande bellezza” ha confermato quello che sospettavo già da tempo: quell’uomo è il più grande di tutti!

    (Caterina)

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  4. È proprio vero che quando noi italiani raccontiamo la bellezza incantiamo il mondo.

    (SG)

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  5. Complimenti per il bel commento. Pur non conoscendo il film già dalla prima lettura sono rimasta affascinata dalla sensibilità descrittiva della varia umanità che popola il film e dal modo di raccontarla. Mi permetto un piccolo appunto pur non essendo una letterata. Leggendolo ho avuto un momento nel quale ho percepito una nota stonata (di questo sì, me ne intendo). Questa sensazione l’ho avuta arrivando alla parola ora mitigata da alcuni puntini. Sia chiaro, non mi dà noia la parola in sè, alla quale siamo ormai abbondantemente abituati ma non la trovo in sintonia col registro linguistico dell’intero scritto, una nota stonata per l’appunto. Capisco che, data l’età dell’autore, questa parola appartenga al suo linguaggio quotidiano ma la continuità linguistica dello scritto, a mio parere, ne avrebbe guadagnato con l’uso di un altro termine. Mi azzardo a fare questo piccolo appunto molto personale, per l’ammirazione che ho nei confronti dell’autore al quale auguro una brillante carriera di scrittore. Con simpatia.

    (Anna Maria Gualandri)

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  6. Critica puntuale, sintesi perfetta! Personalmente il film mi ha non poco intristito, la bellezza recepita dal suo lato più superficiale e malinconico. Ho visto una società senza capo e senza coda, come nella realtà, dove non distingui la legalità dalla legge, la tolleranza dai tolleranti, la civiltà dall’essere civile, l’intelligenza dalla furbizia, l’amicizia dall’interesse, la conoscenza dal sapere e tante ma tante altre contraddizioni; ecco appunto una società che vive nella contraddizione più grande che abbia mai visto, un po’ come un quadro di Picasso, stupendo ma dove non si capisce un “tubo”.

    (Sergio F.)

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  7. Grande film e ottimo commento. Volevo segnalare alla signora Gualandri che la frase coi puntini di Gabriele Agostinelli è tratta da un dialogo del film.

    (Paolo Romei)

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    • Grazie per l’informazione. Mancando le virgolette della citazione e non avendo visto il film pensavo fosse la descrizione dell’autore.

      (Anna Maria Gualandri)

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  8. Grazie a te ho apprezzato il film, ottimo commento, sei giovane, coltiva bene questo tuo talento. Sai veramente scrivere bene, continua così, puoi dare tanto. Bravo! “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. (Gandhi)

    (Giovanna Lombardi)

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