Sulle orme di Armido

Le orme del lupo copertina

La copertina dell'ultimo libro

Da poco è nelle librerie l'ultimo suo libro, "Le orme del lupo", una raccolta di racconti brevi. Parliamo di Armido Malvolti, castelnovese, da quasi vent'anni ormai scrittore a tempo quasi pieno; e apprezzato, come stanno a testimoniare anche i tanti trofei vinti su e giù per lo Stivale.

Nel dare notizia di quest'altra uscita editoriale, approfittiamo per un breve scambio di impressioni oltre il merito stretto della sua ultima produzione.

Armido, come si è evoluto, nel tempo, il suo atteggiamento davanti al "foglio bianco"?

Alle elementari ero bravissimo in italiano, poi alle medie andai in crisi e il “foglio bianco” mi spaventava. Attorno ai 16-17 anni mi prese una gran voglia di leggere e la lettura mi aiutò a cambiare il mio approccio alla scrittura. Nel corso degli anni, per i lavori che ho svolto, ho scritto molto, ma non sapevo di avere una naturale predisposizione per scrivere storie. Dopo i cinquanta ho scoperto che mi basta avere un’idea, anche molto vaga, e che davanti al foglio bianco (ora però si tratta di un computer) la storia si materializza quasi automaticamente, tanto che a me resta solo il compito di raccontarla come la vedo nella mia fantasia.

Qual è stata la molla che ha dato il via al primo libro, che risale ormai a quasi 20 anni fa (e poi ad una scia regolare di uscite)?

Volevo lasciare alcuni ricordi della vita contadina tra la fine della seconda guerra mondiale e gli anni sessanta, poi a Portofino (in quel periodo lavoravo lì) mi capitò di assistere a una retata di "Mani pulite" e la trama di “Era bionda l’altra Valentina” prese corpo nella mia mente. Ricordo che iniziai a scrivere il 4 gennaio del 1994. Poi quanta fatica per pubblicare… Di certo non potevo immaginare che di libri ne avrei scritti altri cinque e che avrei ottenuto decine di riconoscimenti in concorsi letterari in ogni parte d’Italia.

Oltre la narrativa, ha mai pensato a qualche saggio? Se fosse, su cosa si cimenterebbe (a parte le memorie, che lasciamo al futuro)?

Credo che scrivere saggi sia molto impegnativo e difficile; non so se posseggo le basi culturali sufficienti. Se mai dovessi provare, mi piacerebbe documentare l’evoluzione del rapporto tra l’uomo e la terra (coltivazioni agricole ma non solo) nel corso del novecento. Ora però intendo riposarmi per un po’ perché scrivere questi 15 racconti è stato difficile e faticoso.

Armido MalvoltiTante persone, sempre più persone scrivono. Qual è la sua impressione in proposito?

Credo sia positivo che in molti scrivano: significa che sentono il bisogno di condividere emozioni, sentimenti, conoscenze, ricordi che custodiscono dentro di sé. Tra l’altro è un modo coinvolgente e gratificante di comunicare. Dal mio punto di vista molti di questi scritti, diciamo minori, rivestono un’importanza pari o maggiore di certe opere di grande successo perché pompate da stampa e tv, ma che non di rado sono costruite o riadattate in laboratorio. All’aumento del numero di chi scrive non corrisponde, purtroppo, un aumento del numero di chi legge. Questo non è sicuramente un bene. (gdp)

* * *

Questi i racconti che compongono "Le orme del lupo" (Arezzo, Helicon, 2014, 322 pp., € 15,00, prefazione di Neuro Bonifazi, copertina e disegni interni di Mauro Moretti):

1) Le orme del lupo

2) L’hanno chiamato Tito

3) Per colpa di una parola

4) La badante di Romeo

5) Non come Gesù

6) Non per amore ma per fame

7) Paradisi cibus

8) Il lepre Geronimo

9) Il portiere con la gonna

10) Due segreti per tre femmine

11) La processione dei cornuti

12) La lepre al pronto soccorso

13) L’ospite d’onore

14) Mr. Baù

15) Facce di tolla

 

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2 Commenti

  1. Devo ringraziarti di tutto cuore per avermi fatta un poco di compagnia, non molta, perchè l’ho letto tutto d’un fiato, come si usa dire, e debbo dirti che mi ha molto coinvolto, anche per i riferimenti al nostro magnifico Appennino, del quale devo dirti conosco ogni sentiero; ed ogni zona, avendolo percorso in lungo e in largo, subito dopo la guerra, avendo i muli e facendo il vetturale, mestiere che mi piaceva molto, anche se era di grande fatica, ma di grandi soddisfazioni. Un giorno forse se ne avrò voglia mi piacerebbe raccontare tutte le avventure che ho vissuto nei nostri boschi, che dopo pochi anni erano stati rasi quasi tutti al suolo per venderne la legna, unico introito per tanta gente di montagna di quei tempi.

    (Beppe)

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  2. Appena avrò acquistato e letto il tuo libro ti saprò dire le mie impressioni e verrò per l’autografo. Sabato scorso, quando hai dovuto lasciare la presentazione del libro “Nove galline e un gallo” per un precedente impegno, ti sei perso un pomeriggio esilarante, non solo per la simpatia delle autrici e dell’autore ma per la bravura dei “Fer-Straz”, che sono riusciti a farci divertire con le loro simpatiche trovate, la sfilata delle varie galline, la lettura di una pagina del racconto di ognuna di loro, tutto in un tono leggero e divertente. Ottimo anche il becchime. Ti saluto.

    (Paola Agostini)

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