Home Cultura “Se fossi qui”, il primo libro di Gabriele Agostinelli

“Se fossi qui”, il primo libro di Gabriele Agostinelli

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se fossi qui
La copertina del libro

C’eravamo lasciati con questa domanda: “E quanto dobbiamo aspettare per il tuo primo libro?”.

Aveva risposto così, aveva risposto: “Come mai tutta questa fretta?”.

Ora l’attesa è finita.

Un anno fa era iniziata questa specie di corsa o di passeggiata fra le cose scritte e le parole dette, le premiazioni e le persone conosciute. Persone con occhi e sguardi diversi, con voci che tremano per l’emozione e le mani pallide. I capelli mossi e i vestiti addosso.

Poi è nato un libro, che potrebbe essere pure un album fotografico, o un cd masterizzato. Perché ci sono immagini e canzoni, in questo libro. E soprattutto racconti.

Se fossi qui, perché questo titolo?

Mi piaceva l’idea del tempo verbale, congiuntivo imperfetto, periodo ipotetico della possibilità, e ho sempre pensato che tutto è possibile (così, coniugando anche male i verbi). Ho sempre pensato che questa cosa fosse possibile, quella di scrivere delle storie che avevo dentro e che avevo voglia di raccontare. Delle storie che erano mie e basta, e che ora possano essere un po’ di tutti. Come una sorta di regalo, e i regali non si rifiutano quasi mai. Poi è bella questa cosa che non è espresso il soggetto, perché potresti essere tu e potrei essere io, potrebbe essere chiunque. Se tu, se io, se chiunque fosse qui.

Come è nata questa raccolta di racconti?

Mi ricordo che era uno di quei giorni di inizio autunno e che stavo ascoltando Allevi o qualcosa del genere e  mi era venuta in mente l’idea di fare una specie di playlist di racconti, un po’ come con l’iPod, che ti infili le cuffie nelle orecchie, scegli i brani che ti piacciono di più e chiudi gli occhi. Poi sogni, quello che ti pare. Però avevo anche voglia di cambiare soggetti e storie, e sapevo che se avessi scelto le mie canzoni avrei scritto le solite cose che scrivevo già. Ho chiesto a Emanuele Ferrari, il mio editore, di consigliarmi un brano, così a caso. Gli ho parlato di questa idea dei racconti ispirati a certi brani musicali, gli avevo detto che mi sarebbe piaciuto fossero usciti per MontePiano, la rivista con cui avevo già collaborato. Lui mi ha detto: “Perché non ne facciamo un libro?”.

Così i brani sono stati scelti da Emanuele, non è stato difficile?

Beh, mi piacciono le sfide. La maggior parte dei brani che Emanuele mi consigliava non la conoscevo, e magari mi faceva ascoltare un pezzo jazz da nove minuti e io pensavo ‘MA CHE CAVOLO SCRIVO ADESSO?’. È divertente, se ci ripenso ora! Poi però iniziavo a scrivere e non mi fermavo più.

Quanto tempo ti ci è voluto per scrivere i racconti?

In realtà c’erano giorni che scrivevo anche due o tre racconti. E sono venuti fuori tutti insieme, in un paio di settimane. La mia idea era quella di scrivere nove racconti tutti diversi, ma legati a loro in un qualche modo. Credo che ciò che accomuna queste storie siano il ritmo, la schiettezza, la sincerità con le quali vengono raccontate. In queste storie quello che conta sul serio è il mondo intorno, fatto di persone importanti davvero, come la famiglia e gli amici, come quegli amori che sembrano per sempre. Ma non è detto che vada tutto bene. Credo che ognuno abbia il proprio percorso, credo che più ostacoli affronti più sei consapevole di te stesso. Credo che certe cicatrici ti diano più bellezza.

Come nascono i personaggi dei tuoi racconti?

I personaggi che racconto hanno storie vere, dietro, come certe persone che incontri nella vita, con i propri dolori e i propri sorrisi. Le proprie gioie e i propri problemi. E le persone interessanti sono sempre piene di problemi, che magari nascondono pure a loro stesse, ma se guardi bene, puoi vedere la loro luce, le cose che hanno scritte negli occhi. Le storie che scrivo io sono già scritte dentro le persone che incontro per strada, nei corridoi a scuola, nelle discoteche il sabato sera. Le persone di cui scrivo io non hanno più voglia di raccontarsi balle per stare tranquille. Però non sempre ci riescono, a non raccontarsi più balle.

Ma c’è qualcosa di positivo in tutto questo?

C’è qualcosa di positivo in ogni storia, in ogni piccola cosa. Nei dettagli. Nessuno dei miei personaggi si arrende mai per davvero, sono sempre in cerca di un modo migliore di vivere, con in faccia mille sorrisi. E comunque il titolo è tutto positivo!

E la copertina come è nata?

La copertina esprime tutta la bellezza, tutta lo dolcezza che si cela in ogni persona, il fatto che anche da soli si è immensi come l’infinito, che anche da soli non si è soli per niente, come cercano di narrare i racconti. Avevo chiesto a Yasmine Fiorini di scattare qualche foto per la copertina e aveva scattato un sacco di foto, ma a me piaceva questa. E ho scelto questa. Alcune altre foto, invece, sono all’interno del libro, come un racconto a sé. Yasmine prima di tutto è un’amica. Le piace fotografare e a me piacciono le persone a cui piacciono le cose che fanno. È per questo che ho pensato subito a lei e non a un professionista. Yasmine ha tutta la vita davanti, ma da qualche parte dovrà pure iniziare. A me piacciono gli inizi. E poi così il libro è come una casa immensa dove dentro ci stanno persone che ascoltano canzoni e guardano fotografie, una casa dove ripararsi, una casa in cui tornare quando si è stati fuori troppo tempo.

Tu che musica ascolti?

Quando ero piccolo ascoltavo i Finley. Beh, loro cantavano questa canzone che si chiamava Tutto è possibile, e credo sia merito loro se ho creduto davvero che tutto è possibile. Ora però ascolto cose diverse, indirizzate verso la musica indipendente, non perché credo che sia più ‘figa’ della musica commerciale, ma semplicemente perché mi piace di più. I miei punti di riferimento sono Le luci della centrale elettrica, che scrivono certe canzoni che sembrano certi racconti di una strana felicità, quella che ti lascia con le palpebre chiuse a sognare anche in mezzo ai bombardamenti generazionali. E poi ci sono I Cani, e la loro è una felicità diversa, tipo come quando sei a ballare e non puoi fare altro che saltare in mezzo alla gente con la gente che salta insieme a te.

Non hai neppure vent’anni e hai già pubblicato un libro, che effetto ti fa?

Ci sono giorni e anche notti che ci penso un sacco, a questa cosa. Che non ho ancora vent’anni, che sto vivendo il mio sogno, e che ho scelto di viverlo nonostante tutto e tutti. Quelli che quando avevo tredici anni mi dicevano che non avrei mai fatto nulla di buono nella vita. Non era bello, tutto questo. Non era bello per niente. E ho scelto un’altra vita. Non ho mai pensato che quella che loro mi raccontavano potesse essere davvero la mia vita. E poi ci sono anche quelli che dicono che sono egocentrico e che penso solo a me stesso e che sono un montato e blah blah blah. Ma chissene frega? C’è chi parla così perché non ha nulla di meglio da fare, e c’è chi parla così perché non è felice per niente. La felicità è un’altra cosa. La felicità, quella vera, è potersi dire: “Questa è la mia vita.” Credo non sia giusto che siano gli altri a scegliere la tua vita, e non dovresti permetterglielo mai.

Quando e dove presenterai il libro?

Il ‘Se fossi qui tour’ inizierà mercoledì 7 Maggio presso il Teatro Bismantova di Castelnovo ne’ Monti, alle ore 10:15, dove in realtà non faremo una vera e propria presentazione, ma un reading teatrale. Sarà una festa bellissima con un sacco di emozioni e di parole che ti entrano in testa. Poi presenteremo il libro in altre occasioni, stiamo pensando alla libreria All’Arco di Reggio Emilia e alla festa del Parmigiano Reggiano a Casina, che offre sempre un notevole scenario culturale. Per il resto mi devo impegnare per la maturità, quindi ci concentreremo di più a Settembre sulle presentazioni, dopo essermi preso un paio di mesi di stop. O quasi.

Così finisce che ci salutiamo un’altra volta, ma questa volta non gli chiedo più niente. Mi aspetto altre sorprese. Tutto qui.

Il libro esce per la collana Le tasche

della casa editrice Abao Aqu

ed è disponibile in libreria a partire dal

6 maggio 2014

Pagina ufficiale: https://www.facebook.com/sefossiquilibro

Gabriele Agostinelli vive nell'Appennino reggiano e frequenta l 'IIS di Castelnovo ne' Monti.

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2 Commenti

  1. Gabry, sei entrato nella nostra vita e sei rimasto nei nostri cuori; siamo davvero orgogliosi e felici nel vedere che stai realizzando i tuoi sogni. Purtroppo mercoledì non potremmo essere presenti al Bismantova, ma ti facciamo un grosso in bocca al lupo e che “la strada ti venga sempre dinanzi e il vento soffi alle tue spalle” (antica benedizione gaelica). Un abbraccio.

    (Roberta, Massimo, Benedetta, Federico e Filippo)

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