E se noi montanari dessimo il buon esempio all’Europa?

La montagna reggiana è stata tra le ultime terre d’Europa a essere testimone di quello che era il continente diviso, prima della Comunità e poi Unione europea.

Fascismi, popolazioni che vivevano in uno stato di costante paura, rappresaglie, stragi e massacri. Eserciti stranieri che marciavano sul nostro suolo, un territorio depredato, villaggi bruciati. Entrando in ogni casa da Vezzano fino al Passo del Cerreto si possono ancora incontrare i testimoni oculari di quei momenti. Ragazzi e ragazze nati negli anni venti e trenta, che talvolta portano ancora le cicatrici sulla pelle dei dolori della seconda guerra mondiale. Uomini e donne che durante la guerra non potevano certo immaginare che solo pochi decenni dopo, avrebbero avuto nipoti liberi di viaggiare in un’Europa unita, con una moneta comune, con la possibilità di studiare grazie a progetti europei in una continente finalmente in pace. Una scommessa politica partita cinque anni dopo la caduta del nazismo e che ha portato ad uno spazio di democrazia e progresso senza eguali nella storia dell’umanità.

Non è finita qui. Quello che stiamo vivendo oggi è un processo unico, 500 milioni di persone stanno cercando di unirsi politicamente per assicurare un futuro prospero e di pace alle generazioni future. Credo che come cittadini della montagna reggiana abbiamo una responsabilità storica, un obbligo morale: il dovere di dare il buon esempio al resto d’Europa e di andare tutti alle urne il 25 maggio.

L’Unione Europea sta attraversando una fase difficile, di profonda impopolarità. Del resto, non è un’istituzione perfetta, mancano ancora molti passi verso il suo completamento politico, ed esiste un deficit democratico. Malgrado gli stati membri vogliano spesso mantenere questa situazione ibrida, Bruxelles viene poi utilizzata dagli stessi come perfetto capro espiatorio, di pronto utilizzo, un colpevole presunto che non cerca mai di scagionarsi perché non ne ha gli strumenti.

Proprio per questo è necessario un mandato forte del Parlamento Europeo. Dare un segnale rilevante, mostrare la voglia di partecipare al dibattito europeo, che dovrà essere sempre più democratico e trasparente, richiedere più potere al Parlamento e meno alle chiuse conferenze intergovernative tra gli stati membri, gelosi delle loro sovranità nazionali ma in pratica svuotate in un mondo globalizzato.

L’Europa è un’opportunità, non un ostacolo non un limite. Potrei fare un elenco non esaustivo di tutti i vantaggi materiali di fare parte di questa comunità di persone, ma preferisco la sua parte più ideale. Essere federalisti europei è forse oggi l’ultimo dei grandi ideali politici di possibile realizzazione. In un mondo interconnesso gli stati nazionali non hanno (ed avranno sempre meno) gli strumenti adatti per difendere gli interessi dei propri cittadini.

Domenica notte avrò il privilegio di essere a Bruxelles per l’Election night, presso il Parlamento europeo. Ci saranno giornalisti da tutto il mondo, arriveranno i risultati in diretta da 28 paesi diversi e dopo poche ore sapremo la composizione del parlamento dell’ottava legislatura. Naturalmente non rappresenterò nessun partito o istituzione locale, ma mi piacerebbe potere dire di venire dall’Appenino reggiano: una delle aeree con la percentuale di votanti più alta d’Europa. L’Unione europea ci costa quanto un caffè al giorno. Credo che questo prezzo valga il beneficio di vivere nella zona più democratica e libera del mondo.

 

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11 Commenti

  1. Un gran bel pistolotto. Peccato che abbia scarsa relazione con la pessima situazione economica dovuta in gran parte all’introduzione della moneta unica. Nonostante questa appassionata perorazione, resto convinto che la scelta di non votare o, ancora meglio, dare un voto antieuropeo sia altrettanto civicamente e politicamente nobile.

    (Likud)

    —-

    NOTA DELLA REDAZIONE: La storia non è frutto nè di articoli di giornale nè di perorazioni. E’ fatta di scelte, come quelle della libera circolazione delle merci, delle persone e della moneta unica, o, anche, di non scelte, come il non voto o il voto antieuropeo. Certo dinnanzi ai grandi drammi della storia (dalla seconda guerra mondiale ai profughi che muoiono in mare e alle nuove povertà) è sicuramente più difficile trovare soluzioni ed è sicuramente più facile (o banale?) non scegliere o essere “anti”. La storia, alle volte, insegna. (GA)

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  2. Mi piace.

    (Fausto Giovanelli)

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  3. Per essere onesti fino in fondo bisogna anche ricordare come sono nati certi regimi orribili che ci hanno portato alla seconda guerra mondiale; c’era una crisi economica spaventosa e le forze politiche non hanno saputo dare risposte adeguate. Io vedo molte similitudini con la situazione attuale. Ma spero proprio di sbagliarmi.

    (Lorenzo)

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  4. D’accordo GA, però l’articolo, a mio modo di vedere, addolcisce molto l’amara realtà dell’Unione europea. Una provocazione, certo, però: di quel “caffè al giorno” incomincio a non sentirne più il bisogno. Manfredini, visto che caldeggia con tanta passione la partecipazione alle elezioni (cosa peraltro giusta) deduco che abbia le idee chiare. Beato lei, per me il panorama politico è squallido e inquietante. Cordialità.

    (Sincero Bresciani)

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  5. Tendo a dare ragione a Lorenzo. La storia, ciclicamente, si ripete sempre. Fateci caso: le motivazioni sono sempre state e saranno sempre le stesse, cioè il danaro, il potere economico, o la religione usata come scusa per ottenere il potere, ovviamente economico. L’errore di questa Europa, nata dagli errori di chi l’ha creata in questo modo, Prodi in primis, è stato quello di creare una moneta unica svincolata da una economia comune. Non basta legiferare sulla libera circolazione delle merci e/o dei popoli. La libera circolazione, specialmente di questi ultimi, crea surplus di offerta di manodopera, il quale surplus provoca una offerta al ribasso per la richiesta di lavoro. Dando vita a nuove forme di sfruttamento di manodopera. Così è sempre stato e così sempre sarà. A meno che… A meno che non si azzerino ad un indice minimo comune i debiti pubblici dei paesi facenti parte l’unione europea e si “limiti” l’accesso stesso alla unione dei soli paesi storici della stessa. Non è detto che inglobando altre nazioni che hanno storia ed origini totalmente avulse dal nucleo centro-occidentale possa essere di qualche utilità. L’inglobamento di più disparate nazioni ed etnie ed il moltiplicarsi dei suoi cittadini non crea per forza una Europa più grande e quindi più forte. Anzi, è proprio il contrario. L’Europa non è L’euroO. L’euro in questo momento è la zavorra dell’Europa, super valutato, e quindi “caro” per l’acquisizione di materia prima e “caro” per l’esportazione di prodotti finiti. L’Europa la si crea con una unica gestione politica, non solo economica, dettata da una pianificazione di ripristino strutturale che comporti sacrifici sì delle tre/quattro nazioni più deboli (Italia in primis) ma anche chiedendo con forza una frenata economica alla Germania, la quale approfitta delle disgrazie altrui per avvantaggiarsi nei confronti degli altri stati aderenti ed una più forte azione di convincimento verso l’Inghilterra per una sua adesione, per far sì che il peso politico della una Nuova Federazione di Stati Europei possa avere titolo politico comune sulle scelte che modificheranno il corso del nostro pianeta. Le votazioni europee, così come è impostata attualmente l’Europa, non produrranno nessun miglioramento al malessere comune che unisce molti partiti euro-scettici che stanno spopolando attualmente. Il potere economico, come sempre, tiene in ostaggio le idee politiche. L’Europa delle Banche ha ucciso l’idea di Unione Europea. Prevedo una fortissima percentuale di astensionismo, di disinteresse, che forse sarà il vero segnale importante per dar modo che qualcuno si accorga che le cose vanno cambiate. Fateci caso: in questa tornata elettorale tutti hanno parlato di Europa sì oppure di Europa no, ma nessuno ha detto Europa come!!!

    (Fabio Mammi)

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  6. L’Appennino, a ben vedere, non ha confini amministrativi. E’, piuttosto, come innumerevoli altre regioni, un ambiente storico-culturale. Ed esprime, proprio per questo, un omogeneo senso di appartenenza. Altiero Spinelli, a cui penso faccia riferimento Matteo Manfredini, denunciava con grande anticipo le degenerazioni autoritarie e corporative degli stati nazionali, indicandone i limiti. Nel mondo interconnesso, che evoca Matteo, una opportunità su cui riflettere potrebbe essere quella rappresentata dal progetto di una forte Europa Federalista in rapporto di sana interdipendenza con le identità e le culture locali. Si creerebbero per questa via, a mio parere, anche le premesse per le tanto auspicate, quanto per ora disattese, nuove forme partecipative e di rappresentanza dei cittadini al governo del territorio.

    (Giovanni Nicolini)

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  7. Bravo Matteo. L’Europa (con la E maiuscola) è una grandissima opportunità e non un limite. Deve però cambiare la politica e la visione politica di Europa. Ci vuole un’unione politica vera con politiche comuni non solo a livello agricolo, penso alla politica estera, alla politica energetica, industriale, commerciale, etc. Inoltre le scelte strategiche vanno decise a livello europeo con grande coraggio pensando al futuro. Stiamo perdendo tanto del benessere che avevamo perchè abbiamo pensato solo all’oggi senza una politica europea di respiro, chiudendoci a riccio nelle false paure della crisi economica, del terrorismo e del nuovo ordine mondiale liberista. Negli anni 50-60-70 si guardava avanti, per creare veramente una nuova società e una nuova Europa intesa come casa comune dei cittadini europei. Dobbiamo ripartire da lì, senza farci prendere in ostaggio da facili e “di corto respiro” personaggi populisti, estremisti, xenofobi e critici a priori. Guardare avanti e pensare a come trasformare questa unione europea in un grande stato, dove non comandino i burocrati e le lobbies ma i cittadini. Andare a votare domani è un passo verso questo! Votare qualcuno che creda in una nuova Europa altrettanto!

    (Simone Bertani)

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  8. Giusto stare in Europa. Ancor più giusto uscire dall’euro. Basta con questa moneta che strozza i nostri contadini, artigiani, agricoltori e piccoli imprenditori. Basta con questa moneta che ci ha portati ad un livello di disoccupazione da dopoguerra. L’euro è una moneta sbagliata che genera malcontento fra i popoli. Uscirne e riavere la propria sovranità per tornare a respirare aria fresca. Basta, non vogliamo più morire noi per mantenere le banche tedesche. Basta euro.

    (Mattia Casotti)

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  9. Bravo Matteo, completamente d’accordo.

    (Gianfranco Croci)

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  10. Per Mattia Casotti. Voglio solo ricordarle che non è la moneta euro a creare scompenso e divario economico, ma il modo in cui questa moneta viene utilizzata. Non può esistere futuro economico al di fuori della moneta unica. Il problema è solo quello di saper gestire unitariamente e quindi dal punto di vista prettamente politico le potenzialità che questa moneta ha e può ancora darci. Non sono i soldi il problema, ma il cattivo uso che gli uomini ne fanno. La moneta è solo uno strumento per interagire sul benessere comune. Il suo utilizzo unidirezionale, come dice giustamente Lei, a favore dei grandi patrimoni bancari non fa altro che salvare la macroeconomia dei vari futures a discapito della più reale economia di mercato. Non illudetevi, non è con il reddito minimo garantito che si supera la crisi che stiamo vivendo da 8 anni a questa parte. Anche in Unione Sovietica erano convinti che se lo stato pensava a tutto per la tua sussistenza non avevi di che preoccuparti. Poi inevitabilmente si arriva al crack finanziario dello stato sociale. Uscendo dall’euro non ci salviamo dalle banche tedesche, perché il nostro debito sovrano è anche verso di loro. Solo una scelta politica può far sì che non siano più gli stati dell’unione a continuare a salvare le banche francesi e tedesche dal default che esse stesse hanno creato acquistando titoli avvelenati inseriti sul mercato a partire dalle speculazioni di oltreoceano. Ma il problema sono anche i “nostri” imprenditori, sempre disposti a rischiare capitali d’azienda sui mercati azionari di tutto il mondo convinti di saper speculare e di moltiplicare gli investimenti, invece di reinvestire sul mercato interno delle nuove tecnologie e sullo sviluppo delle loro stesse aziende. La colpa non è dell’Europa, ma dei cinici e incapaci che la governano.

    (Fabio Mammi)

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  11. D’accordo con Mammi: la colpa non è dell’Europa, di cui, anzi, andrebbero chiarite e rafforzate le funzioni in senso federalista, come ha proposto, in apertura, Matteo. I cinici e gli incapaci avrebbero minor fortuna “politica” se la rappresentanza fosse espressione più diretta del territorio. Una occasione convincente è quella che vincola la scelta dei sindaci ai cittadini. Lo strumento amministrativo più efficace, come appare ora, è quello dei comuni, ed anche quello delle unioni dei comuni. L’abolizione delle comunità montane, delle province ed in prospettiva, come è auspicabile, di una quantità di enti intermedi, sembra confermarlo. Se una Europa federalista coltivasse un dialogo diretto con le realtà storico-culturali che ne compongono il mosaico ne uscirebbero rafforzate le identità locali e si avvierebbero i processi di reciproco riconoscimento e legittimazione per ora disattesi.

    (Giovanni Nicolini)

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