Un mistero millenario: l’Abbazia di Linari al passo del Lagastrello fra storia, mito e leggende

LinariL’abbazia dei SS. Salvatore e Bartolomeo a Linari è oggi solo un cumulo di suggestivi ruderi, ma un tempo era di fondamentale importanza sociale, politica e religiosa per tutte le terre alte. Le sue pertinenze andavano da tutta la Lunigiana all'alta Val d'Enza, da Lesignano de' Bagni a Traversetolo fino a raggiungere Roccabianca sul grande Fiume, il Po.Sorta lungo la via per il Passo del Lagastrello, una delle arterie secondarie della Via Francigena, nota come Via del Sale, ricoprì la funzione di accoglienza a viandanti e pellegrini per gran parte del Medioevo. L’abbazia viene ricordata per la prima volta nel 1045. Nell’XI secolo compare tra i beni confermati a Ugo e Folco, figli del marchese Azzo d'Este, da parte del re Enrico IV. Il monastero raggiunse il suo massimo splendore tra il IX e il XV secolo, con numerose proprietà sui due versanti appenninici. Venne soppresso nel 1583. L’abbazia era inizialmente dedicata a S. Salvatore e a partire dal XIII secolo a S. Bartolomeo. Forse aveva una doppia dedicazione poi perduta, o forse la dedicazione a S. Bartolomeo sostituì l'altra quando i monaci cominciarono ad occuparsi dei pellegrini e della strada.Nelle vicinanze delle rovine è stata eretta una cappelletta.

Lo studioso Rino Barbieri di Fivizzano, noto paleoantropologo della Lunigiana, ci fa il punto sulla situazione: "Per quanto riguarda l'Abbazia di Linari, che dipendeva da S. Caprasio di Aulla fondata nell'884, non ho fatto studi specifici e nemmeno sono uno storico specializzato. Solo mi diletto di preistoria, qualche volta di storia, e mi butto su tutto ciò che mi incuriosisce. Ritornando a Linari essa è stata per tanto tempo nel comune di Fivizzano fino al 1923 allorchè Comano si è scisso e fatto comune. E' interessante una lite durata secoli fra il Popolo di Groppo S. Pietro e i frati dell'Abbazia (bisogna andare nell'archivio vescovile di Sarzana per scoprire materiale interessante)”.

“Mi ricordo - aggiunge Barbieri - che dopo la metà del XVI secolo l'abbazia viene chiusa e tutti i suoi libri e proprietà confluiscono nel convento degli Agostiniani di Fivizzano (Padre Agostino Molari agostiniano di Fivizzano e confessore di tre papi decise così). Fra i rettori dell'abbazia ci fu un frate della famiglia Vasoli di Spicciano frazione di Fivizzano".

Possiamo aggiungere che a Valcieca esiste tuttora il palazzo degli abati a Ca' Noa: è probabile che lì soggiornassero gli abati di Linari in certi periodi dell'anno (il palazzo era anche adibito a magazzino di cereali e altro materiale che necessitava per il fabbisogno giornaliero della comunità di Valcieca). Il mistero sull'antica e potente abbazia di Linari, per un certo periodo possedimento dei cavalieri del Tau di Altopascio (Lucca) rimane. Quello che dispiace che durante i secoli alcuni incivili hanno deturpato e razziato quello che rimaneva dell'antico monastero montano a cavaliere delle valli Taverone ed Enza.

 

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3 Commenti

  1. Quando mi succede di percorrere quella strada, che noi chiamiamo il Lagastrello, e di costeggiare dunque i ruderi dell’Abbazia, mi viene quasi spontaneo immaginare come poteva essere allora quel luogo e quanti, tra pellegrini e viandanti, vi sono transitati nel corso dei secoli, spesso anche coi loro carichi di merci e i loro animali, e semmai con il tempo avverso o la neve parecchio alta dell’inverno. Un posto, dunque, carico di storia viva e che proprio per questo può darci ancor oggi una qualche emozione.

    (P.B.)

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  2. A questo proposito ricordo che nel 2000 è stato organizzato ad opera dei sindaci di Ramiseto (Prof. Dazzi) e di Comano un convegno dal titolo: “Linari, tra il Po e il mar Tirreno: genti in cammino nei versanti appenninici tosco-emiliani attraverso i secoli” durante il quale è stata posta, presso i resti dell’Abbazia, una tabella esplicativa della sua storia. Purtroppo la targa non esiste più, ma potrebbe essere questa l’occasione per ricollocare qualcosa che possa resistere alle intemperie? Credo che di questo evento qualcuno conservi anche memoria fotografica; io conservo solo la locandina del convegno. Grazie dell’ospitalità.

    (Antonio Marginesi)

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  3. La targa storica deve essere posta, i ruderi dovrebbero trovare una qualche sistemazione in segno di rispetto, non si può vedere un luogo di storico valore in quello stato di abbandono.

    (Maria Stella Melli)

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