Andava meglio quando andava peggio?!

Riceviamo e pubblichiamo.

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“Andava meglio quando andava peggio”, si sente dire con sempre maggior insistenza da persone abbastanza avanti con gli anni, preoccupate per le crescenti ed inarrestabili spese, cui non riescono più a far fronte con la propria pensione, mentre i loro risparmi, spesso frutto di tribolazioni e rinunce, si vanno assottigliando, quando non già esauriti.

Sono anche coloro che, molto attaccati all’idea di famiglia, hanno sempre cercato di aiutare figli e nipoti anche sul piano economico, quando erano nelle condizioni di farlo; e adesso si trovano a provare un sentimento di amara e frustrante impotenza.

Quel loro modo di dire può anche diventare una sorta di luogo comune o una comprensibile nostalgia degli anni giovanili e venir ripetuto a ritornello quasi ad “esorcizzare” le difficoltà del presente, ma visto l’attuale andamento delle cose ci si potrebbe anche domandare se non vi sia comunque un fondo di verità e cercar di comprenderne in qualche modo le ragioni.

Quelle persone hanno trascorso la propria giovinezza, e parte della maturità, in un periodo nel quale, raffrontato al poi, l’arco delle tutele sociali era notoriamente più esiguo, e altrettanto dicasi per la disponibilità di mezzi e supporti tecnologici, cui si ovviava con grande impegno e spirito di sacrificio.

Nonostante questo insieme di incomodi e ristrettezze, quel mondo - fatto di senso del dovere, attaccamento al lavoro, valori anche semplici ma radicati - aveva funzionato e corrisposto, con parecchi limiti ma anche con tanta dignità, e aveva saputo esprimere sovente coesione e sussidiarietà, dentro e fuori la famiglia, vincendo l’individualismo che può essere indotto da condizioni di vita svantaggiate o meno favorevoli.

Con tali salde premesse, tutto ciò che è arrivato dopo - vale a dire le conquiste sociali, una diffusa scolarizzazione, lo sviluppo di molte conoscenze, l’avvento di tecnologie sempre più avanzate, ecc… - avrebbe dovuto far calare, passo dopo passo, le aree di disagio e, nel contempo, mattone su mattone, rendere il nostro sistema sempre più solido, robusto, ed “evoluto”, in grado di affrontare anche i momenti di crisi e difficoltà senza perdere i propri ancoraggi.

Ma alla prova dei fatti si ha l’impressione che non sia andata proprio così, visto che l’odierna nostra società sembra essere esitante e sfiduciata, quasi si fosse arresa allo scetticismo, tanto che qualcuno parla di declino irreversibile, mentre pare in aumento il numero di quei giovani che guardano ad un loro futuro fuori dai confini nazionali, pur se c’è chi non si lascia andare al pessimismo e ritiene invece possibile una inversione di tendenza e una “risalita”.

L’analisi di questi eventi e circostanze è sempre piuttosto complessa, anche per gli esperti della materia, ma nel confrontare i giorni nostri con quel passato, viene abbastanza logico pensare che si sia forse indebolito, e financo sfaldato, il basamento di vecchi valori su cui abbiamo appoggiato tutto il nuovo di questi anni, il che provoca in noi un senso di incertezza, insicurezza e “instabilità”.

Per rinsaldare le nostre metaforiche fondamenta potrebbe allora valer la pena di recuperare e rinverdire un po’ di quei nostri valori o cercare quantomeno di farlo, prima che cadano definitivamente in oblio e fintanto che qualcuno può ancora testimoniarli per sua diretta esperienza. Può darsi che tutto ciò alla fine serva a poco, o forse niente, ma di sicuro male non fa e il provarvi non costerebbe probabilmente un granché se ciascuno di noi facesse la propria parte e ci mettesse “un poco del suo”, come si usa comunemente dire.

(P.B., 18.12.2014)

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