“Punti nascita”: il Ministero risponde all’interrogazione urgente di Pignedoli

"Condivido l'obiettivo di un sistema messo in sicurezza e la diminuzione dei parti cesarei ma non l'approccio che non studia modelli specifici per un paese a prevalenza di montagne e colline. La risposta del Ministero è troppo generica".

"Questa mattina al Senato il sottosegretario alla Sanità Vito De Filippo ha risposto all'interrogazione urgente che ho presentato lo scorso 21 aprile sulla razionalizzazione dei punti nascita". Ad affermarlo è la senatrice Pd Leana Pignedoli.

"La risposta data dal sottosegretario ha ripreso genericamente i punti dell'accordo. Condivido gli obiettivi, ma non l'approccio che procede in modo indistinto. Per questo ho condiviso l'esigenza e l'urgenza di intervenire su livelli critici e forti squilibri nelle diverse aree del Paese. Per l'Italia l'alta percentuale di parti cesarei è un problema vero e preoccupante ".

"Mi sono quindi dichiarata non soddisfatta - prosegue Pignedoli - il numero dei parti annui è importante perché sancisce indubbiamente una esperienza che diventa garanzia di professionalità e quindi maggior sicurezza, ma deve essere più valutata rispetto all'equipe medica prevista che non al presidio ospedaliero singolo. In un paese che ha il 70% di montagne e colline è necessario pensare ad un modello di servizi specifici tesi alla sicurezza, che non imponga solo alle persone di spostarsi ma anche ai professionisti. Uno spostamento di 1 ora e 40 minuti, come nel caso del nostro alto Appennino, tempi che aumentano in caso di neve o maltempo, non credo possa essere legato solo alla istituzione di un Sistema di Trasporto Assistito come previsto dall'Accordo. Serve accorciare tempi e distanze dal punto di nascita".

"Non sono a chiedere deroghe una tantum, sono convinta che sulla salute dei cittadini non si possano fare semplificazioni, sarebbe irresponsabile , prosegue la Pignedoli - ho chiesto che il Ministero approfondisca modelli che insieme a standard operativi e tecnologici adeguati prevedano l'impiego dei medici ad intervenire su sistemi ospedalieri integrati. Serve studiare un modello che tenga insieme realtà più forti con quelle più deboli".

"Fatto sanz'altro positivo è stato che la presidente della Commissione Sanità del Senato Emilia De Biasi, al termine della seduta, abbia ribadito che vista la complessità delle questioni poste, non si possa ritenere questa una questione chiusa, ma viste le diverse problematiche aperte in tutto il territorio nazionale si approfondirà ulteriormente con il Ministero questo tema.
Credo che sarà importante ora un incontro con la Regione Emilia Romagna - conclude Pignedoli - per verificare spazi di intervento così come del resto sta ragionando la regione Toscana che oltre al punto nascita all'isola d'Elba ha raggiunto un accordo temporaneo per la tenuta di tre punti nascita al di sotto degli standard numerici previsti".

interrogazione punti nascita

Atto n. 3-01874 (in Commissione)

Pubblicato il 21 aprile 2015, nella seduta n. 434

PIGNEDOLI, PEZZOPANE, FABBRI, SOLLO, PUPPATO, ALBANO, CUOMO, GIACOBBE, FAVERO, SAGGESE, DEL BARBA - Al Ministro della salute. -

Premesso che:

l'accordo tra il Governo, le Regioni e gli enti locali del 16 dicembre 2010 riferito alle "Linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell'appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del parto cesareo" contiene un'analisi approfondita sui punti nascita e riporta tra i punti di maggiore criticità l'eccessivo ricorso al taglio cesareo, che ha portato l'Italia ad occupare il primo posto tra i Paesi europei, con una percentuale che raggiunge il 38 per cento passando dall'11 del 1980 al 38,4 per cento del 2008;

i punti nascita con un numero di parti inferiori a 500, privi di una copertura di guardia medico-ostetrica, anestesia logica e medico-pediatrica attiva 24 ore, rappresentano ancora una quota intorno al 30 per cento del totale, mentre nelle unità operative più grandi e di livello superiore dove c'è concentrazione elevata di patologia, il tasso di cesarei è molte volte inferiore, sebbene la variabilità sia ampia;

nell'ambito delle 10 linee di indirizzo contenute nell'accordo, in specifico nelle misure di politica sanitaria e di accreditamento, per quanto riguarda la riorganizzazione della rete assistenziale del percorso nascita si fissa il numero di almeno 1000 nascite all'anno quale parametro standard a cui tendere per il mantenimento/attivazione dei punti nascita;

sulla base di motivate valutazioni l'accordo prevede la possibilità di standard minori, ma comunque non inferiori a 500 parti l'anno;

considerato che, a quanto risulta agli interroganti:

nelle aree di montagna, nei distretti delle zone rurali non sono praticamente mai raggiungibili numeri di parti annui di tale dimensione, pur in presenza di presidi ospedalieri attrezzati e professionalmente adeguati;

l'assunzione di tale numero di riferimento porterebbe nel nostro Paese alla chiusura pressoché totale dei punti nascita dei distretti montani e delle zone rurali,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo possa indicare su quali criteri sia stato stabilito lo standard minimo di 500 parti, come limite di sicurezza, oltre allo stato di fatto che registra un'alta percentuale dei cesarei nei piccoli presidi ospedalieri;

per quale ragione non sia possibile valutare l'accreditamento del punto nascita a partire dai requisiti dei livelli professionali, strutturali e tecnologici anche con moduli organizzativi derivanti da integrazioni ospedaliere e non avere come discrimine essenziale il riferimento numerico dei parti annui;

quali misure specifiche, a tutela della donna partoriente e del nascituro, si pensa di adottare in presenza di tempi lunghi di percorrenza dovuti alle peculiarità orografiche dei territori montani, per l'accesso all'assistenza non programmata in presenza di criticità impreviste;

se non si ritenga infine che il discrimine dello standard numerico porti ad un processo di concentrazione su grandi presidi ospedalieri e prefiguri una riduzione eccessiva dei servizi nelle zone rurali anche di carattere primario per le comunità, come l'assistenza qualificata nel momento della nascita.

RISPOSTA

Senato della Repubblica

12 Commissione

seduta del 14 maggio 2015, ore 8,30

________________________

svolgimento della interrogazione parlamentare a risposta orale n.

3-01874 del Sen. Leana Pignedoli ed altri.

Con riferimento alla questione in esame, ricordo che come riportato nel punto 1) “Misure di politica sanitaria e di accreditamento” dell’Accordo in Conferenza Stato-Regioni del 16 dicembre  2010, circa il documento con le linee di indirizzo degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo, il processo di riorganizzazione delle reti regionali di assistenza ospedaliera è un impegno già previsto dal “Patto per la Salute 2010 – 2012”, siglato il 3 dicembre 2009 tra Governo, Regioni e Province Autonome di Trento e di Bolzano, finalizzato a migliorare la qualità dei servizi, a promuovere l’appropriatezza delle prestazioni e a garantire l’unitarietà del sistema.

Nell’ Accordo citato, si raccomanda di adottare stringenti criteri per la riorganizzazione della rete assistenziale, fissando il numero di almeno 1000 nascite/anno quale parametro standard a cui tendere per il mantenimento/attivazione dei punti nascita; quelli con numerosità inferiore e comunque non al di sotto di 500 parti/anno, potranno essere previsti solo sulla base di motivate valutazioni legate alla specificità dei bisogni reali delle varie aree geografiche interessate con rilevanti difficoltà di attivazione del servizio di trasporto assistito materno (STAM).

E’compito di ogni Regione modulare i propri interventi sanitari in base alle necessità ed alle realtà territoriali, tenendo conto delle linee guida nazionali, frutto di un lavoro complesso di esperti, società scientifiche e di strutture tecniche regionali e nazionali .

Nelle more dell’adozione della riorganizzazione della rete ospedaliera, sono stati previsti degli interventi, sia per le piccole isole sia per i numerosissimi piccoli e piccolissimi centri abitati sparsi in aree di difficile accesso, in gran parte dotati di minime strutture sanitarie autonome, spesso significativamente distanti da presidi ospedalieri e, in molti casi, sottoposti a pressione turistica stagionale che acutizza le problematiche del servizio sanitario, incapace di apprestare risposte anche per la fase di emergenza-urgenza.

Pertanto, è di fondamentale importanza analizzare, nell’ambito delle singole realtà regionali, i dati delle fonti informative correnti, per definire la situazione attuale ed i punti critici.

E’ necessario che in connessione con la riorganizzazione dei punti nascita, si proceda ad un parallelo ridisegno delle Unità Operative di assistenza neonatale, corrispondenti per intensità di livello assistenziale ai punti nascita, nonché all’assicurazione dei servizi di trasporto assistito materno (STAM) e neonatale d’emergenza (STEN).

Per la riorganizzazione dei punti nascita e delle unità operative di pediatria/neonatologia e di terapia intensiva neonatale, nell’allegato 1-b del suddetto documento, vengono forniti criteri per l’individuazione dei requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi a suo tempo definiti da un gruppo ristretto di esperti nel settore.

Proprio al fine di assicurare una risposta sanitaria a queste situazioni e per garantire l’effettiva erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), il Ministero della salute ha provveduto, previa Intesa con la Conferenza Stato Regioni (Intesa del 20 luglio 2011), a formalizzare la proposta di deliberazione CIPE che, nell’ambito dell’ assegnazione delle risorse vincolate alla realizzazione degli Obiettivi di Piano Sanitario Nazionale per l’anno 2011, prevede un accantonamento di risorse economiche per la realizzazione di :

  1. A) un progetto interregionale in materia di ottimizzazione dell’assistenza sanitaria nelle piccole isole ed in altre località caratterizzate da eccezionale difficoltà di accesso;
  2. B) un progetto interregionale in materia di comunicazione ai cittadini per l’accesso ai servizi sanitari.

Tale intervento, pertanto,  assicurerà, ottimizzandola, l’effettiva erogazione dei LEA soprattutto in quelle realtà caratterizzate dalla loro esiguità dimensionale, abitativa o geomorfologica.

E’ necessario dare piena attuazione a tutte le azioni così come sono previste dall’Accordo Stato-Regioni del 16 dicembre 2010, citato dagli onorevoli interroganti, per realizzare la più volte auspicata riorganizzazione della rete assistenziale del percorso nascita ed, in particolare, della rete dei punti nascita al fine di tutelare mamma e bambino in un percorso nascita che sia gestito in modo tale da assicurare assistenza idonea in termini di qualità ,efficacia, efficienza e appropriatezza di cura.

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4 Commenti

  1. Gentile senatrice, solo una domanda dopo una premessa. A Milano si è lavorato nei cantieri la notte che ha preceduto l’inaugurazione dell’Expo, Lei ha presentato un’interrogazione “urgente” il 21 aprile 2015 su un problema “enunciato” il 16 dicembre 2010. Per capire il tutto che mi arriva così distante, anche Lei mi invita a leggere l’evidente da un punto di vista culturale?

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  2. Bene che finalmente si parli anche a livello istituzionale di un approccio integrato tra grandi e piccoli ospedali, con professionisti che potrebbero essere disposti, sempre più, a spostarsi nei diversi punti nascita, a seconda delle esigenze dei vari territori. Come sostiene la Senatrice, il nostro è un Paese attraversato dagli Appennini. Davvero il medesimo problema di Castelnovo non c’è nel resto d’Italia? Forse possiamo pensare di fare “sistema” con altri.

    (Francesca P.)

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  3. Che l’Italia era attraversata dagli Appennini me lo aveva detto anche la mia maestra, in terza elementare. In tutto questo periodo ero rimasto molto scettico al riguardo, ma se adesso lo sostiene anche la senatrice dev’essere proprio così.

    (mv)

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  4. L’interrogazione della senatrice ha dato modo finalmente di chiarire un pezzo di questa questione e, soprattutto, ha messo in risalto le modalità con cui erano state prese certe decisioni su un tema così caro a tutta la montagna. In parole povere era stata approvata una specie di legge Fornero sui parti cesarei con un nuovo tipo di esodato: la mamma e il bambino delle zone montane! Va proprio affermato chiaramente che solo un giusto mix tra politici esperti del territorio e tecnici capaci di fondere bisogni delle persone e bisogni dei professionisti può portare ad una sana e coerente evoluzione generale non solo della montagna, ma dell’intera nostra patria.

    (Il fumoso)

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