“Fusione sì, tagli sul personale no”. L’intervento della Cisl sulla fusione dei comuni

Luca Ferri

Luca Ferri, responsabile della zona montana della Cisl Emilia Centrale

Riceviamo e pubblichiamo.

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CRINALE (29 maggio 2015) – Migliori servizi su tutti i territori per i cittadini e riorganizzazioni condivise con i lavoratori e giusti riconoscimenti rispetto a tali processi riorganizzativi.

Mancano ormai pochi giorni al referendum che vedrà gli oltre 3.500 elettori esprimersi sulla fusione dei comuni di Busana, Collagna, Ligonchio e Ramiseto. E' necessario dire chiaramente che il percorso scelto in modo lungimirante dagli amministratori di questi comuni è condivisibile e ci si aspetterebbe più coraggio da tanti altri amministratori invece di moltiplicare le unioni e spesso le spese.

Ognuno di noi è ben a conoscenza delle difficoltà della finanza pubblica, dei crescenti tagli dei trasferimenti dello Stato agli altri entri pubblici. Una delle soluzioni è quella di accorpare. Si sta verificando con le aziende sanitarie, con le Camere di Commercio, per le Province - in attesa di conoscere il loro destino -, si stanno ipotizzando enti di area vasta. I Comuni presentano margini di risparmio e di efficentamento della loro azione da unificazioni che, rispettando la loro identità e storia, sappiamo mettere in comune e sfruttare servizi e attività amministrative.

Per la montagna questo è reso ancora più urgente per il fatto che si tratta di un territorio con forti disagi, che deve trovare risposte importanti da tutti gli attori istituzionali per evitare l'abbandono di un territorio fondamentale per la nostra economia ed il benessere della provincia.

Così anche i Comuni dovranno garantire i servizi di prossimità anche dopo la fusione. Ci convince poco in questo senso l'affermazione dei comuni di poter ridurre, tramite il mancato turn-over, il personale presente. La nostra organizzazione certamente non si sottrarrà ad un confronto, come fatto in altre realtà, che veda il pieno coinvolgimento dei lavoratori e dei cittadini nelle scelte che si dovranno fare.

In questo senso la fusione richiederà investimenti e non potrà essere la porta di ingresso a possibili disinvestimenti sarebbe contraddittorio rispetto ad altri temi sul tavolo. Ad esempio la sanità che deve trovare risposte forti e chiare sia a livello regionale che locale, il tema della viabilità che deve trovare continuità rispetto una provincia in crisi di risorse, il tema dell'imprenditorialità che deve trovare sostegno rispetto una Camera di Commercio che vede diminuire i propri contributi. E' necessario l'impegno di tutti e non solo dei cittadini che domenica saranno chiamati a decidere.

Per quanto riguarda i lavoratori ci hanno stupito alcune affermazioni degli amministratori che ad oggi non trovano nessun riscontro rispetto un confronto necessario con i sindacati e, ci sia permesso di dirlo, reale rispetto possibili risparmi sul personale. Sulle posizioni organizzative al di là di qualche modifica già intrapresa si poteva intervenire da tempo rispetto duplicazioni.

Sia l'unificazione un'occasione per valorizzare le professionalità presenti e costruirne delle nuove necessarie a questi territori.

Infine non possiamo tacere che i risparmi che si produrranno saranno anche merito di chi giorno dopo giorno contribuirà con il proprio lavoro (parliamo non solo dei circa 30 dipendenti dei comuni coinvolti ma anche di quelli dell'Unione) a raggiungere gli obiettivi e allora è necessario che una parte di questi risparmi come prevede il Decreto Legge 98 del 2011 (cd. Legge Brunetta) all'articolo 16 sia destinata ai lavoratori.

(Luca Ferri, Cisl Emilia centrale, Margherita Salvioli Mariani, Cisl Emilia centrale, Davide Battini, Cisl Fp Emilia Centrale, Fabio Bertoia, Cisl Fp Emilia Centrale, Cristian Villani, Cisl Fp Emilia Centrale)

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3 Commenti

  1. Caro Luca, ti contraddici. Fusioni = tagli, perdita identità e tante altre cose negative, per pochi soldi subito. La soluzione sono le unioni non le fusioni.

    (Unioni Sì Fusioni No)

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  2. Non mi è mai piaciuto chi mi dice o consiglia quel che devo fare. Qui abbiamo una selva di partiti e organizzazioni – ben supportati dai media – che, chi più chi meno, li fiancheggiano, che consigliano ed insistono con le spaurite “pecorelle”: votate sì, altrimenti non si sa cosa succede! Si sa cosa succede: quel che è successo fino ad oggi, quando gli stessi partiti hanno governato e continuano a governare e la situazione è questa. Danno dei soldi? Eh, certo, bisogna pur dare il contentino (che sian pochi o tanti non cambia il principio): la dignità è un’altra cosa, che niente può pagare. Per me i contributi promessi sono sempre una forma di assistenzialismo. Il nodo è tutto qui: che i montanari comincino a prolificare e a farsi primi attori del loro futuro, senza attendere i soliti santi dal cielo. Quel che cambierà, in caso di risposta affermativa, sarà la cancellazione di una identità. Formale ma pure e soprattutto sostanziale. Mi auguro ardentemente che almeno in uno dei comuni la maggioranza sbatta un bel no in faccia ai promotori facendo così saltare tutta l’operazione già pianificata a tavolino. E Vallisneri lo si continui a studiare – per chi lo fa senza che sia strumentale a questa occasione – sui libri di storia. Buon voto.

    (Pier)

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  3. No fusione = basta soldi = tagli ai servizi e ai dipendenti. Troppo piccoli per rifare un’Unione (se era fattibile bastava tenere quella in essere). Molto Semplice. Ma se si preferisce il campanile va bene.

    (Alex)

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