Rospi e umani, uno spettacolo di Enrico Salimbeni e Silvano Scaruffi

Locandina Rospi e Umani

Locandina Rospi e Umani

Sabato 5 dicembre p.v., alle ore 17,30, presso il luogo di incontro "Spazi tuoi", presso il  grattacielo di  Castelnovo ne' Monti di terra lo spettacolo letto e musicato da Silvano Scaruffi ed Enrico Salimbeni dal titolo "Rospi e umani".

Discussioni sfrantumate, intrighi vegetali, donne irritanti, un tentativo di evasione su Marte, lettere minatorie, ladri ortivi, assurdi spacchi nel tessuto universale tra l’attaccapanni e il cesto delle calze.

Un manipolo di discorsi come virus sgomitanti in una provetta.

Alcuni stralci del testo:

Erano poi degli anni, ma anni e anni che in paese non spariva nessuno, forse l’ultimo Guarnenko, che poi tutti erano sicuri fosse scomparso in Russia, ma non tornava mai, niente cartoline, niente telefonate. Anche se poi quando era ricomparso lui aveva spergiurato che tutti quegli anni li aveva passati da un’altra parte, mica in Russia. Quindi, che qualcuno sparisse in paese era davvero tanto che non capitava. Che ne sparissero due, a pochi giorni di distanza, ci fu un bel rambazzo in giro, difficile conservare la propria forza d’animo…

L’Architetto saltava dentro macchioni spinosi, si gettava in intricati cespugli lianosi,in pungenti bocàri apparentemente senza un senso. In cerca di un varco, un varco per un altro mondo, forse Marte. In fuga dalla Darlintonia, moglie asfissiante, cattiva come la piscia della bodda. In fuga da una vita che “è tutta un come quando”.

Calocchia scriveva lettere minatorie. A una donna alla quale aveva prestato la macchina, a un tizio che a suo dire gli rubava la terra nell’orto. Scrisse anche a un Editore e poi buttò giù un testamento, nel quale nominò erede anche suo nipote Brino, che è un buon da niente. Scritti da una vita “fissa di gente da usargli un badile di costa, sulle coste”.

Quattro domande ai due interpreti e quattro risposte "esaustive" :

Enrico Salimbeni

Enrico Salimbeni

Enrico al grattacielo di Castelnovo ne' Monti, Isolato Maestà, "Spazi tuoi", un luogo delirante, deviante, interessante, da riempire, bipiano e anche un po’ biplano. Uno spazio a tutta vetrata, uno spazio storico, con un doppio fondo segreto. Un luogo che hai inaugurato poco tempo fa e che ora prende vita con uno spettacolo di letture, e una collaborazione nella quale tu hai avuto un ruolo fondamentale per quanto riguarda la regia e la riduzione teatrale del manoscritto. Pensi che in un futuro partecipazioni di questo tipo si potranno vedere ancora all’interno di "Spazi tuoi"?

Enrico: “Aaah boh”.

Silvano Scaruffi

Silvano Scaruffi

Silvano, ancora uno scritto, schietto, alieno, montano e selvatico, ancora una corsa sul filo della ‘fantascienza da paledro’. Una fantascienza che sta a pochi minuti da qui, che a volte sembra incrostarsi sul passato in un illogico già visto, in un inquietante senso di prossimità. Una fantascienza che non ha bisogno di molto spazio, quello siderale, piuttosto si nutre di SPAZzI. Rospi e umani quindi, una condizione anfibia e bipede allo stesso tempo, un alternarsi di discussioni che ci conducono alla natura di rana e uomo, un susseguirsi di letture che lasciano intendere un qualcosa di più strutturato. La scelta dei pezzi che comporranno lo spettacolo sono parte di un progetto a più largo raggio che presto o tardi si svelerà nelle librerie come romanzo o Rospi e Umani è uno scritto tagliato unicamente per questo evento?

Silvano: “Aaah boh”.

Enrico, più di una persona vi ha visti durante il giorno e la sera anche provare dietro le vetrate di "Spazi", per un interprete formato quale sei, il provare e provare ancora è dunque comunque di fondamentale importanza perché avete trascorso ore e ore lì dentro. Alla luce di tutto ciò ti sembra che "Spazi", oltre a presentarsi come un luogo espositivo on demand, possa divenire una fucina, un laboratorio percorso da sciami di correnti energetiche, nel quale mettere in scena, modellare, creare, embrioni di spettacoli che potranno essere replicati in altri contesti?

Enrico: “Aaah boh”.

StrolgatoriSilvano, parliamo un po’ del Collettivo Strolgatori, questa specie di ombrello che sta sopra a tutte le produzioni che ultimamente avete portato in giro. Ne fate parte tu, Finelli, Hofer, Melma, il mago Baruk,  Gianlu e da oggi direi anche Salimba. Un gruppo nel quale ogni progetto vive di vita propria, si propone con un proprio stile e magari anche con un linguaggio differente che lo caratterizza nella sua unicità. Già per ‘L’invidia del cinghiale’ era uscito un volantino del Collettivo nel quale si prospettava l’uscita di una dichiarazione d’intenti da parte del collettivo stesso. Ecco, a questo punto chiedo, quando potremo leggere la dichiarazione d’intenti del Collettivo Strolgatori?

Silvano: “Aaah boh”.

 

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