Considerazioni in merito alla consegna dell’attestato Mab-Unesco da parte della lista civica “Progetto per Castelnovo ne’ Monti”

Riceviamo e pubblichiamo.

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Robertino Ugolotti presso la Cappella Fernese di Palazzo D’Accursio

Robertino Ugolotti presso la Cappella Fernese di Palazzo D’Accursio

Domenica 13 dicembre, a Bologna, presso la Cappella Fernese di Palazzo D’Accursio, in piazza Maggiore, il Parco Appennino Tosco-Emiliano ha ricevuto,  dopo Parigi,   l’attestato  che lo pone  tra le Riserve dell’Uomo e della Biosfera dell’Unesco.

Un riconoscimento di indubbia  rilevanza,  che  rimarca maggiormente il valore dei nostri luoghi, un territorio che ci fu consegnato in ottime condizioni dal Creato,  e conservato  in uno stato quasi  perfetto dai nostri Padri, e sarà ora responsabilità nostra il mantenerlo tale,   senza cioè snaturarne caratteri e vocazioni ma anche facendo sì che l’uomo rimanga a vivervi.

Nella sostanza, pare essere su questa linea  anche l’invito  rivolto dal presidente Giovanelli perché si divenga un po’ tutti   parte attiva  di questo patto tra l’Uomo e la Biosfera  e ci si impegni a rafforzare le  qualità dell’Appennino che siamo e che vogliamo.

Sia come Lista Civica Progetto per Castelnovo, che come Associazione “Vivere in Montagna“ Appennino 2.0, abbiamo contribuito a questo percorso, vuoi col voto  in Consiglio comunale  vuoi   cercando di promuovere  Convegni tematici sulle attività  primarie e sulle vocazioni  del nostro Appennino, e la “medaglia” ricevuta dall’Unesco non può che farci piacere, ma non può essere di certo questo il punto di arrivo.

Il traguardo cui miriamo è, infatti, quello di potere arrestare lo spopolamento della nostra montagna, e abbiamo sempre inteso il  Parco Nazionale, fin dal suo atto di nascita, come uno dei soggetti che doveva concorrere a mantenere  nel giusto equilibrio la salvaguardia ambientale e la presenza dell’ Uomo, con le sue attività, come avvenuto nei tempi passati, cioè quell’insieme che ci ha fatto meritare l’encomio dell’Unesco.

In questa ottica il Parco poteva essere anche il motore di uno sviluppo “sostenibile”,  come oggi si usa dire,  contribuendo a crear  lavoro e  occupazione, ma  in questi anni, a nostro modesto avviso, forsanche  per difetti di comunicazione,  il Parco  non è stato visto come un’opportunità ma piuttosto come  un vincolo,  e questa percezione non  si è  ancora dissipata, anche se adesso potrebbe venire in aiuto una  nuova sensibilità ambientale, da un lato, e, dall’altro,  un po’ di svolta  nella politica  del Parco,  vedi  qualche “porta” in meno  e qualche “concretezza”  in più, perché le “porte” hanno simboleggiato  il primato dell’immagine rispetto ai contenuti.

Essere poi diventati  parte e patrimonio dell’Unesco,  non vuol dire a nostro giudizio  omologarsi  agli  altri territori  che con noi vi sono inclusi,  ma significa valorizzare il nostro particolare ambiente, le nostre peculiarità e specificità, il nostro modo di  vivere in Montagna  contraddistinto  da tradizioni, consuetudini e Valori umani tramandati da generazioni, che vanno custoditi e preservati, come si fa oggi, ed opportunamente, per la biodiversità.

Noi crediamo che questa nostra speciale “identità”, dai tratti materiali e immateriali,   possa indurre i nostri giovani a restare dando  continuità all’esistente, ma possa altresì  aprirsi a un mondo nuovo e diverso attirando quanti possono riconoscere in questi luoghi  un terreno fertile per  le proprie speranze ed aspirazioni, non solo turistiche ma anche occupazionali ed economiche, a patto di poter conservare servizi efficienti, sia  alla persona che alle imprese, ed è questa la sfida che potrà fare  la differenza per invertire la rotta dello spopolamento e dell’invecchiamento del nostro Appenino,  e solo se saremo amministratori lungimiranti  potremo far sì che il riconoscimento ricevuto dall’Unesco si trasformi in qualcosa di veramente utile per dar futuro al nostro Vivere in Montagna, altrimenti avremo perso un ennesima occasione .

Temiamo anche che questa sia l’ultima chiamata per dare risposte concrete e avvedute per le nuove generazioni, le quali si trovano sì con un Patrimonio importante ma che tutti insieme dovremmo riuscire a far “fruttare” al meglio, proprio per non sprecarlo.

Nessuno ha ovviamente la ricetta magica e soluzioni pronte, anche perché l’argomento è complesso, ma non possiamo in ogni caso sottrarci a questa sfida, difficile ma pure stimolante.   Il riconoscimento ricevuto va aldilà delle appartenenze politiche e delle persone che oggi sono chiamati a guidare le istituzioni,  quindi dobbiamo  sentirci  impegnati a dare il nostro fattivo contributo per ottenere il risultato  più confacente, sia per lo sviluppo che per la salvaguardia del nostro splendido Appennino.

(Robertino Ugolotti e Daniele Valentini, lista civica “Progetto per Castelnovo ne' Monti”)

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Un Commento

  1. Proprio stamattina una persona non più giovane, ma ancora in piena attività, ricordava con nostalgia gli anni in cui l’economia della nostra montagna era molto vitale e florida, domandandosi se fosse possibile ritornare o riavvicinarsi a quella prospera stagione, e come arrivarvi, e su questo tema ci siamo poi scambiati le reciproche valutazioni. Nessuno di noi ha in proposito la “sfera di cristallo” e non sappiamo di certo cosa ci riserverà il futuro, anche per l’eventuale sopravvenire di fattori imprevisti, ma si ha non di rado la percezione che vi siano al riguardo due linee di pensiero, per così dire di fondo, pur con relative varianti e sfumature. Per riassumerne l’essenza, l’una mette al centro e al primo posto la presenza dell’uomo e vorrebbe dunque frenare l‘esodo dalla montagna e invertire anzi la tendenza allo spopolamento col far nascere posti di lavoro ed opportunità occupazionali nell’ovvio e doveroso rispetto dell’ambiente e delle vocazioni territoriali, mentre l’altra è meno preoccupata di questo aspetto, poiché ritiene che pure una montagna meno abitata e meno “sfruttata” rappresenti oggi una buona risorsa, anche sul piano economico, su cui poter investire. Se la percezione di cui dicevo non è sbagliata, a me pare che chi si trova a ricoprire ruoli decisionali – nel senso che ai vari livelli è chiamato a fare scelte “politiche” che possono incidere in qualche modo sui destini della nostra montagna – debba porsi innanzitutto il problema su quale delle due strade incamminarsi.

    (P.B., 18.12.2015)

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