Etica, questa sconosciuta? “Non direi”

Un lettore, che chiede di essere indicato solo con la sigla P.B., ci invia questo contributo.

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EticaLa controversa questione delle pubblicazioni per bambini ospitate presso una biblioteca comunale della montagna, e concernenti la sessualità, ha suscitato molto interesse, stando al numero delle letture riportate in Redacon, insieme ad  un acceso e serrato confronto di opinioni e punti di vista (se contiamo le tante note di commento all’articolo che ne ha dato notizia).

Non intendo assolutamente ritornare sull’argomento, dopo che la redazione ha deciso di chiudere, almeno per ora, la discussione in proposito, ma prendo nondimeno lo spunto da tale recente circostanza - che ha peraltro aperto una finestra su un problema affatto secondario - per una riflessione che non mi pare arbitraria né  inconsistente.

Pur se il condizionale è d’obbligo, quando si ragiona per sensazioni - ed è qui il mio caso - dovrà probabilmente ricredersi chi riteneva che in materia di etica avessero preso via via piede, se non il sopravvento, l’assuefazione e il conformismo, per non dire qualunquismo, al punto da rendere preferibile, per i cosiddetti tradizionalisti, il non parlarne o l’evitare comunque di farne motivo di disputa e di scontro.

Alla luce di quanto possiamo avvertire un po’ in generale, e dunque non soltanto nei nostri dintorni, sembra esservi invece una parte del Paese - della quale è oggi difficile se non impossibile ipotizzare la dimensione - che, senza farne mistero, intravvede nei valori tradizionali un elemento imprescindibile e insostituibile per mantenere e tutelare la nostra identità, considerata a sua volta come un solido ed importante ancoraggio rispetto alle varie e non poche “turbolenze” dei tempi attuali (non ne fa mistero e non esita a sostenere con determinazione le proprie idee).

Ricorrendo ad una metafora, viene da dire che detta parte vorrebbe conservare e custodire quei valori in una scatola ben protetta, quasi uno scrigno da preziosi, per farne uso ogniqualvolta ve ne sia la necessità, e poi rimetterveli in attesa della prossima occasione, mentre  c’è chi pensa al contrario,  in maniera diversa ed opposta, e guarda ad altri modelli, ritenendo obsolete e superate, e semmai retoriche, le consuetudini del passato e vorrebbe dunque riporre quella scatola in cantina o in solaio, per poi dimenticarsene.

Pur non potendosi escludere che fra i valori tradizionali ve ne sia qualcuno venato di retorica, resto personalmente dell’avviso, anche a costo di sembrare un po’ retrogrado e conservatore, che rendano più solido e stabile il nostro tessuto sociale, e meno esposto all’influenza dei “poteri” di turno e alle suggestioni che talora emanano dal cosiddetto “pensiero dominante”;  si configurino cioè come un fattore di contrappeso e riequilibrio tutt’altro che insignificante.

(P.B.)

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6 Commenti

  1. L’equilibrio è gran cosa. Mi piace il suo scritto, “P.B.”. Appartengo alla stessa schiera di “retrogradi e conservatori”, ma senza aprire all’eccesso o all’ossessione come alcuni movimenti o alcuni uomini della Chiesa. L’equilibrio è gran cosa. Buona giornata.

    (Serb)

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  2. Visto che “Serb” mi fa credito di equilibrio – il che non è di certo sgradito – azzardo una riflessione che può apparire un po’ sbilanciata e dogmatica, sperando di non deluderlo al punto da togliermi la “credenziale”. Battute a parte, può talvolta succedere di ritenere troppo tetragono ed intransigente, fino appunto all’eccesso o all’ossessione, chi difende con ostinata fermezza le proprie convinzioni, nella fattispecie i valori di cui stiamo parlando. Ma una tale determinazione, che può appunto sembrare eccessiva, se non “ideologica” e settaria, potrebbe invece e semplicemente discendere – per qualcuno semmai non più giovane, che ragiona anche ed inevitabilmente in base alla propria esperienza – dalla consapevolezza, o dal timore, che quando si apre una “breccia” va poi a cedere l’intero argine, ed è per questo che può dar l’impressione di “chiudersi a riccio”. L’importante, a mio avviso, sta nel fatto che anche i più convinti ed accesi sostenitori delle proprie tesi accettino che altri la pensano diversamente, e financo all’opposto, e mettano pertanto in conto di potersi o doversi confrontare, e anche scontrare, ovviamente sul piano delle idee.

    (P.B.)

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  3. Credenziale ancora in essere, per quanto può valere la convalida di equilibrio rilasciata da “Serb”. L’effetto “breccia” è stato in passato sottovalutato, con esiti devastanti. Detto ciò, intimorisce e disturba più il comportamento di chi indica la breccia assumendo comportamenti al limite del catto-integralismo (fior di conio valido anche per certi guru della pianura), che la breccia stessa. Una volta è stato chiesto a Clint Eastwood di definirsi con poche parole: “mi è più facile dire chi non sono. Non sono di certo un manicheo”. Se assumiamo che niente è il Male in assoluto, allora ogni credo, ogni punto di vista, merita rispetto. Salvo per i manichei. Difficile discussione, non ho abbastanza equilibrio per sostenerla; buona domenica.

    (Serb)

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  4. Si può certamente dedurre che tutto sommato il signor “P.B.” abbia coraggio da vendere. Se pur entrando in punta di piedi sopra ad un terreno pieno di mine pronte a scoppiare al primo passo falso, egli evidenzia che ancora qualche fiammella è accesa, che ancora qualche cervello recepisce che il nero è nero e il bianco è bianco. Il problema fondamentale, però, è troppo vecchio, troppo antico per essere risolto. Le verità assolute sono state distrutte, dal Protestantesimo, dal Positivismo, dall’Idealismo kantiano, dalla Rivoluzione Francese (la stessa che è intrinseca nei documenti e applica i suoi tre valori fondamentali nel Vaticano II ). Una volta spazzata via la realtà oggettiva delle cose tutto è soggetto a libera interpretazione, persino nella Chiesa, impregnata di liberal-personalismo. Mi chiedo davvero come essa (metto appositamente la minuscola in questo pronome, poiché mi riferisco ai mutamenti che essa subisce al suo interno, non tanto nella Sua infallibilità) si possa considerare ancor oggi intransigente, specialmente dopo il famoso “Chi sono io per giudicare?”, slogan e tabù di tutti i radical-chic, i quali non vedevano l’ora di potersi attaccare ad un valore talmente fondamentale, per crearsi ancor più un cattolicesimo fai da te. Detto questo, caro “P.B.”, potrà capire che il confronto non è sempre indispensabile ed opportuno: capirà che dovremo, anzi ormai dobbiamo, confrontarci con chi decide il proprio sesso non riconoscendolo in quello biologico, ma in quello percepito interiormente; dovremo confrontarci con chi dice che avere figli tramite metodi diabolicamente artificiali è un diritto; dovremo dialogare con chi vuole insegnare ai nostri figli che avere due papà è assolutamente normale; dobbiamo dialogare con Vendola che si ritiene padre (?). Quelli che provano ad alzare la voce sono già chiamati “omofobi”, “catto-integralisti”, “fascisti” (questi più o meno sono i tre Loci communes). Qui non si tratta di appartenere ad una certa categoria, soprattutto per quel che riguarda il cattolicesimo, il quale di per sè non può esser vittima di libera interpretazione: ha un depositum fidei (immutabile) ed un Magistero (infallibile e non intercambiabile), qui si tratta piuttosto di ritornare ad un’oggettività applicabile alla realtà delle cose. Se una cosa è sradicata dalla sua normale e reale natura e bisogna denunciarlo con forza e decisione, senza scendere a compromessucci politicamente corretti. Siamo chiamati a riaffermare la Verità, quella che trascende dal solo aspetto materiale ed umano e che non è interpretabile, non è confutabile. Caro “P.B.”, oggigiorno G.K. Chesterton è molto in voga, per il semplice motivo che ebbe (un secolo fa) una pazzesca lungimiranza, affermando che sarebbe arrivato un tempo in cui si sarebbero dovuti attizzare fuochi per affermare che due più due fa quattro, e spade si sarebbero dovute sguainare per affermare che le foglie sono verdi in estate. Non è forse così? Molti però, per fortuna, stanno rialzando la testa, qualcosa si sta scuotendo, gli struzzi tolgono la testa dalla sabbia e rizzano il collo! Tutto per ora fa ancora silenzio, ma qualcosa di grosso si sta smuovendo, e questo è un bene. Quali sono invece i prospetti del resto della società con cui dovremmo confrontarci? Stiamo sempre più diventando un popolo di viziosi e fannulloni: tutto viene comprato, non si produce nulla, adesso anche i bambini sono prodotti a seconda dei gusti dei sedicenti “genitori”, e se la gravidanza non produce il bambino maschio, biondo, ariano e lanciato che problema c’è? Abbiamo l’aborto. Niente contadini, niente terra, solo grigiume! Ci si guardi intorno e si vedano quali sono i “miracoli” della nostra bella uscita dal “buio Medioevo”, quale trascesa nella crescita materiale e “spirituale”! Niente madre, niente padre, un orrore dilagante, un’apocalisse in nome del progresso a tutti i costi; un lungo processo, questo, che parte da molto lontano, forse addirittura dalla fine dei “secoli bui” di cui gli echi di Umberto hanno tanto parlato e straparlato, un processo che, volente o nolente può essere definito (e finirà) con ciò che Marcel de Corte definiva “fenomenologia dell’autodistruzione”.

    (Cristiano Lugli)

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    • Cristiano, è innegabile che alcuni “valori” siano da preservare. In più fanno specie i “commenti” venuti da gente non del territorio montano, che mi par di capire allineata con certe correnti cattoliche “molto praticanti” (diciamo così, dato che altri termini, seppur ritenuti da me più idonei, ti suonano offensivi). Il “troppo” è troppo da entrambe le parti.

      (Serb)

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  5. Rivolgendomi a Cristiano, mi viene da dire che essendo io cresciuto negli anni dell’immediato dopoguerra ho avuto modo di conoscere persone, anche molto semplici ma altrettanto dignitose – già nel pieno degli anni all’epoca della mia adolescenza e giovinezza – le quali, pur tra le tante difficoltà e traversie di quei tempi, non ebbero mai ad abdicare ai valori trasmessi loro da chi li aveva preceduti. Ho realizzato soltanto più tardi quanto poteva essere costata per taluni, sul piano economico ma non solo, una tale coerenza, anche perché allora mi sembrava, da giovane quale ero, che si potesse in qualche modo “derogare” ai valori tradizionali, pur se in forma lecita e senza trasgressioni, onde non restare indietro in un mondo che durante quegli anni stava conoscendo una continua e rapida trasformazione. Mi sono poi dovuto ricredere, nel senso di aver maturato la convinzione che gli inevitabili cambiamenti della società devono comunque ruotare intorno a principi solidi e stabili, per evitare disorientamenti e contraccolpi che possono financo pregiudicare il buono che si è andati gradualmente e progressivamente costruendo. In tema di valori, io non parlerei comunque di “verità assolute”, ma di punti fermi che l’uomo si è via via dato attraverso le generazioni, spesso con fatica e con inevitabili contraddizioni, ma che poi devono essere giustappunto assunti come riferimenti ed ancoraggi, per non incorrere in continue “turbolenze” che non credo siano salutari per il nostro tessuto sociale (è ovviamente una mia personale opinione). Riguardo al “confronto” delle idee, intendo il fatto che non abbia a succedere che la cosiddetta “cultura dominante” metta pian piano il silenziatore – per opportunismo, conformismo, fatalismo, ecc… – ad ogni altra voce, si arrivi cioè ad una sorta di “pensiero unico”, il quale si autocelebra e non sente alcun bisogno di confrontarsi con chicchessia e con alcunché.

    (P.B.)

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