Un giorno di ordinaria follia. Matteo Manfredini: racconti da Bruxelles. AGGIORNAMENTO – Le immagini inviate fra cui una bimba che scrive messaggi di pace

Matteo Manfredini negli studi di Radionova

Matteo Manfredini negli studi di Radionova

La comunicazione con Bruxelles è difficoltosa. Cerchiamo di contattare Matteo Manfredini, che lavora presso il museo della Comunità europea.

Proviamo a reperire Matteo prima sui social e poi al telefono, ma le linee sono sovraccariche, alla fine riusciamo a metterci in contatto con lui attraverso le chiamate di whatsapp.

Matteo veramente vuole lasciare il suo lavoro al Museo della Comunità Europea e il Belgio che da otto anni  la ospita?

Intendo lasciare il Belgio domani, se mi riesce, ma solo per tornare a trovare la mia famiglia per le feste. Ho un aereo prenotato per domani sera, e anche se le notizie in questo momento confermano la riapertura dell’aeroporto in mattinata, vedendo le immagini dubito che questo sia possibile.

Matteo Manfredini durante le recenti riprese di un documentario

Matteo Manfredini durante le recenti riprese di un documentario figlio della trasmissione Accordi e Pietra che va in onda su Radio Nova

Sicuramente vivere in questa città sta diventando impegnativo, ma non intendo andarmene, almeno non per il momento e a causa degli attentati.

Era nell’aria l’idea che ciò potesse accadere?

Si, certamente, magari non a causa della cattura del terrorista, ma l’allerta è già da tempo nell’aria. Sapevamo di essere fra i target del terrorismo.

Come si è svolta la sua giornata?

La fermata della metropolitana in cui è avvenuta l’esplosione è a 100 metri da casa mia. Sono passato da lì 5 minuti prima. L’esplosione è stata all’interno, sia chiaro, sono passato li accanto mentre ero al telefono con mio padre, rassicurandolo, essendo già successo il primo attentato all’aeroporto. Cercavo di spiegargli che avrei fatto in modo di tornare a casa con ogni mezzo per le feste e che se non ci fossero voli al limite avrei preso il treno. Poco dopo ha cominciato a circolare la voce che ci fosse una bomba anche nella metropolitana del quartiere Schuman.

Ora cosa succede?

Io sono in ufficio, ci è stato comunicato di non muoverci da qui fino a nuovo ordine con un messaggio del presidente Schulz, coprifuoco, per cui vedremo, spero di poter rientrare a casa quanto prima. Domani le istituzioni saranno chiuse, per cui anche noi che facciamo parte del Parlamento europeo.

Ora sto cercando di capire come rientrare prima in casa mia e poi a Carpineti domani.

In questo momento qual è il sentimento che prevale in lei?

Sinceramente, e ripeto, un po’ lo aspettavamo. Per me è stato molto più scioccante l’attentato di Parigi, per la precisione direi inaspettato. Ora risulta difficile concentrarsi sul lavoro. Guardiamo avanti. Qui al momento siamo in stato di guerra.

Aggiornamento 22 marzo ore 19.00

Fumo e vetrate distrutte. Così appare l'aeroporto internazionale di Bruxelles Zaventem subito dopo l'attacco suicida avvenuto alle 8 di mattina. Le deflagrazioni, almeno due, nella hall del terminale partenze, a poca distanza dal banco della American Airlines. Nelle immagini che seguono, la struttura prima e dopo l'attentato (Foto La Repubblica)

Fumo e vetrate distrutte. Così appare l'aeroporto internazionale di Bruxelles Zaventem subito dopo l'attacco suicida avvenuto alle 8 di mattina. Le deflagrazioni, almeno due, nella hall del terminale partenze, a poca distanza dal banco della American Airlines. (Foto La Repubblica.it)

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3 Commenti

  1. Folli. Le menti capaci di uccidere.
    Immortale. Come la speranza dinnanzi alla morte.
    Voglia. D’Europa, in pace, solidale e senza frontiere. Di odio sconfitto.
    Coraggio. Quello di candele, gessetti e voglia di vivere opposte ai mitra e alle bombe.
    Sia oggi un giorno di lutto. E di vita nuova contro tutti gli estremismi.

    (Gabriele A.)

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  2. E’ il frutto delle politiche sbagliate, della disuguaglianza sociale-economica. I nostri politici non fanno altro tutti i giorni di alimentare questo disagio creando “tifosi” di tutto ciò anche in mezzo a nostri concittadini. Avanti così non si può più andare… Sveglia!!!!

    (Pinguez)

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  3. Caro Pinguez, è ormai assodato che le motivazioni che lei adduce sono inconsistenti ed infondate. Chi fa questi atti di terrorismo non è motivato da disagio sociale, da politiche sbagliate, da problematiche economiche o da recriminazioni sociali nei confronti di qualsivoglia governo. Queste sono le argomentazioni fittizie e comode di chi, troppo semplicemente, vuole trovare responsabili da crocifiggere per il piacere della plebe. In genere sono le motivazioni sinistroidi che piacciono alla piazza. Tutti i terroristi individuati successivamente ed identificati erano persone con precedenti penali per droga o per altri reati, che hanno poi trovato il loro scopo nelle motivazioni religiose di un Islam malato. Sono utili idioti di chi manipola le menti di giovani ragazzi e ragazze benestanti, della piccola borghesia europea di immigrati di seconda o addirittura terza generazione. Le chiedo cortesemente, caro Pinguez, di non nascondere con un fin troppo facile velo socio-politico quello che in realtà è un piano pianificato meticolosamente di invasione islamofoba del continente e della civiltà europea, che i nostri politici buonisti stanno accettando supinamente. Non nego i gravi errori fatti da Francia, Gran Bretagna e Usa sul terreno medio-orientale, ma le motivazioni di ciò che accade in Belgio e in altri paesi non risiedono in una insana sete di vendetta. Lo dimostra la reazione che hanno avuto questi islamofobi verso le primavere nord africane e contro la civilizzazione centro africana, così fortemente osteggiata dai guerrieri di Boko Haram. Piantiamola di giustificare ideologicamente chi non è assolutamente giustificabile. Sveglia, Pinguez!!!

    (Fabio Mammi)

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