Quote congelate, ma garantite

 

 

Banco Emiliano vertici a Castelnovo Monti al Bismantova (2)

Romeo Ferrari, presidente del Comitato locale per la montagna del Banco Emiliano, Marco Piccinini, direttore generale, Stefano Davolio, Giuseppe Alai, presidente

CASTELNOVO MONTI (28 marzo 2016) – Incontro vivace e a tratti anche aspro, ma che alla fine dipana non pochi dubbi. E lascia i soci con una certezza: “le quote sociali del Banco Emiliano sono al momento congelate, ma chi le vorrà le potrà riavere in un lasso di tempo non troppo lungo grazie al contestuale ingresso di nuovi soci (100 al mese) che rileveranno le quote poste in vendita. Non essendo la nostra una società per azioni nessuno ha perso nulla, mentre le azioni di altri istituti si sono svalutate mediamente del 40% a inizio anno”.

 

Perché sono state bloccate le quote sociali? “Perché alcuni degli oltre 20.000 soci avevano deciso di riavere i propri soldi a fronte dei bilanci negativi presentati e del clima generale sulle banche, ma anche perché erroneamente a loro era stato prospettato l’acquisto di quote sociali come strumento di investimento e non, come è nella realtà dei fatti, di rischio per divenire proprietari di una banca. E’ per questo d’ora innanzi posizioneremo la base sociale su quote di investimento su di 1 o 3 mila euro al massimo”.

 

A Castelnovo Monti, in un teatro Bismantova insolitamente gremito considerato il tema banche – presente dei sindaci della montagna Luigi Fiocchi - , sono saliti i vertici della banca nata dalla fusione di autunno 2013 tra Banca Reggiana e Banca di Cavola Sassuolo. Un’occasione per affrontare, anche in un contradditorio, i dubbi e fare luce su alcuni aspetti delicati affrontati in trasparenza.

 

“Un incontro che abbiamo voluto per fare sapere come realmente stanno le cose” ha introdotto Romeo Ferrari, presidente del Comitato locale per la montagna della banca. “E anche se oggi si fa fatica a parlare bene delle banche – ha affermato a ruota il nuovo direttore generale Marco Piccinini - gli obiettivi di impiego della nostra banca torneranno ad essere prioritariamente quelli delle 3 A: artigianato, agricoltura alloggio e ristorazione (cui destineremo la fetta prevalente dei 150 milioni di impieghi), riducendo l’esposizione sull’edilizia che in passato aveva assorbito sino al 44% degli impieghi. Con attenzione al sociale (con una restituzione al territorio del terzo settore di 450 mila euro (ma in Appennino il 77% della restituzione al sociale è destinata al Cavola Forum con un singolare impegno ventennale voluto dagli ex amministratori della Banca di Cavola e Sassuolo). Una scelta netta, anche, sul fronte degli investimenti dato che Banco Emiliano investirà in Italia e non in strumenti esteri”. E mentre Stefano Davolio ha ricordato i nuovi stringenti e rivoluzionari impegni imposti alle banche dal Bail-in (l’adozione della direttiva europea sulla risoluzione delle crisi bancarie), Giuseppe Alai, presidente della banca, ha parlato delle problematicità emerse negli ultimi due esercizi. Anni che hanno portato le Banche di Credito Cooperativo (Bcc) della regione coordinate dalla Federazione a ripristinare in Banco Emiliano il patrimonio che si sarebbe eroso proprio a seguito dei due esercizi in perdita (2014 e 2015) con un prestito subordinato di 10 milioni di euro (erogati il 31 dicembre scorso) e di altri 10 milioni da erogare il 30 giugno prossimo. “Questo prestito subordinato sarà restituito fra 7 anni (se esisteranno le condizioni per farlo), ossia, contribuisce ad essere conteggiato come patrimonio della banca poiché è capitale di rischio immediatamente dopo il capitale sociale, è per questo che si rafforza il patrimonio, che oggi è di 114 milioni di euro a cui si sommeranno gli altri 10 milioni a giugno ora non conteggiati. In altre parole era chiaro alle Bcc della Regione che la fusione dell’ex Banca Reggiana e ex Banca di Cavola e Sassuolo avesse tolto a loro un costo di solidarietà che sarebbe gravato pesantemente sui loro bilanci per ripianare e restituire ai depositanti quanto avrebbero perso con un default di uno dei due istituti”. Banco Emiliano vertici a Castelnovo Monti al Bismantova (1)

 

“Dopo il bilancio 2015 – ha aggiunto il presidente - , il nostro coefficiente patrimoniale (senza conteggiare i 10 milioni che arriveranno a giugno), è dell’11,91% a fronte del 10,60% richiesto da Banca d’Italia come parametro di sicurezza e la copertura delle svalutazioni sui crediti: è in linea con quanto proposto dalla Bce”.

Da segnalare che tra i motivi dell’ultimo bilancio negativo “vi sono fatti che non erano noti prima della fusione e che abbiamo ritenuto di comunicare alla Procura della Repubblica”. Uno tra questi riguarda la “revisione unilaterale (cioè non comunicata ai clienti) dei tassi di 1.245 mutui fatti nella ex Banca di Cavola e Sassuolo il 4 marzo del 2009”. “Questo ci vede ora impegnati a riconsegnare a queste persone una cifra pari a 4.544.000 euro. Gli altri milioni che gravano sul bilancio derivano da crediti deteriorati, dalle normative sulla svalutazione dei crediti imposti dal Bail-in, dalla singolare richiesta del governo di contribuire al salvataggio delle 3 banche popolari che sono al di fuori dal sistema del credito cooperativo”.

 

Alla fine di tutto a Banco Emiliano – che ora entrerà nella holding cooperativa in rispetto al Bail-in – ne usciamo più solidi di prima, con operazioni svolte che andranno a garanzia dei correntisti, del personale e anche degli amministratori “perché – ha spiegato Alai – vogliamo solidità e sicurezza”. A proposito di personale e amministratori a entrambi sono stati ridotti stipendi e rimborsi (-20% agli amministratori), proprio per far fronte al momento particolare di una banca che, ora, intendete guardare al futuro: con una certezza, “nessun investitore avrà perso 1 cent”. Che, di questi tempi, non è male.

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2 Commenti

  1. Dott. Alai, con la riforma delle BCC i soldi che metto in Banco Emiliano vengono utilizzati tutti per l’economia del territorio reggiano o una parte va in giro per l’Italia, gestita dalla mega BCC holding di sistema? Sono stato a suo tempo cliente del Banco S.Geminiano e della Cassa di Risparmio di RE. Se Banco Emiliano è diventato una banca nazionale vendo le mie quote e me ne vado altrove.

    (SC)

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  2. Gentile SC, Banco Emiliano concede a credito i risparmi dei suoi soci depositanti solo ad imprese e famiglie del proprio territorio per due motivi. Il primo è che non potrebbe farlo per una percentuale non superiore al 5% (finora abbiano utilizzato questa possibilità in interventi di emergenza insieme ad altre BCC di territori colpiti da calamità come il terremoto in Emilia), il secondo motivo, altrettanto importante, è che una banca come la nostra di cui sono soci gli imprenditori e le famiglie di una comunità, a differenza delle altre banche di cui sono soci gli investitori, deve per senso di dovere aiutare l’economia locale legandosi con reciprocità alla stessa. Questa è la sfida che ci manda la politica. Se i territori sentono ancora forte il bisogno di banche locali lo potranno fare anche dopo la riforma del credito cooperativo emessa dal governo e potranno farlo in autonomia se lo vorranno. La holding nazionale non comporterà la centralizzazione come nei molti casi precedenti di banche Spa, ma sarà indispensabile la convergenza dei comportamenti di tutti a favore della realtà che vogliamo salvaguardare. Se invece le nostre comunità ci riterranno una banca come le altre, beh allora le dico che anch’io sarò del suo pensiero, ma avremo disperso una cultura economica indispensabile per il nostro futuro.

    (Giuseppe Alai)

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