Castelnovo ne’ Monti: il Carroccio dice basta alla concorrenza sleale cinese

Riceviamo e pubblichiamo.

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Delmonte e Casotti

Delmonte e Casotti

Anche a Castelnovo ne’ Monti fermiamo l’invasione cinese e difendiamo le nostre produzioni, quelle che non hanno nulla da invidiare alle altre e che anzi, tutto il Mondo guarda con interesse.

Così la sezione locale del Carroccio, affiancata dal vice capogruppo della Lega Nord in Regione Emilia-Romagna, Gabriele Delmonte, è scesa in strada per dire basta alla concorrenza sleale made in China.

“Questa mattina – spiega Mattia Casotti, esponente  della Lega Nord di Castelnovo – abbiamo distribuito diverse centinaia di volantini. La dimostrazione che il problema esiste ed è particolarmente sentito dalla nostra gente. E soprattutto dai commercianti che negli ultimi 5 mesi hanno visto aprire diversi negozi gestiti da cinesi che operano nei settori più disparati: dalla riparazione degli smartphone ai bazar dove si vende un po’ di tutto, fino ai centri massaggi”.

“A settembre – continua Casotti – sembra aprirà anche un ristorante di proprietà cinese. Per questo abbiamo deciso di scendere in strada per schierarci al fianco dei nostri commercianti in difesa del loro lavoro contro la concorrenza sleale”.

“Non c’è alcun dubbio – gli fa eco Gabriele Delmonte – che competere con chi vende merce a prezzi fuori mercato è pressoché impossibile. Ma deve essere chiaro che se i prezzi sono così bassi un motivo c’è. Basta ad esempio pensare alle condizioni di lavoro di chi lavora o all’affidabilità del prodotto stesso. Senza parlare delle tasse, quelle che massacrano i nostri imprenditori e i nostri commercianti e che ci auguriamo paghino anche gli stranieri che decidono di apre un negozio nel nostro Paese. Per questo – attacca – invitiamo l’amministrazione comunale a verificare il regolare pagamento di licenze, imposte e tasse da parte di tutti”.

“I nostri commercianti – concludono Delmonte e Casotti -  non possono competere con una concorrenza al massimo ribasso. L’unico modo che abbiamo per difendere il nostro settore commerciale è quello di scegliere la qualità e la tracciabilità delle produzioni. Per questo invitiamo tutti i cittadini a scegliere con il cuore e con la testa. Noi la nostra scelta l’abbiamo già fatta: noi scegliamo castelnovese.

(Simone Boiocchi)

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9 Commenti

  1. Ma hanno le prove che è sleale?!

    (Alex)

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  2. Chi vende a prezzi fuori mercato sono i commercianti della montagna, tutto è molto più costoso che altrove e spesso sono prodotti made in China costati pochissimo alla produzione e rivenduti a decine se non centinaia di euro (tipo scarpe e abbigliamento). Se i cinesi pagano regolarmente le tasse sono liberi di fare ciò che vogliono. È finita la pacchia per chi alzava i prezzi approfittando del fatto che si è lontani dalla città.

    (Matteo)

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  3. Libero mercato, libera scelta. Chi può permettersi abiti e prodotti in genere a prezzi alti, a volte altissimi, può continuare a farlo; chi non può permetterselo o comunque vuole spendere meno, a volte anche a discapito della qualità, deve essere libero di farlo.

    (MS)

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  4. Il cinese finché sfruttato andava bene, ora che si mette in proprio, dà parecchio fastidio.

    (GB)

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  5. Mi sembra una polemica assurda questa. Quando per un cacciavite, che userò 2 volte all’anno, un commerciante locale mi chiede una cifra 2 volte superiore al market cinese, cosa devo fare?

    (Riki)

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  6. Le aziende che in Italia licenziano i loro dipendenti per aprire all’estero, fanno business. I commercianti che acquistano tali prodotti per rivenderli in Italia, fanno marketing. I negozi che non espongono i prezzi come per legge, sono distratti. Quei negozianti che fanno denunce dei redditi ridicole, sono poveri. E allora daje ai cinesi (che mi auguro siano in regola); non vi piacciono i negozi dei cinesi?, non andate da loro a fare acquisti! Ma per favore, guardate prima a cose ben più importanti.

    (Luciano Ferrari)

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  7. Non stiamo parlando di cacciaviti, ma della stabilità economica del comune. Era ora che qualcuno portasse l’attenzione sull’argomento.

    (V R)

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  8. Colgo con favore il fatto che la quasi unanimità dei commenti trovi insensata questa iniziativa. Sul controllo della legalità e sulle condizioni lavorative come non si può essere d’accordo, compresa la regolarità fiscale e contrattuale applicata da tutte le attività commerciali “autoctone” o di proprietà “straniera”. Ma quello che risulta strategicamente insensato è il fatto che il nostro territorio – e l’Italia nel suo complesso – debba vedere nel fermento economico una minaccia e non una opportunità. Quando qualcuno (locale o forestiero) investe anche sole due lire nel territorio non può in alcun modo essere disprezzato. Secondo punto, non possiamo lamentarci se la comunità cinese è economicamente attiva a casa nostra e noi continuare a godere della grande crescita dell’export delle eccellenze italiane in terra asiatica. Alcuni grandi marchi della nostra provincia (nel tessile, nella meccanica e nell’agroalimentare) ne sono straordinaria testimonianza. Insomma, cari leghisti, fino a quando i commercianti locali vendevano merce made in China (è difficile trovare prodotto di qualsiasi genere che non abbia componentistica cinese) con prezzo italiano andava bene. Ora che il prodotto è venduto anche al prezzo made in China ci si lamenta. Lamentarsi della concorrenza, lamentarsi delle attività che aprono, lamentarsi delle opportunità (poche o tante, acquistabili o no liberamente) dà perfetta prova della vostra dimestichezza con i fondamentali economici. E’ un finto localismo, perché per comprare le lauree (in Albania) o smerciare diamanti (in Tanzania) allora andava bene anche un po’ di globalizzazione.

    (M.B.)

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  9. Il problema è che i cinesi hanno la possibilità economica per aprire attività senza accedere a mutui bancari che non si danno più a nessuno. Se un giovane di Castelnovo chiedesse di aprire un’attività, senza un garante, o una denuncia dei redditi consistente, non ha possibilità di accedere al credito. Le banche stanno bloccando l’economia, causa errori fatti da loro stesse negli anni passati. Non pensiamo che in Italia è tutto fermo e si chiudono attività perché non sappiamo lavorare.

    (Montanaro)

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