E’ nel Parco Matilde il cippo per don Carlo

Si è svolto il 25 maggio a Carpineti l’inaugurazione del Cippo dedicato a don Domenico Orlandini, nome di battaglia “Carlo”, sacerdote, comandante e partigiano delle Fiamme Verdi, impegnato nella resistenza in Appennino.

Non a caso è stata scelto questo giorno: il 25 maggio ricorre, infatti, il compleanno di don Carlo, nato a Poiano nel 1913. Pur essendo mercoledì, pur essendo giorno di lavoro, una buona delegazione di Alpini, le “sue” Fiamme Verdi, l’Alpi-Apc, hanno partecipato sfoggiando ancora una volta quei valori che lo stesso don Carlo ha saputo trasmettere.

Lungo è stato il corteo di persone che, dopo la santa messa celebrata da monsignor Giovanni Costi, ha accompagnato i sindaci, i gonfaloni delle associazioni e dei Comuni, stendardi che aleggiavano al vento in onore di questo parroco che, come ha ricordato il professor Giovanelli nel suo intervento: “Non è l’uomo che predilige le armi, anche se ad esse si vedrà costretto come risorsa ultima di necessaria autodifesa”.

Il cippo, posto al Parco Matilde, deriva dal monumento funebre in precedenza collocato presso il cimitero di Pianzano, ultima parrocchia del celebre sacerdote, ora tumulato nella cappella delle Fiamme Verdi a Cà Marastoni.

Recuperata e risistemata dal professor Paolo Gandini la pietra tombale, il calco in bronzo dell’originale, molto amato, cappello da alpino di don Carlo, e la “croce alabarda”. Oltre ai sindaci dei comuni di Carpineti, Toano e Villa Minozzo, presenti il commendator Sassi vicepresidente dell’Alpi, i già citati professori Gandini e Giovanelli, storico della resistenza. Ed è proprio dalle parole di Giovanelli che, con poche, incisive, pennellate, viene descritto l’affresco di una vita consacrata agli altri, all’aiuto ai poveri, alla lotta contro l’iniquità e contro l’ingiustizia.

Il cippo è ora visibile a tutti, e si erge quasi a baluardo di quei valori che da sempre don Carlo rappresenta, valori anche che stimolano a «combattere in noi stessi ogni deviazione, ogni debolezza, ogni germe di male morale».

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2 Commenti

  1. Ho partecipato all’inaugurazione, cerimonia semplice ma molto bella, peccato non sia stata pubblicizzata adeguatamente in special modo tra gli alpini a cui don Carlo apparteneva.

    (Savio)

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  2. Grazie a tutti, ai Sindaci, alle associazioni e Don Costi per l’impegno che mettete nel tenere alto il nome di Don Carlo. Mio padre, partigiano delle camicie rosse, mi parlava spesso dei grandi valori di alcuni partigiani delle Fiamme Verdi e del loro impegno mirato a salvare vite umane dalla ferocia di certe ideologie e antagonismi di quel periodo. Don Carlo era un alpino, dal cappello agli scarponi, nella testa e nel cuore, combatteva per i veri valori dell’uomo e di questo, tutti noi, alpini e non alpini, dobbiamo ringraziarlo e ricordarlo.

    (Lino Franzini, sindaco di Palanzano)

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