Alzarsi nella notte. Aristide Gazzotti racconta una piccola storia che dà volta al mondo

Associazione Casa de los Niños

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Alzarsi quando tutti dormono per avvicinare un bicchiere d’acqua alla bocca riarsa di Vladimir è un gesto che si perde nella notte. La sua vita ormai è agli sgoccioli. In queste due settimane ha perso altri 4 chili. Non riesce più ad alzarsi solo dal letto. E’ come uno dei tanti bimbi che abbiamo, distesi per la malattia nelle loro culle. Ormai anche lui ha bisogno di tutte le cure. Da alcuni giorni i suoi ragionamenti non sono più coerenti: vede cose e persone che forse l’hanno suggestionato negli anni addietro.

Nei giorni scorsi abbiamo deciso di avvisare i suoi due figli della presenza del padre nella stanzetta isolata del nostro Centro. Volevano vederlo, per salutarlo, forse per abbracciarlo. Però lui, nuovamente, ha rimandato questo incontro: non se la sente di farsi vedere così consumato. Per adesso rispettiamo la sua decisione…

Fuori da questa stanza si eleva una bella cittadella, che accoglie quasi 100 famiglie ormai ristabilite, cittadella costruita con tanta volontà e lo sforzo umile di tanti. Un modello di comunità che stupisce e riempie di meraviglia tutti coloro che ne vengono a contatto.

Ma in queste ore ho capito che non c’è paragone tra la chiara evidenza di ciò che si eleva fuori con gli istanti di tenerezza che si succedono in silenzio tra le pareti di quella piccola stanza qua sotto che accoglie il corpo moribondo di uno dei nostri papà. Una stanzetta di 2 per 2.

Gesti scontati e ripetuti con intensità in quei 4 metri quadrati: la scelta rinnovata dei film per facilitare il trascorrere delle ore, il cambio del pannolone, l’asciugare il sudore delle fronte, rimboccare le coperte e cambiare le lenzuola, pulire la stanza, offrire un bicchiere di tè, tagliare le unghie, scambiare due chiacchiere, cogliere i lamenti o raccogliere i ricordi di una vita difficile…

Riesce a bere con la cannuccia ma fa fatica a mangiare.

Vladimir è sereno, accenna un piccolo sorriso quando gli si accarezza la fronte.

Chiede poche cose per sé e rispetta il ritmo intenso della nostra vita.

Non sappiamo se si rende conto del suo stato di salute. Lui non ci chiede mai niente e noi non gliene parliamo.

Non ci ha mai chiesto di portarlo in ospedale.
Dopo tanti anni di vita in strada, dormendo su cartoni o su marciapiedi, picchiato dai poliziotti, scansato dalla gente, forse si sente trasportato improvvisamente in un hotel a 5 stelle e ne gode dentro di sé.

Scrivo e muovo la tenda della finestra qui a fianco per scoprire il luccicchio delle stelle in questa notte di inizio di primavera. Tra le nuvole e le sagome degli alti alberi ne scopro alcune. Mi dà sempre pace e sollievo il brillare delle stelle nella notte mentre tutto tace fuori e tutto è quieto nelle nostre stanze qua dentro.

E’ l’una di notte. Si risveglia sereno il nostro Vladimir, re di pace, come da possibile significato del suo nome. Un ultimo sorso di tè, l’ultimo filmetto e un semplice saluto prima di riprendere sonno.

Alzarsi nella notte, scendere silenziosamente le scale ed aprire quella stanzetta isolata qua sotto sono frammenti di questa nostra piccola storia che giostra tra sogno e profonda –spesso dura- verità.

Questa nostra piccola storia che dà volta al mondo.

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2 Commenti

  1. Come una preghiera: grazie.

    (Ivano Pioppi)

    Rispondi
  2. Hai ragione Aristide, non ero mai riuscita a dare il nome a quella sensazione che si prova ad accudire una persona cara che è nella sofferenza e le tue parole invece sono state come un raggio di sole che rende nitido il cielo e ti fa scorgere le montagne più lontane, come in un quadro. Si tratta di istanti di tenerezza, così veri e reali, così cari a chi li vive da renderli estremamente preziosi nonostante il dolore. Delle volte vorrei avere il tuo cuore e il tuo coraggio, grazie.

    (M.b.)

    Rispondi

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