Bedeschi si dimette?

Riceviamo e pubblichiamo.

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Il sindaco di Viano Giorgio Bedeschi

Nella mattinata di sabato 11 febbraio il sindaco Giorgio Bedeschi ha riunito l’intera maggioranza per ufficializzare la sua intenzione di interrompere anzitempo il mandato, ribadendo le motivazioni, che lo hanno portato a questa sofferta decisione.

Tutti hanno riconfermato al sindaco la loro assoluta fiducia e il loro pieno appoggio.

L’amministrazione di un piccolo comune è sempre più onerosa e pressante; se a questo si aggiunge un impegno continuo e costante, come quello di Bedeschi, la situazione può diventare davvero insostenibile.

Il suo inconsueto modo di operare, non convenzionale, ha portato ad un innegabile cambio di paradigma, apprezzato da molti cittadini.

Non si tratta di una “resa”, ma al contrario di una manifestazione di grande senso di responsabilità, coerenza e correttezza.

Al termine del confronto la Giunta e l’intera maggioranza hanno chiesto la sua disponibilità a restare, perlomeno fino al completamento delle principali attività tuttora in corso e da lui fortemente volute, per non vanificare l’impegno profuso fino ad oggi e creando così i presupposti per una continuità.

(Gruppo di maggioranza “Vivi Viano”)

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3 Commenti

  1. Le dimissioni vanno sempre rispettate e comprese, vuoi perché “un impegno continuo e costante” può divenire alla lunga eccessivamente gravoso, e financo insostenibile, vuoi perché possono esservi alle spalle motivazioni personali di vario genere sulle quali non possiamo entrare o interferire, ma la circostanza, al di là dei suoi protagonisti, induce ad una considerazione più generale. Qui leggiamo che “la Giunta e l’intera maggioranza hanno chiesto la sua disponibilità a restare, perlomeno fino al completamento delle principali attività tuttora in corso…”, il che è senz’altro comprensibile, dal momento che una amministrazione comunale, quando si insedia, ha per solito un proprio programma che vorrebbe portare a compimento nell’arco del mandato, mentre se il primo cittadino lascia l’incarico finisce anche la “consiliatura” e si ritorna al voto (e il programma viene giocoforza interrotto). Questo succede con l’elezione diretta del sindaco, entrata in vigore nel 1993, mentre prima era il Consiglio comunale ad individuarlo nel proprio seno e le sue eventuali dimissioni non comportavano in via automatica lo scioglimento del Consiglio, visto che tale organismo, se non ricordo male, avrebbe potuto darsi un nuovo sindaco, laddove ve ne fossero le condizioni, il che permetteva di dare continuità alla “consiliatura” e portarla a termine. L’elezione diretta del sindaco si poneva l’obiettivo di dare stabilità al sistema, ma anche la regola precedente non mancava verosimilmente di aspetti positivi, così come, sempre nel 1993, si è optato per il cosiddetto “maggioritario” riguardo alle elezioni politiche, anche qui in nome della governabilità, e oggi pare riconsiderarsi con una qualche attenzione il “proporzionale” di un tempo (la conclusione o “morale” potrebbe essere che nella Prima Repubblica non tutto era da “buttare” o cambiare, si fa per dire, come per anni qualcuno ha cercato di far credere).

    (P.B.)

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  2. Caro collega Sindaco, ho appena letto la notizia di una Tua possibile dimissione e questo mi ha fatto riflettere. Nei pochi incontri che abbiamo avuto, anche recentemente per la festa degli Alpini a Viano, ho compreso quanto Tu sia attaccato al Tuo territorio, ai Tuoi cittadini e a quante cose vorresti realizzare per il bene di tutti; se sei arrivato a prospettare una possibile dimissione è sicuramente motivata dal fatto di sentirTi impossibilitato a realizzare i Tuoi progetti e i Tuoi sogni, che a fronte del Tuo impegno non trovi riconoscenza. Alle Tue conclusioni ci si arriva quando si ha la coscienza a posto e la certezza di aver fatto tutto il possibile in base alle disponibilità economiche che si hanno; credo che un qualsiasi sindaco sarebbe l’uomo più felice del mondo se potesse fare tante cose per la sua terra. Ma nei periodi di crisi sono in tanti a cercare un capro espiatorio di tutti i mali della nostra società; è più facile criticare che cercare le cause e le colpe di chi ci ha portato in questa situazione. Non sentirTi un capro espiatorio, sappi che le persone che meditano comprendono la situazione, non saranno quelle che sbraitano nei bar o nelle piazze, ma sono quelle che pensano al bene del paese. Sappi che i Tuoi pensieri sono anche i miei, io cerco di resistere, pensando che chi critica senza proporre nulla farebbe peggio di me; un caro saluto e tanti auguri per il Tuo futuro.

    (Lino Franzini)

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  3. La critica diventa qualunquismo e populismo quando manca la disponibilità ad ascoltare e si diventa autoreferenziali. E’ tutta qui la distanza. Se poi si pensa che la critica non contenga già di per se stessa una proposta e, ancor di più, ci si convince che nella critica non ci possa essere una risposta migliore, è evidente come un limite possa diventare un alibi.

    (mv)

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