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Anche a Castelnovo ne’ Monti il progetto “Kids save lives”, in collaborazione tra Croce Verde e Istituto comprensivo

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Progetto “Kids save lives”

Imparare a scuola a salvare vite, fin da bambini. Sembra un obiettivo utopistico e invece è stato reso estremamente concreto, grazie a una importante collaborazione tra la Croce Verde di Castelnovo ne' Monti e l'Istituto Comprensivo di Castelnovo, in particolare i ragazzi delle scuole medie, che hanno avuto modo di imparare alcune manovre semplici quanto importanti, che in caso di necessità potranno applicare su qualcuno che presenti un improvviso episodio cardiaco.

“L'attivazione di questa attività – spiega Anna Iattici, insegnante dell'Istituto Comprensivo che ha seguito il progetto – è cominciata con una richiesta da parte nostra a Croce Verde Castelnovo Monti in merito alla possibilità di effettuare con i ragazzi qualche ora di formazione sugli interventi di soccorso di base. Parlando con la dottoressa Stefania Catellani abbiamo appreso di un progetto di formazione europeo rivolto ai ragazzi e abbiamo scelto di aderire e portarlo in tutte le classi medie di Castelnovo e Felina. I risultati sono stati veramente positivi, anche grazie alla bravura dei formatori della Croce Verde che hanno coinvolto in modo dinamico i ragazzi. E ora che il progetto si è concluso, vediamo che in classe se ne parla ancora, e quello che è stato trasmesso è rimasto e si è sedimentato nei partecipanti. L'obiettivo per il futuro è di provare ad allargare l'adesione anche per i bambini delle elementari”.

Aggiunge il presidente della Croce Verde di Castelnovo, Iacopo Fiorentini: “Crediamo che questi progetti siano la base per creare consapevolezza nei bambini, su quanto sia importante quello che si può fare con alcune semplici manovre. Questo progetto di cittadinanza attiva potrà già da ora salvare vite umane. Formare dei ragazzi a questa età vuole dire formarli per tutta la vita. Siamo molto soddisfatti del risultato ottenuto, dobbiamo per questo ringraziare Italian Resuscitation Council (IRC), e in particolare il presidente nazionale Federico Semeraro per il sostegno, il dirigente scolastico dell'Istituto Comprensivo di Castelnovo Lorenzo Franchini e la vice Anna Iattici per averci dato la possibilità di promuovere questa attività a scuola e in ultimo, non per importanza, il più grande ringraziamento va ai ragazzi, bravissimi veri attori di questo progetto".

L’arresto cardiaco in ambiente extraospedaliero, senza che la rianimazione cardiopolmonare (Rcp) abbia successo, è la terza causa di morte nelle nazioni industrializzate.

Eseguire una rianimazione cardiopolmonare efficace è piuttosto semplice ed è molto improbabile che i soccorritori non sanitari possano causare danni durante i tentativi di rianimazione. Se vengono praticate in tempi rapidi, le manovre di rianimazione possono risultare decisive e fare la differenza per la salvezza della persona colpita.

IRC raccomanda l’inserimento di due ore di formazione all’anno sulla rianimazione cardiopolmonare nei programmi di tutte le scuole del mondo per i bambini e i ragazzi. A questa età, infatti, i bambini sono maggiormente recettivi alle istruzioni che vengono fornite e possono apprendere più facilmente come aiutare gli altri.

“Iniziare in giovane età – conclude Fiorentini – significa fare sì che la rianimazione cardiopolmonare possa diventare come nuotare o andare in bicicletta: i ragazzi non dimenticheranno come si salva una vita. Con l’iniziativa “Kids Save Lives” possiamo contribuire a migliorare di due-quattro volte la percentuale di sopravvivenza dei pazienti colpiti da arresto cardiaco extraospedaliero. Potrebbero essere facilmente salvate, a livello mondiale, 300.000 vite in più ogni anno. Alla scuola media Bismantova di Castelnovo abbiamo formato 249 ragazzi attraverso 26 ore di lezione teorica e pratica, utilizzando 10 manichini per la rianimazione, 4 istruttori e grazie all'ausilio di un medico referente”.

Ulteriori informazioni su www.croceverdecm.it

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3 Commenti

  1. Perchè usare sempre l’inglese per il titolo di un’iniziativa – per noi italiani che spesso non sappiamo neppure se “qual è” voglia l’apostrofo o meno – per dare “tono” (e che tono!)? Suggerisco l’armeno: pare sia ormai più “trendy” nella società che piace. Eccolo qui: “փրկել մարդկային կյանքեր”. E’ anche proprio bello da vedere, non trovate?

    (Linguazzuto)

  2. Sembra che nessuna iniziativa, anche la più bella e indispensabile, debba suscitare polemiche. Perché il “Linguazzuto” ha usato il termine “trendy” se l’inglese non gli va bene? Il termine inglese del progetto è internazionale e come tale va usato. Importante è che un ragazzino sia in grado di salvare una vita. Non è che si massaggia in inglese.

    (Gs)

  3. Caro Gs, se ha notato ho scritto “trendy” appositamente virgolettato. Quando al resto, la sua spiegazione è all’esatto rovescio di quel che dovrebbe essere. Non si chiede perchè, semplicemente, non si debba comunicare in italiano, visto che siamo in Italia e che magari ci scappa pure che la comunicazione le riesce anche più efficace? Quanto al “content” (virgolettato) dell’iniziativa, nessuna polemica. L’osservazione fatta riguarda solo il provincialismo – altro che internazionalismo – di chi decide sempre in modo così scioccherello quando si tratta di titolare qualcosa, quasi a volerlo nobilitare (si fa per dire). Una volta si diceva: “Parla come mangi” (evito il dialetto per non scendere troppo in basso rispetto a degli internazionalisti come lei).

    (Linguazzuto)

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