Lagastrello asciutto. Tema invasi torna d’attualità

Giuseppe Carini

“Quello che gli agricoltori della nostra associazione rivolgono è un appello a Regione Emilia-Romagna, Ministero delle politiche agricole, Consorzio di Bonifica e province di Parma e di Reggio per tornare a prendere mano al tema dei piccoli medi invasi in Val d’Enza. Pertanto chiediamo al presidente Giammaria Manghi di farsi carico di una prima convocazione in merito”. Sono le parole di Giuseppe Carini, segretario dell’associazione agricola Ugc Cisl Emilia, dopo che caldo, anticiclone e venti hanno drammaticamente asciugato le campagne.

“Le irrigazioni con acqua da Po aiutano, ma dobbiamo ricordare che è in Val d’Enza che c’è un grande deficit d’acqua, stimabile – solo per l’irrigazione – in oltre 80 milioni di metri cubi d’acqua ogni anno: e, come se non bastasse, per irrigare pompiamo acqua da Po, con una pesante bolletta energetica sulle spalle dei consorziati della bonifica”.

Nei giorni scorsi a Carini si era rivolto Lino Franzini, sindaco di Palanzano. “I cambiamenti climatici mondiali provocheranno danni enormi causati da alluvioni e siccità; gli invasi a monte trattengono le acque in caso di alluvione e la rilasciano in caso di siccità. Oggi occorre ripensare alla diga di Vetto oppure allo sbarramento alla Stretta delle Gazze, sull’Enza, a tutela dell’agricoltura e l’agroalimentare di Reggio e Parma. L’acqua quando manca non si produce, servono medi e grandi invasi e quella di riparare le perdite e ridurre gli sprechi è solo un modo per riempirsi la bocca di belle parole; quando l’acqua non c’è, non c’è neppure per le perdite. Aggiungo solo che al Lagastrello, l’invaso del Lago Paduli sull’Enza, che in maggio era generalmente pieno, ora è quasi vuoto”.

“Il sindaco Franzini coglie bene l’emergenza acqua – risponde Carini – purtroppo per motivi di consenso tra le popolazioni a valle, politici, di costi e forse anche di sicurezza il tema Diga di Vetto è sorpassato. Ci sono però già studi per realizzare tre piccoli medi invasi nella parte alta dell’Enza che, collegati, potrebbero avere usi plurimi, scongiurando il rischio esondazioni. Avrebbero valore per l’uso civile, ambientale, agricolo, turistico, economico e industriale”.

Parole che trovano eco nel sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti: “A Bibbiano, “Culla del Parmigiano-Reggiano”, la qualità e la quantità dell’acqua sono determinanti e strategiche. Per questo motivo, per il secondo anno consecutivo, all’acqua è stato dedicato il convegno di apertura della tradizionale Fiera di Barco. Nell’ultima edizione di questo importante appuntamento, promosso in collaborazione con l’Unione dei Comuni della Val d’Enza ed Agrinsieme e che ha visto la presenza del ministro Galletti, abbiamo avviato un percorso istituzionale, coordinato dal Presidente della Provincia, con l’obiettivo di arrivare entro l’anno a formulare una proposta, da condividere tra tutti i soggetti portatori di interesse, che sia sostenibile dal punto di vista ambientale ed economico. La questione non è più rinviabile”.

 

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Un Commento

  1. Se vogliamo avere l’acqua nei periodi di siccità dobbiamo semplicemente “invasarla” a monte nei periodi di abbondanza; questo è quello che fanno in ogni parte del mondo. Il pompare l’acqua in salita per irrigare, come succede a Reggio Emilia e a Parma deve essere un’emergenza e non la norma. Solo l’impianto di sollevamento delle acque dal fiume Po di Boretto pompa verso monte oltre 200 milioni di metri cubi di acqua, la diga di Vetto ne conterrebbe solo 100 milioni, ma qualcuno sostiene che non c’è bisogno di questo invaso; qualcuno pensa di produrre l’acqua in modo diverso, o di irrigare mais e pomodori con l’acqua minerale, o di avere la coscienza a posto dichiarando lo stato di calamità. Al presidente Carini, che ringrazio per le sue proposte concrete e non le solite chiacchiere, faccio presente che i vecchi politici, quelli veri, con il simbolo della falce e martello e della croce non pensavano al consenso, ma pensavano al bene dell’Italia e nel 1987 la diga di Vetto fu definita, su decreto del ministro dell’Agricoltura e dell’Ambiente, urgente ed indifferibile per gli usi irrigui delle terre del Parmigiano Reggiano e fu data a quest’opera valenza nazionale in quanto serviva ad usi plurimi. Ora si pensa solo al consenso e gli agricoltori fanno poco consenso, lavorano giorno e notte e non fanno politica. Nel 2002 quando la suprema Corte di Cassazione a sezioni unite dichiarò che i lavori della diga di Vetto potevano ripartire, nessuno politico si fece carico di farlo, pur essendo aumentata la necessità di acqua, ma quel famoso consenso, o paura di perdita di voti era più importante dell’acqua. Ma ora qualcuno deve rispondere alla natura, ai cambiamenti climatici, vediamo cosa si inventeranno.

    (Lino Franzini)

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