La lettera: “Bini, quante incongruenze”

Riceviamo e pubblichiamo.

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Nei giorni scorsi Enrico Bini, sindaco di Castelnovo ne' Monti e presidente dell'Unione dei comuni dell'Appennino, ha presentato due esposti sulla discarica di Poiatica sia alla Procura reggiana che a quella distrettuale antimafia di Bologna. A quanto rilevato da un informato quotidiano, Bini avrebbe allegato diversi documenti e articoli, e interroga la magistratura perché verifichi sulla presenza di pericoli sanitari nella vallata del Secchia attorno alla discarica.

Pochi giorni fa, però, aveva preso le distanze dalla fiaccolata promossa da don Raimondo Zanelli, affermando "va sottolineato che non stiamo parlando di un quadro paragonabile alla 'Terra dei fuochi': non ci sono evidenze scientifiche ad oggi di collegamenti tra l’attività della discarica e decessi sul territorio circostante. Ho intenzione di chiedere tutti i dati ad Ausl, che in questi anni sulla base di richieste pervenute direttamente dai residenti ha già condotto campagne di monitoraggio, ma credo sia importante rimarcare che ad oggi non si può parlare di un 'territorio malato' o di 'valle avvelenata'". Una posizione, questa, certamente piuttosto brusca ed inspiegabile. Infatti, il presidente dell’Unione dei comuni della montagna prendeva clamorosamente le distanze dall’accorato e coraggioso intervento di don Zanelli, gettando acqua sul fuoco di una polemica che fino a ieri l’aveva visto schierarsi a fianco dei comitati per la chiusura di Poiatica. Rinnegando di fatto tutte le più fondamentali preoccupazione dei comitati.

Ma scusate, se non ci fossero stati seri contributi scientifici ad avvalorare la tesi della pericolosità della discarica e una lunga storia di appalti aggiudicati a ditte in odor di mafia, oltre a tante altri documenti che mettono in luce tutte le criticità gestionali dell’impianto, chi avrebbe sospettato di vivere in una terra avvelenata?  Che Bini, con questi due nuovi esposti, ora vada a sollevare dubbi sull’effettiva situazione epidemiologica, addirittura premurando la Dda, non è un tantino ridicolo? Perché non li ha chiesti prima di scendere in campo ed  affiancare i comitati, chiedendo la chiusura della discarica, se è convinto che non ci siano stati danni all’ambiente e alla salute? E in base a quali certezze Bini afferma che a Poiatica non è la Terra dei fuochi? Qualcuno gli ha già forse anticipato che l’esito delle indagini della Dda finiranno in un nulla di fatto, e lui ha pensato ad una strategica marcia indietro? C’è un’indagine in corso della Dda per probabile traffico illecito di rifiuti, senz’altro pericolosi, perché se si trattasse di noccioline neppure staremmo qui a scriverne, i comitati lamentano un drammatico moltiplicarsi di gravi patologie nella popolazione, ci sono di mezzo in subappalto ditte indagate, e Bini se ne esce con affermazioni degne di un dirigente di Iren?

Pur comprendendo il desiderio di non scontentare nessuno e salvaguardare i posti di lavoro, Bini dovrebbe ricordare che se anche nelle terre dei casalesi avesse predominato lo scetticismo sul nesso tra discariche, ecomafie e tumori, avrebbe vinto la mafia. Da un riconosciuto paladino dell’antimafia come Bini  non ci saremmo mai aspettati questo indegno balletto. O si lotta con i comitati o si sta con quelli che vogliono seppellire a Poiatica altre migliaia di metri cubi di amianto!

(A.O.)

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Un Commento

  1. Ricordo che sabato prossimo al Cavolaforum alle ore 15,30, ci sarà un incontro su questo tema. Invito i cittadini di tutti i comuni limitrofi a partecipare perchè partecipare vuol dire prendere coscienza dei problemi in maniera diretta e non per sentito dire. Inoltre penso che dobbiamo avere una opinione chiara del problema perchè oggi capita a Cavola e nessuno vuole che capiti nel proprio paese. Avere una discarica vicino a casa è sempre pericoloso. Un fatto politico, sì, ma soprattutto un fatto civile e di igiene pubblica che deve interessare tutti i cittadini. Ricordiamoci che noi siamo anche un popolo e siamo sovrani.

    (Simona Sentieri)

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