Scoperta l’antica strada di Matilde

Particolare cartina Sentiero Matilde: il percorso vero è quello tratteggiato in nero che anzichè fare la curva ( in rosso) va dritto ai piedi di Frazera e poi gira a destra nel "pratone", e sempre in nero rimane nel bosco sotto la strada asfaltata. Poi la taglia proseguendo in un campo (sempre in nero) fino all'Abbazia

Una antica strada che non si dovrebbe trascurare, in parte ancora nascosta dal tempo e dalla vegetazione: la via matildica che univa il castello di Carpineti all’Abbazia di Marola.

Clementina Santi, storica, ne ricorda l’origine:  “Quando Erico IV (già “andato a Canossa”) ridiscese in Italia per saldare i conti con la cugina rimasta a fianco del Papa (Urbano II), Matilde si arroccò sull’Appennino, convocando nel settembre del 1192 un consiglio di fedelissimi nel castello di Carpineti, dove prevalse l’opinione di un eremita di nome Giovanni.

Con parole toccanti, lui rianimò i presenti e li convinse che si doveva continuare la guerra contro l’Imperatore. Matilde osò ed ebbe la meglio, Enrico si ritirò. Per ringraziare Giovanni un corteo partì dal castello di Carpineti alla volta degli alti boschi di Marola, dove l’eremita risiedeva. Lì, Matilde pose la prima pietra dell’abbazia romanica”.

Su quel percorso fece costruire una strada. Che fine ha fatto l’antica via? Di una parte si era persa memoria, ma con una ricerca di citizen journalism (giornalismo partecipativo sul territorio) l’abbiamo ritrovata. E visto che c’eravamo, anche verificato lo stato del tratto già conosciuto che dalla Carezza va a Campo dell’Oppio.

Risultato: se in prossimità della Carezza si può ancora apprezzare la pavimentazione di pietre della strada, come a Pompei, salendo è un groviglio di rovi, cespugli e alberi abbattuti. Per fare un solo esempio, all’altezza delle grandi querce gemelle, che a noi piace immaginare giovanissime quando il corteo matildico passò, la fitta vegetazione copre anche la panchina rustica posta 20 anni fa da un instancabile amante di questi luoghi (si chiamava Cesare Capone).

Poi fino all’incrocio con la statale 63, la mancanza di pulizia del “sentiero” e il letto di un ruscello scomparso, lasciano ancora perplessi, richiedendo il restauro di un ambiente ricco di natura e carico di storia. Matildico è anche il breve tratto, coperto di alte erbacce, che dalla Cantoniera di Marola, sulla statale 63, porta alla strada asfaltata di via Fornaciari Chittoni (che poi sale fino al Seminario e all'Abbazia). Ma questa moderna via percorribile in auto non può essere un tratto originale, anche se la cartina turistica del Sentiero Matilde, segnato dal Cai, lo dà per buono.  Abbiamo quindi seguito la “voce” degli anziani di Campo dell'Oppio. Loro da sempre sapevano che la “strada vecchia” proseguiva invece dritta, costeggiando la proprietà Alai verso Frasera. La conferma che loro avevano ragione viene dalle numerose pietre in situ ancora visibili, tipiche di una strada antica importante.

Giunta in prossimità Frasera, questa si divide: da un lato prosegue a sinistra verso la Svolta e dall'altro diventa un sentiero che si arrampica nel bosco che porta al moderno abitato di Marola. Un’ipotesi che abbiamo preso in considerazione è che invece una volta proseguisse dritta per il cosiddetto “pratone” fino all’odierno campo sportivo per poi salire all’Abbazia.

Ancora percorso nel bosco

Ma gli antichi, provenienti da Carpineti, avrebbero dovuto fare un giro inutilmente tortuoso. L’altra ipotesi era che la strada svoltasse molto prima, salisse per il cimitero per poi scendere verso l’Abbazia. Ma i passaggi lì sono stretti e non ci sono pietre a testimoniare un antico selciato. Più logica abbiamo trovato in una terza ipotesi: il pensionato Alfeo Guidetti, che per anni aveva girato a cavallo in lungo e in largo la zona, ricordava di essersi imbattuto in un sentiero abbastanza  ampio, pur invaso in molti punti da alberi e cespugli, subito a destra del “pratone”.

Con Guidetti abbiamo ritrovato quel “sentiero”, largo come una strada medievale e con alcune pietre sparse: la sua entrata era completamente nascosta dalla vegetazione. Il percorso a un certo punto si sviluppa a valle della strada asfaltata e porta a un campo appena sotto l'Abbazia, dove le pietre della strada medievale sono state eliminate in tanti anni di arature, ma alcune risultano ancora visibili. Poi abbiamo notato che nella cartina ufficiale del Sentiero Matilde, evidenziato in rosso, alcuni tratti in nero, indicanti minore importanza, corrispondono invece a questo tratto originale da noi percorso. Erano  stati rilevati in vecchie carte, copiati e sottovalutati in tempi moderni.

Arnaldo Tincani e Clementina Santi incontrati a Tincana

Con Clementina Santi e Arnaldo Tincani, studioso di grande esperienza sul campo, abbiamo completato il puzzle: “La strada matildica dal Castello di Carpineti scendeva per arrivare a  destra dell’attuale chiesa del paese, proseguiva per Resigno, Riana, S.Donnino, Mondovilla, Vaccarezza (la Carezza) per poi arrampicarsi a Campo dell’Oppio”, assicura Tincani.

Da lì, a destra della Cantoniera e fino all’Abbazia. “Una strada che deve riemergere dal passato nelle sue varie parti per tornare a essere utile a tutti, con un progetto di valorizzazione che sosterremo” concludono Santi e Tincani.

“Verrò a vedere il percorso per avviarne la manutenzione”, dice il vice sindaco di Carpineti, Mirco Costetti. “Questa strada matildica è in sintonia con il Cammino del Volto Santo, da realizzare in area Mab (il programma Unesco Uomo e Biosfera) che porterà visitatori esterni praticanti il pellegrinaggio religioso, il trekking e la mountain bike”. O anche semplici “contemplatori”della natura che faranno sosta su quella panchina sotto le querce gemelle.

(Franco Capone)

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Un Commento

  1. Ottimo lavoro, però bisognerebbe collegarla alle sommità visibili di questa strada matildica, si è arrivati in Fraser?, bene, ora è da collegare a quella del versante che guarda verso Roncroffio, cioè passando da Canova di Marola, arrivando al castello, per poi proseguire verso costa Maddalena (la strada da Canova al castello è ancora ben visibile e frequentata a piedi e con mezzi agrcoli che pian piano la stanno rovinando, senza alcuna manutenzione, con moto da cross, quad, cavalli e moyntan bike), all’altezza dia Canova stiamo riscoprendo un antico pozzo/lavatoio/abbeveratoio nel castagneto della famiglia Canovi, di notevole pregio storico, ipotizzato per ora risalente a Matilde, anche si vocifera che sia ben più antico, come una parte del caseggiato Canova, che in realtà sarebbe “Caneva”, primo insediamento alto Medioevo 900/950. Ora, visto che è stato ritrovato un altro tratto, sarebbe opportuno rimappare tutta la strada come storica/archeologica/turistica, essendo una strada stupenda, passando tra castagneti secolari e non, quasi sempre all’ombra del suo fogliame fresco. Buona giornata a tutti e spero vivamente di incontrare chi mi contatti per ulteriori informazioni per un collegamento storico, per cui io come mio figlio abbiamo particolarmente interesse. Grazie.

    (Antico Bosco 1406)

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