Incendi sul nostro Appennino: “Gravità che va oltre gli episodi, già seri”

"Gli incendi boschivi che hanno colpito per la prima volta i boschi sul versante nord dell'Appennino tosco-emiliano, tra Casina e Canossa, rappresentano una situazione la cui gravità va oltre l’episodio, già in sè molto serio. È purtroppo un segno dei tempi e del cambiamento climatico che investe il pianeta ed è molto forte in Italia e nell'Europa Mediterranea. Il confine climatico euro-mediterraneo non è più una barriera agli incendi boschivi, alle alte temperature, alla siccità".

Lo si legge in una nota diramata dal Parco nazionale, a firma del direttore Giuseppe Vignali che così prosegue: “Ci sono segni che i boschi dell'Appennino settentrionale stanno seccando; gli alberi, spossati dalla siccità, lasciano cadere le foglie secche. Non si tratta di specie esotiche maldestramente introdotte dall'uomo, ma dei cosiddetti boschi autoctoni, quelli che da secoli vegetano in equilibrio con suolo e clima. Speriamo e ci auguriamo che, superato lo stress, tutto rientri nella normalità: gli alberi sopravvivano, la prossima primavera tornino a spuntare le foglie e che la siccità del 2017 resti solo un lontano ricordo. Questo purtroppo però non è affatto certo”.

"Già ora i boschi stanno cambiando: non solo i colori, cambiano specie, portamento, animali che li abitano. Il cambiamento climatico è subdolo: avanza piano, poi c'è una tregua e poi un altro balzo in avanti e, data la gradualità, la percezione non è adeguata. Le previsioni invece si stanno avverando puntualmente e siamo nei guai. Dobbiamo cambiare l'agenda subito, la priorità ora è il contrasto e l'adattamento al deterioramento del clima che sta procedendo in modo evidente e drammatico anche a casa nostra. Le foreste, che nell'Ue a 27 sono oltre 160 milioni di ettari, sono un fattore importante per contrastare il cambiamento climatico perché assorbono CO2, fungono da potente termoregolatore, ecc. Le scelte nella gestione dei boschi devono essere tempestive perché i risultati si rendono evidenti dopo molto tempo. Usare specie più adatte a climi caldi e aridi, favorire la mescolanza fra le specie, utilizzare i boschi con prudenza, favorire l' utilizzo del legno in vari settori di attività in modo da sequestrare CO2 dall'atmosfera e stoccarla sotto forma di mobili, case, ammendanti per i suoli".

"Piantare e salvare alberi però non basterà. Servono cambiamenti a livello macroeconomico e politico, ma prima di tutto a livello culturale, locale e anche personale; bisogna scegliere e favorire consumi e comportamenti coerenti con la cosiddetta economia circolare, dall’uso dell’energia, ai consumi di acqua suolo e altre risorse non rinnovabili. Dobbiamo evitare di chiuderci nelle nostre scatole lussuose con il condizionatore al massimo e guardare fuori dalla finestra o dal parabrezza il mondo che brucia".

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4 Commenti

  1. Pienamente d’accordo in merito. Ritengo inoltre importante rafforzare l’attenzione sul territorio da parte delle autorità preposte, ma anche dai comuni cittadini. Nessuno mi convincerà mai che, nonostante questa stato eccezionale di siccità, dietro questi gravi eventi non ci sia la mano di imbecilli patentati o peggio delinquenti prezzolati.

    (AG)

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  2. Condivido pienamente. L’educazione dei cittadini e l’attenzione per l’ambiente con acquisizione dei comportamenti opportuni è fondamentale, senza questo non si potrà migliorare ed affrontate la situazione. Io ho una casa sull’appennino e dei boschi intorno ed ho osservato i cambiamenti nella natura e negli alberi in particolare. La consapevolezza deve crescere.

    (G.c)

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  3. Intervengo per segnalare che:
    – nel semestre caldo 2003 (14 anni fa) la siccità per il nostro Appennino fu maggiore (es. nella località collinare di San Giovanni di Querciola, 550 mslm, i boschi erano completamente gialli e arancioni, ora lo sono “solo” a macchie);
    – gli incendi registrati nell’ultimo mese nel nostro Appennino sono, con ogni probabilità, tutti di origine umana, dolosi o colposi. Evidentemente non è poi così difficile trovare menti deboli e/o perverse a cui piace vedere l’effetto che fa, specie ora che i media ed i social amplificano tutto a dismisura;
    – circa una settimana prima dell’incendio sul Monte Valestra qualcuno ha provato a dar fuoco ad un bosco ad alto fusto a Pulpiano, frazione di San Giovanni. Erano evidenti i punti di innesco nel sottobosco. Il rapido intervento dei contadini con autobotte e, successivamente, l’arrivo dei pompieri, ha risolto sul nascere il problema. Poi c’è stato Valestra (distante pochi chilometri in linea d’aria da Pulpiano), poi gli incendi multipli nei comuni di Canossa e Casina;
    – nel 2003 non ricordo incendi in zona, nonostante boschi ancora più secchi;
    – “usare specie più adatte a climi caldi e aridi, favorire la mescolanza fra le specie” mi pare una proposta spropositata e azzardata.

    (Andrea Bertolini)

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  4. Penso anch’io che sia quantomeno prematuro “usare specie più adatte a climi caldi e aridi”, in sostituzione di quelle autoctone, le quali caratterizzano da secoli il nostro Appennino, dandogli per così dire una identità, vedi le faggete della parte alta, ossia il crinale, e bisognerebbe vedere altresì l’andamento climatico su un arco temporale rappresentativo, perché i dati forniti da Andrea farebbero pensare ad un clima ancora abbastanza discontinuo e altalenante, quanto a siccità, il che dovrebbe consentire alle piante autoctone di adattarsi gradualmente alle variazioni (e del resto si dice sempre che le specie autoctone, siano esse di piante o animali, hanno una forte capacità di adattamento e di resistenza, tanto che bisognerebbe puntare innanzitutto su questa loro dote). E può succedere pure che provveda spontaneamente la natura a far insediare piante “pioniere”, maggiormente idonee ad affrontare il “futuro climatico”, e noi sappiamo come in questo campo la natura sappia provvedere a se stessa, senza cioè bisogno dell’intervento dell’uomo, e forse tale fenomeno spontaneo potrebbe essere già in atto se nella nota diramata dal Parco leggiamo che i boschi “cambiano specie, portamento…” e non si vede pertanto perché dovrebbe essere invece l’uomo ad immettere “specie più adatte a climi caldi e aridi” e, in ogni caso, se l’estensore della nota sa già quali potrebbero essere dette specie, come dobbiamo supporre perché diversamente si tratterebbe di una proposta piuttosto generica, sarebbe opportuno a mio avviso che venissero indicate (in modo che chi conosce la materia, o riesce semmai ad informarsene, possa dire la sua, il che torna sempre utile).

    (P.B.)

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